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Fulvio D'Abramo sbarca oltreoceano: l'esperienza di un viaggio tra musica, natura e povertà
15 novembre 2012

«Un’esperienza forte, pregna di emozioni, impossibile da dimenticare». Inizia così il racconto intenso e appassionato del musicista molfettese Fulvio D’Abramo, 23 anni appena compiuti, innamorato da sempre della musica e da alcuni anni suonatore di mandòla. Nei giorni scorsi, D’Abramo ha avuto l’onore di rappresentare Molfetta e l’Italia insieme ai musicisti Roberto Bascià (mandolino) e Vito Mannarini (chitarra) ai festeggiamenti per la XII edizione della «Settimana della Lingua italiana nel mondo», tenutasi in Guatemala ed El Salvador (America centrale). Fulvio, però al di là dell’esperienza professionale, ha sottolineato a Quindici il risvolto umano di questa avventura, le emozioni e i momenti più belli di quei giorni. Un viaggio tra musica, natura e povertà, in un Paese con grandi potenzialità e mezzi per riscattarsi, ma ancora troppo legato al passato e privo di un governo forte e capace di amministrare. Insomma, un viaggio tra baraccopoli di periferia e grandi palazzi del centro della capitale, attraversando le immense distese di verde. Molti gli incontri istituzionali durante il viaggio, tra cui gli appuntamenti nell’ambasciata svizzera e ital i a n a e l’incontro con il console italiano. Ma l’esperienza che resterà più impressa, ancora per molto tempo, nella mente di Fulvio è la masterclass con gli studenti della Scuola di Musica Municipale: «forse l’unica cosa pubblica che funziona davvero in quel paese», il commento del musicista molfettese. «Ci è capitato di vedere durante gli incontri con i ragazzi, bambini poverissimi che con passione e dedizione frequentavano la scuola di musica. Spesso i ragazzi vengono tolti dalla strada, dove praticano i lavori più umili e portati nelle classi dove si cimentano nelle più svariate forme artistiche, praticando ognuno la propria arte (musica, disegno, danza, etc.) e questo l’abbiamo percepito sin da subito, dal loro caloroso affetto e dagli abbracci a fine concerto - ha aggiunto a Quindici D’Abramo -. Di quei ragazzi rimangono ora gli sguardi, i sorrisi e i contatti via internet, che avvicinano un po’ tutto. Dietro questi ragazzi spesso una famiglia non esiste, per cui sono destinati alla strada ed è in questi casi che la musica ti salva, ti salva dalla povertà, dallo sfruttamento e dall’abbandono. In particolare ricordo un ragazzo, era il più piccolo del gruppo, Julio mi pare si chiamasse, a fine concerto ci ha rincorso per abbracciarci e ringraziarci, un abbraccio lunghissimo, quasi a cercare quell’affetto che forse non ha mai avuto in famiglia». Il trio nei 12 giorni di tour in America Centrale ha rappresentato l’Italia anche durante il festival Internazionale degli strumenti a corda in programma in quei giorni, tenendo concerti con famosi chitarristi guatemaltechi. «Il giorno stesso del nostro arrivo, abbiamo tenuto un concerto per il Club Italiano, largamente frequentato non solo da connazionali, in occasione di una serata di beneficenza organizzata dalle Dame Italiane, dalla Società Dante Alighieri e dal locale IIC - ha evidenziato appassionatamente Fulvio -. Già in questa prima occasione il pubblico non ha mancato di dimostrare tutto il suo calore, avvicinandosi a fine concerto, chiedendo informazioni sugli strumenti e chiedendo di autografare i nostri cd, giustificando il loro entusiasmo per aver ascoltato per la prima volta dal vivo gli strumenti della nostra ensemble ». Unica è stata anche l’esecuzione per soli e orchestra di quattro colonne sonore di autori italiani: «C’era una volta il west» di Ennio Morricone, «Il Padrino » e «Amarcord» di Nino Rota e «La vita è bella» di Nicola Piovani, arrangiate dallo stesso enssmble. «È stato molto emozionante ascoltare le parti eseguite dai giovanissimi maestri d’orchestra della sinfonica municipale, quasi cento elementi in tutto diretti dal M° Vicente Luna». Poi il viaggio verso El Salvador dove il Trio ha suonato nel prestigioso Museo del Numa. In tutto 6 concerti, due come ospiti del Festival e rappresentanti dell’Italia, a Città del Guatemala, nel bellissimo teatro dell’IGA (Instituto Guatemalteco Americano) ed uno nella città di Quetzaltenango, sede del Consolato onorario d’Italia, tutti preceduti da interviste rilasciate a emittenti televisive o radiofoniche nazionali, oltre che da un’ampia rassegna stampa. Grande apprezzamento per questi giovani musicisti, protagonisti della cultura per 12 giorni in America Centrale, un grande orgoglio per Molfetta e per l’Italia tutta.

Autore: Giovanni Angione
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