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Fatti e volti del consiglio comunale di Molfetta
15 settembre 2017

È cominciata l’era di Tommaso II. Il primo consiglio comunale, tolto l’inevitabile formalismo istituzionale e il buonismo da primo giorno di scuola, ha rivelato fatti e volti su cui si svilupperà la politica a Molfetta. La chiameremo proprio così “Fatti e volti del consiglio comunale”, questa sorta di rubrica di “Quindici”, la testata che, come sempre, vi accompagnerà con i suoi commenti, con la lettura degli avvenimenti, col racconto dei personaggi politici, con le loro verità e le loro ipocrisie, con le loro contraddizioni. Del resto, visti i trascorsi di molti di loro, voltagabbana che hanno fatto il salto della quaglia, tradendo i loro leader, ci sarà da raccontare, anche perché ognuno, volente o nolente, la propria storia se la porta dietro, anche se cerca di farla dimenticare, soprattutto quando è quantomeno imbarazzante. Ecco perché è nato il ciambotto (© Quindici), composto da personale politico delle terze e quarte file, che aspira alla prima fila, anche senza averne i requisiti, per cui “uccidere il padre” per godere dell’eredità politica, rimane l’unica strada percorribile. E così oggi ci ritroviamo una classe dirigente di bassa qualità attenta più agli interessi di lista che a quelli dei cittadini e un dato sintomatico è rappresentato dalla presenza di ben 8 liste civiche (anche il Pd locale, per come è ridotto, per la sua storia di sconfitte e di mutazione genetica, è al massimo una lista civica, magari di Michele Emiliano). Cominciamo ovviamente dal sindaco Tommaso Minervini apparso nervoso e preoccupato per essere il leader di un gruppo “imbarazzante” al punto da sentirsi in obbligo di giustificare questa “anomalia” come una “consigliatura di transizione”, per salvare le istituzioni da ricomporre unitariamente al fine di ripristinare la dialettica politica compromessa. Insomma, il sindaco si sente una sorta di “salvatore della patria” che guida un’armata brancaleone politicamente meticcia, come non si era mai vista nella storia di Molfetta e trova “la pezza a colore” della transizione. In pratica, dopo 8 settembre dell’amministrazione di sinistra, con relative divisioni e lo sfaldamento del centrodestra con la fuga da Antonio Azzollini, arriva l’uomo della provvidenza a ridare un ruolo e una casa ai reduci della destra, alla quale Tommaso ha sempre garantito una sopravvivenza come fece la prima volta per diventare sindaco, quando si schierò con la destra di Fini e Amoruso che aveva come suo fido scudiero, proprio quel Saverio Tammacco, uomo politico per tutte le stagioni che oggi si schiera a sinistra con Michele Emiliano. Peccato che Minervini non riesca mai ad essere un sindaco di sinistra. Una ragione ci sarà. Intanto promette di garantire la continuità istituzionale, senza maledire o benedire il passato, perché (senti questa!) “gli uomini passano e le istituzioni restano”, riferito anche a se stesso (almeno per ora): solita frase fatta, condita di retorica. Una transizione anche anagrafica, dunque, come tiene a specificare (a scanso di equivoci). E tu ti immagini il vecchio saggio dalla barba bianca, che porta per mano una città “devastata” dalla sinistra, della quale fino a ieri ha fatto parte. Rimettere sul binario Molfetta, cominciando dal porto, è l’obiettivo di Minervini, che non si fida di nessuno (altro che squadra!) tant’è che mantiene per sé deleghe importanti dal bilancio al personale, dai contratti e appalti allo sport, lasciando ai suoi compagni di strada, primo fra tutti Mariano Caputo, i lavori pubblici, l’urbanistica e l’ambiente tutte deleghe dell’odiata ex assessora Rosalba Gadaleta, la Boldrini di Molfetta, permettendo loro di