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Eterne incompiute e scempi nella città dello spreco e dell'indifferenza
15 febbraio 2009

Franz Schubert, grande genio incompreso del romanticismo musicale, prima di morire poverissimo e giovanissimo all'età di trentun anno, ci ha lasciato una gran messe di opere musicali, fra cui nove sinfonie. Le più importanti “la Tragica”, “la Grande” e… “l'Incompiuta”. Quest'ultima (non cronologicamente parlando, infatti è del 1822; “la Grande” invece è del 1828) pur nella sua incompletezza, per chi ama la musica, è un'opera di una bellezza struggente: un vero capolavoro. Molto modestamente, anche qui a Molfetta, possiamo annoverare delle Incompiute, opere cioè progettate, finanziate, in parte realizzate e… mai completate. Sono rimaste quale monumento alla infingardaggine ed alla incosciente spreconeria dei Personaggi a cui è stata data la fiducia alle elezioni. Costoro, presenti e/o passati, pur avendo di fatto dilapidato pubbliche risorse, non hanno mai subito inchieste di alcun tipo… e ciò è uno sconcio. Questo perché, molto probabilmente, nessuno mai ha potuto o voluto far risaltare questi “schiaffi” al buon senso ed al decoro cittadino, cosa che invece si sta facendo, con scopi e finalità torbide e forse innominabili, con la vicenda della Foresteria della Capitaneria. A tal proposito ricordiamo, per chi l'avesse dimenticato, che in occasione della prima campagna elettorale del nostro attuale Sindaco, – credo fosse il 2006 -, fu distribuito un gadget elettorale costituito da un DVD intitolato: IL NUOVO PORTO DI MOLFETTA. Un'opera virtuale, realizzata, immaginiamo a spese del candidato Sindaco, che descriveva come sarebbe “venuto” il nuovo Porto una volta finite – si spera – le opere di costruzione. Costituiva uno dei “fiori all'occhiello” della campagna elettorale ed ha certamente influito non poco al successo finale. Proprio recentemente, frastornati da tutte le vicende sempre più ingarbugliate e torbide legate alla costruenda Foresteria, abbiamo riguardato il filmato – c'è dire tecnologicamente abbastanza ben fatto, – e … zàcchete. Cosa ti compare? In una carrellata (al computer) sul porto, con visuale grosso modo da sud ovest verso nord est, si scorge un bel “fabbricato” di colore bianco, posto bene in mostra proprio dove ora sorge il moncherino “incompiuto” della Foresteria. Si scorge anche la famosa “continuità” che (verrebbe) è interrotta! Alla luce di quel che sta accadendo, forse che assisteremo ad un altro caso di “Incompiuta”?. Il rischio è davvero molto concreto. Dato che tutta la Giunta di maggioranza è compattamente e convintamene schierata contro l'obbrobrio (questa volta parliamo del “tutto per la Parte”), un primo notevole risultato conseguito dall'Amministrazione è stato che LA CITTA' E' DIVISA FRA CHI NON VUOLE UN ALTRO SCEMPIO e CHI INVECE, MOLTO PIU' PRAGMATICAMENTE SI TUREREBBE IL NASO E LASCEREBBE LE COSE COME SONO INIZIATE (l'obbrobrio è stato definito anche con locuzioni più … pittoresche, mutuate a sproposito da situazioni ben diverse: la Punta Perotti di Molfetta, la “saracinesca” che obnubila, o meglio ostruisce la vista della silouette della Basilica – a questo proposito, non ci stancheremo mai di affermare che di là, la Basilica non, ripetiamo non si vede - manco se fosse l'unico punto per guardare la chiesa!!!). L'aspetto forse più grottesco della faccenda è che la “porcata” è stata scientemente voluta e realizzata da questa Amministrazione (precedente, ma stesso leader), con il “concorso” dell'Ispettorato del Genio Civile, al quale Ente poco o punto importa del fatto che alcuni Molfettesi (addirittura d'Oltre oceano – ma non hanno altre preoccupazioni costoro?) hanno avuto un sussulto di … orrore, al pensiero che da quel punto non si vedrà la Basilica!; sono nate “Associazioni”, si sono mobilitate lobbies (è recentissima la presa di posizione della Confcommercio che teme uno scippo del presunto business a venire sul futuro lungomare di ponente, a causa della presenza della Foresteria!) – secondo noi stiamo andando fuori di testa un po' tutti: ma tant'è!. Abbiamo parlato finora del futuro. Diamo invece un'occhiata al passato, sperando che questo serva a darci una regolata sulle vere cose sulle quali nessuno ha pensato ora, per allora, di creare Comitati, scuole di pensiero, scomodare Molfettesi d'America, d'Argentina, del Venezuela ecc.. Le Incompiute “storiche”. Infatti questi AUTENTICI SCEMPI nella più ampia accezione del termine, dopo un certo periodo di pigro interesse della Cittadinanza, diventano lo “sfondo” nel quale ci muoviamo e viviamo; in