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Festa del 25 aprile, una giornata di tensioni La presenza di un gruppo di giovani di destra ha contribuito a creare una contrapposizione con il coordinamento antifascista
15 maggio 2007

Celebrazione particolare del 25 aprile, Festa della Liberazione, quest'anno a Molfetta. Tutto avrebbe potuto andare come prassi consolidata: corteo istituzionale, deposizione di una corona di alloro davanti al monumento ai Mazzini, discorsetto del sindaco, un pugno di cittadini a seguire o semplicemente assistere, magari un “Bella ciao”, quasi sempre stonato tanto quanto appassionato a levarsi dal settore della sinistra. Dopo, tutti a casa, a godersi la giornata festiva. Per la prima parte, anche per questo 25 aprile è andata proprio così. In testa al corteo, il sindaco Antonio Azzollini, accompagnato da Francesco Armenio, da poco segretario cittadino di An, cinto di fascia azzurra per il suo ruolo di vice presidente del Consiglio Comunale, assessori e consiglieri di maggioranza, il comandante dei Vigili Urbani, banda e molfettesi pronti ad accodarsi. A rendere elettrica l'atmosfera il contrapporsi di manifestanti del “Coordinamento antifascista” e di un altro gruppetto di cittadini sventolanti, alcuni proprio avvolti, in bandiere di An, Forza Italia e americana, ad esibire uno striscione con la scritta “onore a tutti i caduti”. Una presenza preparata ed annunciata da un comunicato stampa di Azione Giovani e Il Circolo, a chiarire la propria idea della Resistenza e della ricorrenza: «Nel dopoguerra - si legge - gli “intellettuali”, al servizio dei comunisti, crearono il mito della resistenza omettendo i crimini e sminuendo il ruolo degli alleati, veri liberatori, e dell'esercito italiano che valorosamente combatté per la libertà». Per continuare: «Alcun intento meramente revisionista o provocatorio è ravvisabile nella partecipazione alla manifestazione programmata che ha come scopi quello di ricordare tutti gli italiani che hanno combattuto per la Patria, di protestare contro tutti i totalitarismi, di svelare alcune pagine buie della resistenza». Per finire: «Tutti coloro che hanno combattuto per l'Italia meritano di essere rispettati e ricordati!». Il gruppo, una volta giunto in Piazza Municipio, è stato salutato dal sindaco Azzollini, il quale, alle proteste di un cittadino che gli ricordava che si può avere “pietà” per tutti caduti, ma “l'onore va reso solo a chi combatté per la libertà” e che coloro cui facevano riferimento i giovani dietro lo striscione il 25 aprile stavano dall'altra parte, ha replicato che la giudicava “una presenza positiva”. Il corteo si è avviato con questa contrapposizione netta, acuitasi a Piazza Mazzini, quando, si è scoperto che sulla muraglia, stavano appesi due striscioni, uno con la scritta “don Tonino santo” e accanto un altro “Tonino salvaci dai comunisti”, poi rimosso da uno dei ragazzi del Coordinamento antifascista. Il sindaco Azzollini ha pronunciato un breve discorso, ricordando il ruolo delle forze armate e salutando i militari impegnati nelle varie missioni di pace all'estero, discorso interrotto da inviti partiti dal gruppo del Coordinamento antifascista a ripudiare la guerra e da slogan contro l'America. Un discorso alla fine del quale dal gruppetto che esibiva lo striscione “onore a tutti i caduti” si è vista anche una mano alzata nel saluto fascista e, all'invito urlato dal gruppo opposto, “fuori i fascisti dal corteo”, anche un dito medio della mano sollevato. Gesti condannati anche dagli stessi Azione Giovani e Il Circolo, che in un successiva nota stampa hanno fatto sapere che “se qualche reazione alle suddette provocazioni c'è stata questa è circoscrivibile ad uno o due partecipanti dai quali prendiamo le distanze condannandone il comportamento, pur non potendo del tutto biasimare chi manifesti dissenso, seppure in maniera non composta, dall'essere ricoperto di ripetuti insulti e bestemmie solo perché di idee politiche differenti”. Ribadendo anche che: “Nessun tipo di provocazione è partita da noi giovani di centrodestra e dichiariamo la nostra estraneità in merito all'affissione di quei lenzuoli, riportanti scritte imbelli ed insensate sulla muraglia della città vecchia; lungi infatti, dal nostro pensiero, coinvolgere nella politica la santa figura di Don Tonino Bello”. Dopo di che il corteo di è riformato ed è tornato a Piazza Municipio, dove i due gruppi si sono fronteggiati e guardati in cagnesco per un po'. Il sindaco ha salutato il gruppo dello striscione “onore a tutti i caduti” e solo dopo l'invito partito da uno dei presenti, anche quello del Coordinamento antifascista, di cui ha subito la contestazione. Rimane l'amarezza per la strumentalizzazione di questa ricorrenza, così importante per la Repubblica italiana e anche per la sostanziale ignoranza che sembrava aleggiare sul corteo, di cosa sia stata la Resistenza, di cosa sia accaduto davvero il 25 aprile, del fatto che la pacificazione nazionale non debba e non possa tradursi nel dimenticare che alcuni combatterono per la libertà, per cacciare uno straniero che si era reso responsabile di eccidi, anche a ricordare solo una delle tipologie di efferatezze commesse, e il regime fascista rimasto suo alleato, per ridare la democrazia all'Italia, mentre altri fecero altre scelte, che riposino in pace, ma rimangano fantasmi di un passato da non riesumare. E se confronto politico ha da essere, che sia sui problemi della città, ce ne sono tanti, non c'è che da scegliere per destra e sinistra.
Autore: Lella Salvemini
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