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Francesca Galizia: voglio mettere le mie competenze al servizio della comunità, a favore dei giovani, delle famiglie e delle imprese
15 marzo 2018

Si chiama Francesca Galizia, sposata, 37 anni, una bambina e un altro figlio in arrivo a breve, laurea in Scienze politiche, di Giovinazzo, ma residente a Rutigliano, ed è la nuova deputata del collegio di Molfetta per il Movimento 5 Stelle. “Quindici” le ha chiesto una intervista, che non ha avuto difficoltà a concederci e la ringraziamo. Abbiamo chiesto un’intervista anche alla nuova senatrice del Movimento, Bruna Piarulli, direttrice del carcere di Trani, ma finora non ci ha risposto. Ci riserviamo di intervistarla in un secondo momento. Buongiorno dottoressa, come posso chiamarla? È consentito chiamarla onorevole o si offende? Comincerei dal suo curriculum, da una sua autopresentazione per farla conoscere meglio. «Buongiorno a lei e ai lettori di “Quindici”. Non mi offendo se mi chiama Onorevole, ma noi del Movimento 5 Stelle adottiamo il titolo di Portavoce per sottolineare che ci facciamo portatori degli interessi e delle problematiche dei cittadini in Parlamento. Sono Francesca Galizia ho 37 anni. Ho conseguito una laurea in Scienze Politiche con 110 e lode nel 2005 presso l’Università degli Studi di Bari, successivamente ho conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Demografia ed Economia delle Grandi Aree Geografiche presso l’Università degli Studi di Bari nel 2009. Ho collaborato nella ricerca demografica presso diverse Università in Italia e all’estero come l’Università di Catania e l’Università Autonoma di Barcellona fino al 2013. In questi anni mi sono occupata di sviluppo demografico con particolare riguardo ai fenomeni migratori, alla gestione dei flussi e al fenomeno dell’invecchiamento demografico e alle possibili evoluzioni del sistema pensionistico in Italia. Mi sono interessata al tema dell’esclusione sociale e all’accesso al mercato del lavoro. I tagli alla ricerca e la mia necessità e il mio desiderio di tornare in Italia mi hanno portata a cambiare settore lavorativo. Oggi lavoro per Crewlink in Ryanair, lavoro che ho ottenuto grazie al mio spirito di sacrificio e adattamento, ma anche grazie alla conoscenza delle lingue (parlo fluentemente Inglese e Spagnolo). In questi anni non ho perso però l’interesse per i miei studi demografici ed economici. Sono mamma di una bambina di due anni e a giugno aspettiamo l’arrivo della nostra secondogenita». Innanzitutto come sta? Ha smaltito la sbornia elettorale? Si sta preparando per andare a Roma? «La campagna elettorale è stata dura e intensa, fatta di appuntamenti tra la gente, nelle piazze, nei mercati, nei comitati, ma soprattutto si è fatto un porta a porta tra case private e aziende per portare a conoscenza del programma nei suoi 20 punti il maggior numero di cittadini. Oggi nonostante lo sforzo, ho sempre quella carica che mi ha accompagnato in campagna elettorale, anzi una carica maggiore per andare a Roma e cominciare quanto prima a lavorare per la collettività». Lei si è autocandidata alle Parlamentarie ma è arrivata solo nona con 53 preferenze ed è stata collocata come quarta dei potenziali supplenti. Forse un po’ pochi voti, probabilmente non sarebbero bastati nemmeno per diventare consigliere comunale a Giovinazzo, la sua città? «Mi sono candidata alle Parlamentarie in una circoscrizione diversa da quella in cui sono stata candidata all’uninominale (Puglia 3) e che comprende il Comune dove risiedo da meno di due anni. Mi è stato possibile candidarmi perché sono simpatizzante del movimento dal 2013, ma per motivi lavorativi e familiari sono stata poco presente tra gli attivisti. In quel territorio in particolare conosco davvero pochi attivisti accreditati a votare, quindi chi mi ha votato lo ha fatto solo leggendo il mio curriculum. 53 voti possono sembrare pochi, ma bisogna rapportarli all’insieme, il più suffragato nella lista è stato Giuseppe L’Abbate, parlamentare uscente, che ha ottenuto 349 voti e la quarta candidata, la dott. ssa Palmisano ne ha ottenuti 121. Loro sono attivisti molto conosciuti sul territorio. Quello che conta è che grazie a questa prima candidatura il mio CV non è passato inosservato tanto da raggiungere la scrivania di Di Maio». Invece poi è stata scelta come candidata all’uninominale e di voti ne ha raccolti 54.369. È riuscita a moltiplicare per mille quei 53 voti delle parlamentarie. A proposito come ha fatto ad essere scelta? Conosceva Di Maio o Beppe Grillo, che secondo il Regolamento erano gli unici che avevano la facoltà di scegliere i candidati all’uninominale? Mi tolga una curiosità: non la imbarazza