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Fra tradizione e fantasia un'arte che rischia di scomparire ANTEPRIMA - Curiosando fra i cartapestai molfettesi mentre preparano i carri allegorici
15 febbraio 2004

E' in un ambiente di felliniana ispirazione, in un'atmosfera quasi magica e senza tempo che lavorano i nostri cartapestai molfettesi. Sono sistemati in un capannone su via Bisceglie (già sede delle aziende municipalizzate), un po' al freddo e al gelo (“dove quando piove è una tragedia”, ci dicono), i nostri “eroi” artigiani, ma si sa che la vita degli artisti non è mai stata facile. Sarà per questo che i giovani non si avvicinano più a questa antica arte, che si sviluppa con i grandi maestri: Catacchio, Modugno, Spadavecchia, di cui ci parlano questi “figli” diretti. Noi di “Quindici” siamo andati a trovarli per sapere se tutto è pronto per la sfilata allegorica dei prossimi giorni. Per il Carnevale stanno “elaborando”da settembre e in questi giorni di ultimazione dei carri, lavorano senza sosta dalla mattina alla sera. Hanno rubato un mestiere, frutto di una passione che rassomiglia a una droga, ci confessa Francesco de Candia, che la cartapesta se la sogna pure di notte; con lui anche Nicola Pansini,Vincenzo Gagliardi, Vito Scardigno, Giuseppe Petruzzella e Gino Cantatore, il più giovane realizzatore di un carro; lavora la cartapesta da quando aveva 14 anni, ha imparato con i suoi più esperti compagni di lavoro e adesso è in grado di “costruire” autonomamente un carro: una gran soddisfazione. Ma oggi lavorare la cartapesta sembra non interessi più a nessun ragazzo: è un mestiere che rischia di scomparire, perché retaggio di pochissimi (sono solo in cinque!), mancano gli spazi creativi o forse di più una spiccata sensibilità e passione. Intanto gli artigiani sudano, scherzano e alle volte si disperano, perché capita che la cartapesta non “obbedisca” alle mani del padrone, ma ci vuole davvero pazienza e molto tempo. Ma dove nasce l'ispirazione per i carri della sfilata? Ci rispondono che le idee hanno origine dal caso prendendo spunto dalla situazione politica, dalla pubblicità, dagli avvenimenti quotidiani, dai sogni. Così la potenza creativa assume una forma e si modella con le mani, senza avere fretta. Ispirato alla amministrazione comunale è il Carro politico “Il Paese dei balocchi”(Gagliardi-Pansini); per la rappresentazione del disagio giovanile c'è “Sì al ballo - no allo sballo” (de Candia); per divertire i bambini e far sognare i grandi c'è il carro “Fantasia”(Cantatore); i personaggi dei cartoni animati, quelli buoni decollano insieme su “Voleranno ancora i nostri eroi”(Scardigno) e infine “Giovani mascherati suonateli voi”, il carro fuori concorso di Putignano (assemblato da Petruzzella). Ma per i cartapestai, il Carnevale riserva anche delle “lacrime”. Quando la festa finisce di queste opere d'arte non rimane più nulla, bruciate… e loro pensano già all'anno prossimo, per far sorprendere ancora. Ci vorrebbe davvero un grande museo per contenerli tutti, questi imponenti frutti della maestria, che starebbero bene anche in un film; ma ricordano realisticamente che per il momento basteranno i fondi stanziati per la restaurazione del capannone (sperando che arrivino). Laura Amoruso
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