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Gano Cataldo rinuncia alla candidatura a sindaco di Molfetta per Sinistra italiana e Dèp: troppe divisioni
26 marzo 2017

MOLFETTA – Nuovo scossone nel centrosinistra diviso: Gano Cataldo (foto) rinuncia a fare il candidato sindaco di Molfetta per Dèp e Sinistra italiana: «marciare divisi per colpire uniti è un enorme e sciocco luogo comune», ha detto.

«Molfetta ha bisogno di una proposta politica unitaria per continuare il processo di cambiamento avviato nel 2013 e interrotto da ormai un anno – secondo Cataldo -. Con questo unico intento Sinistra Italiana ha condiviso con alcune forze politiche protagoniste della recente stagione del governo cittadino il riannodare i fili spezzati, ricostruendo ed in alcuni casi, componendo da zero, una lettura comune di quanto accaduto per proseguire le buone pratiche avviate, correggere le cose che non hanno funzionato, completare quanto rimasto a metà.
DeP, Movimento indipendente Linea Diritta, Rifondazione Comunista Molfetta, Sinistra italiana Molfetta, hanno fatto un percorso che ha subìto da qualche ora una battuta d’arresto, forse definitiva e certamente dovuta alla stanchezza che pervade tutti. Ci tocca subire la condanna dantesca della coazione a ripetere, delle fratture e delle divisioni non sulla visione di città ma sulle persone che devono incarnare programmi e proposte politiche.
Non sono il segretario politico di Sinistra Italiana ma ho rappresentato la proposta o, se vogliamo, il “nome”: ciò che tutti dicono essere posposto ai programmi ma che diventa inevitabilmente l’unico campo di contesa accesa e che nel caso dei tavoli di questi mesi è stato l’unico argomento ammesso in discussione, nonostante la nostra volontà espressa di procedere parallelamente, parlando di temi unitamente ai nomi possibili.
Per necessità, quindi, per evitare rotture al primo minuto di gioco, abbiamo accettato di parlare solo di nomi.
Sono convinto che le leadership, i candidati alla carica di sindaco o, volgarizzando, i “capi” (spesso e questo caso non fa eccezione, solo uomini) non siano mai neutri. Anzi i candidati o più raramente le candidate, rappresentano “di persona” buona parte dei programmi che dovranno provare ad attuare.
La mia disponibilità a fare il candidato sindaco, date nelle mani delle compagne e dei compagni di Sinistra Italiana a Molfetta e proposta all’ormai scomposto “quadrilatero” (DeP, Linea Diritta, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana) aveva l’unico scopo di mantenere legati questi soggetti politici e favorire, di conseguenza, l’unione di questo “quadrato” con quanto si è organizzato negli anni recenti nella realtà molfettese, forze organizzate, spontanee, vitali nella città, sebbene provate da questi mesi di piattitudine commissariale.
Per Sinistra Italiana e per me, questo è stato l’unico elemento che ha portato ad avanzare una proposta nominativa.
Una proposta, in quanto tale, può anche essere respinta o non ritenuta idonea come in effetti da qualcuno è stato detto.
In altre parole, non mi sorprende che ci sia chi non la condivida, anche perché uno dei criteri proposti per l’individuazione del candidato riguardava la partecipazione attiva all’esperienza amministrativa ed io non ho fatto parte della squadra di governo, non ho amministrato la città, non ho diretto settori cruciali, non ho alzato la mano in consiglio.
Mi sorprende invece che da un lato il ruolo attivo nel governo della città appena descritto è titolo preferenziale, dall'altro la condivisione politica, certamente attiva come la mia, del progetto del 2013 diventa una macchia indelebile che trasforma la mia disponibilità in un’imposizione (di chi, poi?) o in una riproposizione dell’esperienza di Paola Natalicchio sotto altre sembianze.
Guardando gli altri schieramenti, ad oggi, i nomi dei candidati alla carica di sindaco sono seconde visioni, vecchie trame filmiche riprodotte con nuovi attori ma con i soliti suggeritori, nuove facce che poi prenderanno decisioni solo se lo deciderà il blog o la società privata che ne detiene i diritti.
Ciò che mi fa arrabbiare, quindi, non è la frase “Gano, per noi è NO” ma è il fatto che questo processo avviato da quattro forze politiche, per parere inamovibile di alcuni attori, non diventerà un programma, una proposta concreta per la città e questa decisione sembra presa quasi serenamente. La serenità attuale rischia di diventare l’incubo di una resa, una consegna della città alle coalizioni elettoralmente massicce ma politicamente inconsistenti o fintamente neutre, vocate al buon governo ma covate da chi ha già fatto troppi danni. Sono convinto che fare il sindaco e governare una città non sia mai un fatto tecnico incolore. Ovviamente la mia idea era e resta, anche se non sono io ad interpretarla, governare questa città con proposte di cambiamento, di sinistra o, come dice il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, rivoluzionarie.
Sinistra italiana ha voluto tenacemente lavorare a questa proposta politica, radicale, di cambiamento, di rinnovamento del percorso avviato nel 2013 e mi ha chiesto di rappresentare questa proposta, purtroppo ad oggi solo evocata e non articolata nei contenuti. In cambio ho chiesto di non dover incarnare la figura del candidato a tutti i costi.
Infatti non sarò il candidato alla carica di sindaco di Molfetta e certamente sarò il primo sostenitore di ogni proposta che unisca tutte le forze politiche: DeP, Linea Diritta, Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, oltre ai movimenti civici, ai comitati di quartiere e di scopo presenti in città.
Non accada però che si consideri la divisione di questi soggetti come un elemento tattico, come un divorzio consensuale che tutto sommato evita strascichi e tiene tutti contenti. Di questo, Sinistra Italiana ed io non siamo affatto contenti né tanto meno consensuali. Se permane questo quadro, presto, a giugno, scopriremo che “marciare divisi per colpire uniti” è un enorme e sciocco luogo comune, valido magari in guerra ma non nella fatica della politica, della mistica arte, che deve conseguire e non predicare, unità.
Doverosamente voglio ringraziare quanti e quante, in questi giorni, mi hanno fatto sentire adeguato per un ruolo, quello di candidato e magari di sindaco, che ha bisogno di tanta convinzione ma certamente di nessuna presunzione.
“¡unidad y humildad!”.

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