il fatto di essere stata scelta non si sa come e perché dal Capo Politico? Non le sembra incoerente questo metodo con tutte le polemiche che voi avete fatto con gli altri partiti sui parlamentari “nominati” dall’alto senza partecipazione democratica? «Lo staff di Di Maio mi ha contattata qualche giorno dopo le Parlamentarie e mi hanno proposto una candidatura all’uninominale in un territorio a me più vicino. Ho vissuto a Giovinazzo per più di 30 anni, è qui che ho frequentato la scuola, il liceo classico e dove ho fatto parte di associazioni e mi sono impegnata nel volontariato prima di trasferirmi. Giovinazzo è il luogo a cui sono più legata, perché qui ho vissuto le tappe più importanti della mia vita. Non conosco personalmente né Grillo né Di Maio, ma so che i CV sono stati selezionati da uno Staff che ha valutato in primo luogo l’integrità morale e la formazione dei candidati. Il mio profilo rientrava a pieno nei requisiti ricercati. Il mio casellario giudiziario e il certificato dei carichi pendenti sono nulli e vanto un curriculum formativo alto. Dopo aver conseguito una Laurea in Scienze Politiche nel 2005 con 110 e lode, ho vinto una borsa di studio per un Dottorato in Demografia ed Economia delle Grandi Aree Geografiche presso l’Università di Bari, successivamente ho vinto una borsa di studio per una Specializzazione in Immigrazione ed Esclusione Sociale in Spagna a Barcellona presso la Università Autonoma di Barcellona. Ho vinto inoltre un assegno di ricerca presso la facoltà di Economia all’Università di Catania. Ho pubblicato più di 20 articoli su diverse riviste nazionali e internazionali specialistiche del mio settore demografico, collaborando con professori di fama nazionale e internazionale e parlo fluentemente inglese e spagnolo. Ma in questi anni ho anche vissuto e lavorato in altri contesti, a causa della riforma Gelmini che ha tagliato i fondi alla ricerca nelle Università. Mi sono dovuta adattare ad un mercato del lavoro che non richiedeva figure con un profilo alto come il mio ed ho lavorato a Malta nel settore marketing e poi in Ryanair solo perché volevo tornare in Italia e crearmi una famiglia nella mia terra che non offre possibilità lavorative migliori. Sono una giovane come tante del Sud che ha studiato tanto e ha tante competenze da poter mettere a disposizione della collettività, ma che non trova lo spazio dovuto. Da questo nasce la mia voglia di mettermi in gioco in politica, restituire alla collettività le competenze accumulate in questi anni. Non mi imbarazza essere stata scelta per delle competenze». Come ha preso la sua elezione la sua famiglia? Soprattutto suo padre. Lei viene considerata in qualche modo “figlia d’arte”. Infatti, suo padre Antonio, dopo essere stato comandante della caserma dei Carabinieri di Giovinazzo, è stato per 2 volte candidato sindaco a Giovinazzo per la destra. Giusto? Del resto ci sono precedenti illustri di figli di genitori di destra nel vostro Movimento, penso a Di Maio e Di Battista ma anche ad altri. È solo un caso? Se lei dovesse definire la sua posizione secondo categorie tradizionali si sente più di sinistra, di destra o di centro? «Onestamente non mi considero né di destra né di sinistra, il Movimento 5 Stelle è un movimento trasversale che ha come fine comune il benessere dei cittadini senza dare troppo peso al colore politico e alle ideologie di cui i partiti attuali si sono impoveriti. Mio padre non è mai intervenuto nelle mie scelte politiche. Per chi lo conosce sa che pur essendo un militare è una persona che ha lasciato a noi figli la possibilità di fare le nostre scelte scolastiche, lavorative e anche politiche in piena autonomia e questo gli fa onore. Per questo mi ha lasciato la libertà di scegliere di candidarmi ed è stato contento per questo traguardo, perché un genitore non può che essere soddisfatto quando un figlio raggiunge un traguardo. È solo un caso se anche Di Maio e Di Battista hanno dei padri che si sono spesi in politica, sono convinta però che crescere in una famiglia in cui si discute e parla di politica sia un vantaggio». Veniamo a lei: giovane, donna, con un bel curriculum, dottorato di ricerca, assegnista, esperienze di studio e di lavoro anche all’estero. E poi assistente di volo con la compagnia low-cost Ryanair. Porterà con sé in Parlamento questo bagaglio di esperienze ma anche di frustrazioni di una generazione segnata dalla precarietà? E cosa pensa di far germogliare da tutto questo? Quale sarà la sua prima proposta di legge? Il suo primo atto parlamentare? «Come ho già detto le mie esperienze formative e lavorative rappresentano per me una risorsa da mettere a diposizione della collettività. Anche il mio lavoro