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Francesco Padre 20 anni dopo: quella barca colpita e affondata senza giustizia
15 novembre 2014

La città si era svegliata, riscaldata da un caldo sole autunnale; i bimbi a scuola, i genitori al lavoro, i nonni in villa a discutere del caldo che preannunciava l’estate di San Martino. Tutto scorreva nella banale quotidianità della vita della città e delle famiglie alle prese con problemi quotidiani. Nulla nella solarità di quella giornata faceva presagire il fulmine della notizia della tragedia che avrebbe sconvolto la vita di cinque famiglie e della marineria molfettese. Eppure, prima soffuse poi sempre più potenti, le voci si diffusero. Un peschereccio è affondato... al largo del Montenegro... era partito da Brindisi... sono di Molfetta... forse sono vivi... è stato ritrovato solo un corpo... li stanno cercando... è il Francesco Padre ML 990. Attoniti aspettavamo una smentita, la notizia del ritrovamento dei sopravvissuti, ma le ore passavano senza che nessuno potesse bloccare le lancette dell’orologio o meglio potesse fermare il tempo alla sera del 3 novembre 1994, quando onesti lavoratori avevano parlato con i propri cari: «Come stanno i bambini? Sono andati a scuola? Cosa hai preparato per cena? Anche io ti voglio bene. E’ scesa la febbre? Non prendere freddo. Ci sentiamo domani». E quel domani è diventato mai più. Esattamente dopo 20 anni da quel mai più, quando un’altra splendida giornata di un sole novembrino volgeva al termine, la comunità molfettese si è stretta attorno alle famiglie di Giovanni Pansini, Saverio Gadaleta, Luigi De Giglio, Francesco Zaza, Mario De Nicolo che con il cane Leone non hanno fatto più ritorno. Per far sì che la tragedia non cada nell’oblio e per rendere omaggio a onesti, è bene ribadirlo, lavoratori del mare, la regista Donatella Altieri, coautore e coproduttore Don Girolamo Samarelli, ha diretto il cortometraggio “Francesco Padre”. Una prima inchiesta giudiziaria si concluse nel 1997 con l’archiviazione, ad opera del magistrato Pasquale Drago, in quanto fu ipotizzato che il Francesco Padre era affondato a causa di un’implosione poiché trasportava esplosivo destinato al contrabbando necessario alla guerra in atto nei territori della ex Jugoslavia. In pratica... colpa loro! Le famiglie per anni hanno sofferto in silenzio, si sono viste privare della dignità che solo la verità può restituire e anche dei contributi economici necessari. Solo nel 2009 con la pubblicazione del libro di Gianni Lannes “Nato: Colpito e affondato - la tragedia insabbiata del Francesco Padre” a cura della casa editrice la Meridiana di Molfetta, si apre un nuovo fronte, una nuova ipotesi: il motopesca molfettese si trovava al centro dello specchio di mare montenegrino ove, la notte tra il 3 ed il 4 novembre 1994, era in corso l’operazione della Nato “Sharp Guard”. E finalmente nel 2010 la procura di Trani riapre l’indagine per omicidio volontario. Nel 2011 ai militari palombari della nave Anteo viene affidato l’incarico di immergersi a 243 metri sotto il livello del mare, nel punto in cui il Francesco Padre si è inabissato per cercare di recuperare reperti. E’ fatta! Grazie all’ostinazione dei palombari si recuperano reperti che diventeranno prove: il Francesco Padre fu attaccato dal “fuoco amico” quello della Nato. La carena del motopesca presentava fori compatibili con proiettili Nato. Nella sacralità della Chiesa Madonna della Rosa, in occasione della proiezione del cortometraggio, hanno presenziato coloro che hanno portato avanti questa che prima era una ipotesi, poi una tesi, infine una verità silenziosa: Nicky Persico avvocato delle famiglie, Gianni Lannes, Salvatore Giuffrè ammiraglio della Marina Militare, Giovanni Modugno comandante del reparto operativo palombari della Marina Militare e il subacqueo Angelo Nitti, il magistrato, ex deputato e sindaco di Modugno Nicola Magrone, Maria Pansini, figlia di Giovanni portavoce del comitato “Francesco Padre verità e giustizia”. Il