soddisfare l’antico e sempre insoddisfatto bisogno di mettere le mani sulla città per continuare a costruire, costruire, costruire, l’unica politica che la destra ha saputo fare, foraggiata dai palazzinari locali, che oggi ritornano in auge, per continuare a condizionare la politica, a devastare il territorio, ostacolandone perfino la crescita civile. Intanto Mariano Caputo non si è presentato al primo consiglio comunale forse per evitare domande imbarazzanti sulla moglie Rita Campi amministratrice dell’Mtm superindebitato da anni, che non si è ancora dimessa dopo la nomina del marito assessore. Ma si sa, certi politici non conoscono l’etica e il rispetto delle istituzioni, tant’è che cantano canzonette durante le riunioni del consiglio. Forse questo potrebbe essere un altro motivo di assenza di Mariano: impegnato ad aggiornare il suo repertorio canoro, che ci farà ascoltare dai banchi della giunta e della maggioranza. Certamente questa sarà una piacevole novità: ascoltare le delibere di giunta a suon di musica per renderle più comprensibili. O forse no. Dopo il sindaco Tommaso Minervini è d’obbligo occuparci della sua principale competitor, quella che lo ha sfidato al ballottaggio e ne è uscita sconfitta e anche piuttosto malconcia, come la sua coalizione di destra che ha aggregato, oltre a Forza Italia e all’Udc, anche fascisti e xenofobi. Anche in questa alleanza Molfetta sarà laboratorio nazionale? È improbabile visto il risultato negativo ottenuto. Notoriamente prestanome politico dell’ex sindaco sen. Antonio Azzollini, l’avv. Isabella de Bari, non si è smentita, intervenendo con il solito foglietto di appunti del senatore (vedi la vignetta del nostro Michelangelo Manente), nella discussione sul bilancio, facendo rilevare alcune incongruenze e chiedendo spiegazioni impossibili, vista l’assenza in aula dei dirigenti comunali. È riuscita solo a far innervosire il sindaco Tommaso Minervini che già era apparso poco tranquillo dall’inizio del consiglio. In perenne conflitto con il suo microfono, spento o non posizionato alla giusta distanza, ma questo si può giustificare per l’inesperienza a parlare in aula, Azzolisa, com’era prevedibile e richiesto dal suo mentore, ha puntato subito il suo discorso sul porto, volano, secondo Azzollini (e quindi De Bari) di sviluppo, crescita e occupazione, lamentando i ritardi nel suo completamento e dimenticando che proprio per colpa dello stesso ex sindaco e delle vicende giudiziarie, il porto si trova nell’attuale fase di stallo. Inoltre, la candidata sindaca sconfitta ha parlato di porti e non più di porto, scoprendo (udite, udite!) l’importanza del porto turistico (che noi andiamo sottolineando e auspicando da almeno 30 anni) che il senatore aveva confinato nell’area della Madonna dei Martiri e che ora, guarda caso, con l’avvio dei lavori per la realizzazione dell’albergo a Palazzo Dogana, trova utile realizzare davanti al Duomo. Questo porto, in questa posizione, realizzerebbe davvero occasioni di sviluppo, crescita e occupazione. Peccato che se ne siano accorti un po’ in ritardo e soprattutto che continuino a prendere in giro i cittadini, come è avvenuto nella campagna elettorale, perché alla destra interessa solo il porto commerciale, ma ha fatto leva su quello turistico a parole, per convincere i cittadini a votarli. Ma quello che la De Bari non ha detto, è che per realizzarlo, dopo l’errore del mega-porto commerciale e quello della collocazione sbagliata di quello turistico, occorrerà modificare il progetto e questo comporterà anni di ritardo, al completamento dell’opera complessiva che, al punto in cui è ora, va ultimata al più presto. Altro argomento di battaglia, i servizi sociali, noto settore lasciato disastrato dall’amministrazione