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Febbraio 1992, Carnicella: dichiarazioni politiche. Legalità, rispetto del cittadino e dell'istituzione
15 luglio 2012

Un messaggio politico e civico chiaro. Le dichiarazioni politiche di Gianni Carnicella durante il Consiglio comunale di elezione del 13 febbraio 1992 hanno una forte valenza attuale: massima importanza al dialogo con il cittadino, al bene comune e al civile approccio, senza mistificanti assemblearismi e arroccamenti, rispetto politico delle forse in campo e difesa della municipalità. Un monito per la politica locale attuale, arroccata nella sua torre d’avorio, sorda ai reali bisogni dei cittadini, ma soprattutto impregnata di arroganza e padronalismi vari. Riportiamo di seguito un estratto dell’intervento di Carnicella. «Questo nuovo indirizzo [direttrici politiche dell’amministrazione Carnicella, ndr] si configura in una situazione generale che è già profondamente influenzata da una nuova realtà, la Legge 142 e lo Statuto dell’ente […].Occorrerà e da subito una generale riconsiderazione dei fini e dei metodi delle responsabilità come dei meriti e dei demeriti in atto e prospettici. Signori consiglieri, è pacifico che gli indirizzi dell’Amministrazione che sopraggiunge non sono un ectoplasma inafferrabile senza raccordi col reale; questo reale è appunto l’intesa politica e programmatica fra gruppi ideologicamente diversi ancorché accumunati da un univoco progetto di sviluppo per la città. […] È evidente che la coalizione al Governo locale, autrice e realizzatrice del progetto di integrale rinnovamento e rilancio della città, contenuto nelle linee programmatiche dell’Amministrazioni quadripartite precedenti, è totalmente impegnata nel continuare a tradurlo in realtà, impresa questa di notevole complessità e respiro. […] Non è paradossale, amici, anzi è consequenziale, per non dire saggio, che pur nel rispetto delle responsabilità e dei ruoli diversi, nelle decisioni strategiche si persegua il dialogo e non l’arroccamento, il bene comune e non quello di parte, il civile approccio e non il confuso diniego, i contributi, sia pure dialetticamente proposti anziché i mistificanti assemblearismi. […] D’altronde non è nelle intenzioni della coalizione che si ripropone di rinnegare la politica aperta, intesa com’è, a decidere con tutti, ad ascoltare attentamente tutti, sol che ci venga reso possibile, specie per quei temi ove anche eticamente è giusto e doveroso che si proceda insieme. Quindi, in sintesi, nessuna mortificazione delle opposizioni, ma neppure della maggioranza. […] D’altro canto, in tempi di disaffezione della politica, motivata o meno, si ritiene che sia un valore da difendere ed un bene da promuovere, per convito apporto di tutti, un clima di civile convivenza, una immagine delle istituzioni, ad iniziare dalla municipalità, nella quale tutti si possano riconoscere e ritrovare mettendo da parte, ove mai insorgesse una tal tentazione, i gratuiti duelli che hanno oggettivamente parte della archeologia politica, perché in una comunità compostata e mutuante come la nostra, ove sono legittimare sole le sfumature e non le manichee alternative, piaccia o meno non c’è posto per i tribuni qualunque sia la loro collocazione, qualunque sia il loro bagaglio, qualunque siano le loro posizioni. Signori Consiglieri, certamente accumuna tutti noi la percezione di essere alla vigilia di grandi svolte, di difficili decisioni, di ineludibili sacrifici che le vigenti decisioni del Parlamento del Governo, l’avvento dell’unità europea, il crollo del muro comunista, la crisi economica planetaria accentuano, anticipando i rigori di un futuro prossimo dal quale non vogliamo fuggire ma anzi affrontare e superare al meglio delle possibilità. Per cui, ove non rafforzassimo in tutti noi la consapevolezza di quella stazione dei doveri vaticinata da Moro, a cui riportare con noi stessi l’intera comunità, spesso orientata solo al facile richiamo della logica dei diritti, senza contropartita, credo che avremo tutti costruito sulla sabbia, condannandoci alla esecrazione delle giovani generazioni per una scialo di opportunità, per una indebita sottrazione di possibilità, queste sì a loro dovuto, che nessuno per nessun motivo è autorizzato a svuotare in nome di una egoismo settoriale, cieco o miope. Al contrario o contro ogni prudente richiamo noi sappiamo di poter servire questa città che è rispettata ovunque per la qualità delle tradizioni civiche, per il coraggio, l’onestà, la fede delle donne e degli uomini che la animano, per la intelligenza del personale politico da essa espresso in virtù del quale tutti sono attori e non solo spettatori. […] Come non trarre delle conclusioni sgomenti di fronte al muro di gomma di una legislazione farraginosa, di burocrati altrui, insolenti nella loro indolenza, della precarietà delle risorse finanziarie soggetti ai rigori di nuove politiche economiche e monetarie ormai indifferibili che valutano come superfluo persino l’essenziale. […] Ebbene che fare? In un contesto tanto arduo si impongono due scelte: le priorità da individuare anche rispetto ai propri programmi, la razionalizzazione reale non solo enunciata dell’elettività dell’eligenda Giunta per altro imposta anche dagli effetti congiunti delle 142 e dello Statuto. E mi spiego: nella situazione istituzionale precedente l’esigenza del governare la gestione persino tecnica inevitabilmente non certo solo da noi ma ovunque, comportava che il titolare di un settore cercasse la garanzia della piena operatività nell’autonomia o quasi, decisionale. Nel sistema che è stato rinnovato questa logica è e sarà bandita. Le sinergie devono potersi sprigionare liberamente, la condizione è la collegialità decisionale reale che la divisione delle competenze statuita fra Giunta e burocrazia certamente agevolerà. È questa sin sintesi la filosofia operativa che emerge per chi avrà la responsabilità della guida su un terreno non agevole. Non si ha alcuna difficoltà peraltro a indicare si da ora le priorità individuate da noi, oggetto ovviamente di un confronto serrato che ci ha poi ritrovati concordi nelle conclusioni. […] Le persone anche al di là di quelle in campo sono tutte valide sia nell’ambito della maggioranza che in quello delle opposizioni. Molfetta ha il privilegio di avere l’imbarazzo della scelta fra il personaggio politico al suo servizio.

Autore: Angelica Vecchio
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