Sindaco Paola Natalicchio ha testimoniato la vicinanza della città alle famiglie ed alla marineria molfettese, una città in piedi in segno di rispetto verso uomini che meritano lo stesso rispetto dimostrato da una Chiesa che scoppia, che non si accontenta di quella verità che non è stata restituita fino in fondo. Nicky Persico ha ribadito che non eravamo lì riuniti solo per ricordare ma anche perché ora è possibile affermare che ci sono delle evoluzioni, anche grazie alla tenacia dell’Ing. Francesco Mastropierro, scomparso a dicembre 2013, il primo vero oppositore, il quale si è messo contro tutto e tutti anche per una personale e fisiologica esigenza di verità. Anche Gianni Lannes ha ribadito di essere entrato in contatto con la tragedia “Francesco Padre” nel 2006, per amore della verità e perché il giornalista ha il dovere etico di controllare ogni forma di potere, affinché si possa definire il nostro un Paese libero e indipendente senza ombra di dubbio. Il suo impegno prosegue ben oltre la pubblicazione del libro, appunto perché questa Ustica molfettese non cada nell’oblio e come per Ustica anche per il Francesco Padre è coinvolta la NATO. condividere solo ricordi personali, di quando giovane ufficiale, appena destinato alla Capitaneria di Molfetta, è venuto in contatto, lui in divisa mentre i marinai con gli stivaloni, con uomini, come Giovanni che si recavano in Capitaneria per assolvere ad adempimenti burocratici, con le mani ancora bagnate di mare. Il comandante Giovanni Modugno ha commentato il video delle operazioni di immersione e recupero dei reperti, sottolineando le difficoltà incontrate sin di primi momenti, alle quali non si sono piegati i suoi uomini tra i quali Angelo Nitti, un uomo per il quale è più semplice sfidare il mare che raccontare le proprie emozioni e che ha ribadito come il suo umile lavoro (a parer suo) ha trovato senso e soddisfazioni grazie a situazioni come queste. Angelo Nitti e i suoi colleghi sono scesi a 243 metri, al limite delle capacità umane, per quasi 6 ore scavando nel fango alla ricerca di reperti in compagnia di quella fauna marina che ha eletto il Francesco Padre a propria dimora ma prima della risalita hanno voluto lasciare sul fondo una targa con i nomi dei cinque uomini e di un cane. Nicola Magrone, ha sempre sostenuto l’esistenza di una regia occulta su stragi ancora senza colpevoli: Ustica, Moby Prince, Francesco Padre, presentando diverse interpellanze. Nicola Magrone, di professione magistrato, ex deputato indipendente, ha cercato, invano, di far istituire una commissione parlamentare di inchiesta, poiché aveva intuito che un unico comun denominatore legava proprio queste stragi: la NATO ??!! Magrone afferma che la verità sul Francesco Padre è già stata scritta. Occorre saper aspettare ancora ma ne verrà pronunciata l’ufficialità. Maria Pansini ha ringraziato tutti coloro che portano avanti questa tesi; sono Istituzioni che si fanno persone, che non hanno avuto timore di schierarsi. A cercare di lenire il dolore delle famiglie ci ha pensato la regista Donatella Altieri, che nel cortometraggio Francesco Padre ha immaginato la vita gioiosa e operosa di cinque uomini ed il loro cane, di professione imbarcati, termine in uso solo a Molfetta quasi a sottolineare come i marinai sono un tutt’uno con la barca. Se il male non potrà essere cancellato, afferma la regista, almeno vorrei che si riportasse il bene, la speranza della verità. Se ciò accadrà non saranno morti invano. Il film è delicato, poetico e lascia intuire la serena felicità di onesti uomini che non avevano altri interessi tranne quello di portare il necessario a casa per il mantenimento delle proprie famiglie che aspetteranno per sempre i resti dei propri cari, affinché possano essere rivestiti della dignità di essere stati semplicemente uomini. Non vi dimentichiamo Giovanni Pansini, Saverio Gadaleta, Luigi De Giglio, Francesco Zaza, Mario De Nicolo, Leone.

Autore: Beatrice Trogu
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