Azzollini, limitatasi a erogare contributi a pioggia, senza servizi, costringendo l’amministrazione Natalicchio a inventarsi i “cantieri di servizio” (apprezzati e copiati da molte altre amministrazioni comunali) per far lavorare gli assistiti. Le ha fatto da spalla, il compagno di cordata Pino Amato (Udc) esaltato dal suo ritorno in consiglio, come appariva anche dal suo abbigliamento: indossava una camicia rossa vivace, con buona pace del dirimpettaio Gianni Porta di Rifondazione comunista, che sembrava un toro alla vista del rosso a destra. Da dire, per inciso, che l’opposizione di destra si è posizionata nei banchi di destra, insieme con i consiglieri della maggioranza (del resto l’affinità è evidente, essendo tutti ex di destra ed ex amici del senatore, tradito per opportunità) e quelli dell’opposizione di sinistra, ovviamente a sinistra. Anche nella composizione del consiglio si ha l’idea del ciambotto, con i posizionamenti misti dei consiglieri, per cui per i cittadini risulta difficile capire dove sia la maggioranza e dove l’opposizione. Li aiuteremo noi, spiegandolo volta per volta. Amato che notoriamente sostiene e lavora con disabili e anziani, ha sempre avuto a cuore queste categorie assistite dal Comune, che rappresentano buona parte del suo bacino elettorale. Ed è intervenuto su questo argomento accusando il sindaco di avere fatto dei tagli al bilancio su questa voce. Tornando alla De Bari, ha messo in campo anche gli altri cavalli di battaglia della campagna elettorale, la raccolta rifiuti “porta a porta” che avrebbe voluto cancellare e l’ospedale sul quale la demagogia sua (e del senatore) ha dato il meglio di sé. Insomma, Isa ha fatto di tutto per sembrare “decisa e precisa”, come recita l’infelice suo slogan elettorale (ma chi glieli consiglia?), ma è apparsa come il clone di Azzollini, con meno esperienza e meno qualità politica. Ma concediamole l’attenuante dell’apprendistato. Isa ha ribadito che la sua opposizione sarà un’opposizione e basta (ma cosa dovrebbe essere? collaterale alla maggioranza di ex traditori?), rigida e vigile, sostenendo che la maggioranza non è una sintesi perfetta a fronte di sette assessorati e della presidenza del consiglio che, a suo parere, rappresenta l’ottavo assessorato (ghigno in aula del buon Piergiovanni, ndr). Infine, non avendo argomenti, la De Bari si è esibita nel sostenere fantomatici altri assessorati dell’amministrazione Minervini: la presidenza del consiglio a Nicola Piergiovanni e l’opposizione di sinistra “collaterale”. Poi ha fatto nomi e cognomi, indirizzi e numeri di telefono dei probabili presidenti delle municipalizzate (una cosa vergognosa mai vista in consiglio comunale!). E, per completare le sue fantasie oniriche e giustificare il suo ruolo di “capo dell’opposizione di destra” si è avventurata in offese gratuite alla stampa (non amica). Le ha replicato l’ex candidato sindaco della Sinistra Gianni Porta: «Siamo entrambi all’opposizione ma lasciamo a lei alcuni “simpatici” ma non meno gravi attacchi di stile squadrista alla stampa e facendo nomi e cognomi di persone con i loro indirizzi di residenza, additandoli a pubblico ludibrio». Colpita e affondata! Ci aspettiamo ora che la prossima volta attribuirà alla stampa (non amica come altre, collaterali e ipocrite) il decimo assessorato della giunta Minervini. Intanto, per inseguire l’Azzollini pensiero (e sognare l’era dell’Azzollini III) trascura il Diritto Costituzionale, che pure conosce bene (lo abbiamo studiato all’università), in tema di democrazia e libertà di stampa e di… critica. Buon avvocato, brava persona, Isa de Bari, appare però permalosa e intollerante: il suo esordio in politica non è stato dei migliori.

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