in Ryanair mi ha permesso di conoscere realtà che stando in un ufficio non avrei mai toccato con mano. Nei miei viaggi ho incontrato e conosciuto moltissime persone. Professori precari pendolari che viaggiano da Sud a Nord, giovani che scelgono di emigrare all’estero per collocarsi nel mondo del lavoro, imprenditori che si muovono per tutta Italia per non far chiudere la propria azienda, liberi professionisti che viaggiano alla ricerca di un’affermazione personale, collaborando con diversi studi in Italia ma anche all’estero. Il mio lavoro e la mia formazione mi hanno dato la possibilità di ascoltare e osservare tante problematiche e queste mi hanno profondamente arricchita. In Parlamento mi farò carico delle necessità dei giovani e meno giovani che non riescono a collocarsi nel mondo del lavoro, perché nel nostro Sud ci sono tante eccellenze, tante persone preparate e volenterose che vogliono mettersi in gioco nel proprio territorio senza dover abbandonare la nostra meravigliosa Puglia. Non è vero che il Sud cerca assistenzialismo, il Sud cerca un riscatto e nel nostro programma dei 20 punti oltre al reddito di cittadinanza, sono previsti moltissimi incentivi per rilanciare la piccola e media impresa che rappresenta il tessuto imprenditoriale principale del nostro paese. Mi farò portavoce anche delle problematiche familiari. Oggi in Italia si spende solo l’1,5% del PIL per le famiglie, una cifra molto bassa se paragonata a quella spesa negli altri Paesi europei. Il nostro obiettivo è portare questa spesa al 2,5% per dare sostegno alle famiglie, offrendo il nido, ma anche forme di sostegno per conciliare la vita familiare e lavorativa delle donne». Lei ha vissuto per qualche anno a Barcellona, immagino che sia rimasta legata a quella città. Cosa pensa della sindaca Ada Colau e della sua esperienza di amministrazione partecipata, collegata ad altre città come la Napoli di De Magistris con il manifesto delle “città ribelli”? «Ada Colau sindaca è espressione di una realtà molto complessa che necessita di una spiegazione approfondita, Barcellona è una città meravigliosa che vive criticità particolari. Mi piacerebbe approfondire il tema in un’altra sede perché la Catalogna è una regione spagnola che ha una storia peculiare». Ha detto che ha vinto una borsa di studio per una Specializzazione in Immigrazione ed Esclusione Sociale in Spagna, che l’ha vista operare sul campo a Barcellona. E allora mi chiedo e le chiedo come fa a condividere la parte del programma del M5S che sembra simile a quello della Lega di Salvini? Cosa pensa di quanto affermato dalla Taverna candidata presidente per la Regione Lazio: meno immigrati e più turisti? Cosa pensa degli sgomberi della sindaca Raggi per strutture di accoglienza come il Baobab? «Ho realizzato la mia specializzazione in Migrazione ed Esclusione sociale, leggendo il programma del Movimento in realtà non ci sono punti in comune con la Lega di Salvini. L’emergenza immigrazione non nasce da un eccesso di presenza straniera in Italia, ma da una cattiva gestione del fenomeno. Il nostro programma vorrebbe eliminare la tratta di esseri umani e vorremmo favorire le vie legali di accesso, proponendo che le domande di protezione internazionale siano presentate alle ambasciate dei paesi di origine o di transito o alle delegazioni. Vorremmo inoltre che ci fosse una ricollocazione tra tutti i Paesi europei dei richiedenti asilo, che non devono essere obbligati a rimanere nel nostro Paese. Implementare le Commissioni territoriali per ridurre a un massimo di 6 mesi il tempo occorrente per l’esame delle domande. Inoltre auspichiamo di investire nella Cooperazione internazionale sempre nell’ottica di ridurre la tratta di esseri umani e gli sbarchi. Come è evidente dal programma l’intento è quello di gestire nel migliore dei modi possibile il fenomeno piuttosto che trattarlo come una emergenza». In questi giorni si parla molto di un possibile governo del M5S, ma è necessario un accordo programmatico almeno con un altro partito: lei preferirebbe un’alleanza o un accordo con il Partito democratico o con la Lega di Salvini? Oppure un accordo solo per la riforma elettorale per ritornare quanto prima al voto? «Nei prossimi giorni ci saranno le elezioni dei presidenti di Camera e Senato e al momento stiamo lavorando su questo punto. Il Movimento 5 Stelle ha fatto una apertura su diversi punti alle altre forze politiche e a breve avremo le risposte per poter cominciare a lavorare in questa nuova Legislatura». Grazie della disponibilità e buon lavoro. © Riproduzione riservata Francesca Galizia Francesca Galizia assistente di volo

Autore: Mimmo Favuzzi
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