altre parole, arriviamo ad assuefarci ed “accettare” la situazione, perché diventa parte del paesaggio!. Le incompiute: potremmo arbitrariamente suddividerle in categorie, e cioè: INCOMPIUTE (nel vero senso della parola) COMPIUTE MA … NON FRUIBILI (che agli effetti pratici restano INCOMPIUTE) INFINITE (che non si sa se un giorno del remoto futuro saranno sanate/ completate) Le opere INCOMPIUTE: nel territorio ve ne sono molte. Alcune le abbiamo recentemente fotografate, cercando di coglierne l'enormità, per dare una idea di quanto siano costate economicamente e in termini di risorse tecniche e di materiali impiegati. Cavalcavia (veramente è un “embrione” di cavalcavia) abbozzato in zona Lago Tammone, ad ovest della città, sulla strada che dal Cimitero/ Oleificio “Goccia di Sole” mena a raccordarsi sulla S.S. 16 a ovest (incrocio semaforizzato rigorosamente lampeggiante). Cimitero – zona ovest – alle spalle del “Centro commerciale fiori e piante” esistente all'esterno del recinto cimiteriale. Fra due zone di loculi perfettamente finiti, alcuni anche “occupati”, sorge una serie di “caverne?” che dovrebbero, il condizionale è d'obbligo, diventare altri loculi, eliminando l'attuale soluzione di continuità che si vede. La domanda è: perché questi loculi sono incompleti?, perché se ne sono costruiti e completati altri (quelli dove riposano le Salme delle vittime del Truck center) e si sono lasciati quelli ancora monchi? Cavalcavia stradale e ferroviario a est – un'opera piuttosto complessa - che immaginiamo, nei progetti avrebbe dovuto niente di meno che permettere a chi, proveniente dalla S.S.16 (attraverso le vie vicinali della Nepta e Venere), di scavalcare via della Nepta, la linea ferroviaria Bologna – Lecce, scavalcare a sud della ferrovia, ancora la via Venere e raccordarsi alla S.S. 16bis, per mezzo di un altro “mega” cavalcavia che supera la 16bis medesima all'altezza del km 779+500 circa, creando uno svincolo a quadrifoglio. Esiste ancora in zona un passaggio a livello – uno dei pochi nel territorio di Molfetta. In questo caso le opere già realizzate e poi abbandonate, sono a dir poco imponenti. Si può solo immaginare quale spreco di pubbliche risorse materiali ed economiche ci sia stato e di cui nessuno se ne occupa! Ex Cementificio: qual è al momento lo stato dell'arte? Oddio, quest'ultima incompiuta è relativamente recente (anno 2005), probabilmente siamo ancora in presenza di tempi fisiologici.Verosimilmente, i cavalcavia ai punti 1 e 3, facevano parte del complesso di opere che si sarebbero dovute realizzare a contorno della costruzione travagliata della S.S.16bis (negli anni settanta/ottanta del secolo scorso). Non ricordiamo con esattezza, ma sembra che l'Appaltatore delle opere abbia, ad un certo punto, subito dei rovesci finanziari. Di conseguenza, tutte le opere furono “congelate”? Se ciò fosse vero, e sarebbe da accertare, rimane tuttavia un interrogativo, e cioè: L'Impresa ha subito l'eventuale tracollo quando stava realizzando proprio le opere in territorio molfettese?. Questa ipotesi, non dimostrata ma avvalorata dai fatti, è lecita, considerando che la situazione di “congelamento” delle opere è avvenuto SOLO in territorio molfettese. Infatti, percorrendo la S.S. 16bis, né a nord né a sud di Molfetta si vedono situazioni come quella descritta: tutte le opere sono finite e operative. A questo punto ci si domanda: le Autorità cittadine dell'epoca e quelle che sono seguite, è mai possibile che non abbiano mai fatto azioni di rivalsa verso qualchessia Ente/Istituzione, per lo sfregio permanente che ci è stato lasciato? Le opere COMPIUTE…ma NON FRUIBILI: come abbiamo già detto prima, queste opere, ancorché complete, almeno apparentemente, possono esser considerate di fatto, opere incompiute. Sono delle realizzazioni fatte con dovizia di elementi di un qualche pregio estetico apprezzato oppure no. Esempi vistosi sono: Via S. Girolamo, nel Centro antico. A circa metà strada fra via Piazza e la parte posteriore del Duomo vecchio, affacciato sul mare esiste un sito che consideriamo quasi un salotto. Si tratta di una specie di terrazza ricavata all'interno dell'atrio di un edificio del 1614, che negli anni scorsi ha subito (a spese dell'Amministrazione?) un restauro radicale. Sono state installate delle panchine metalliche molto belle e ben “esposte”, piantati alberi, installato luci per l'illuminazione serale. Non l'abbiamo mai visto utilizzato da alcuno! Data la bellezza della struttura e la sua posizione, esposta a nord-est, in riva al mare, è solo immaginabile il benessere che se ne potrebbe trarre a trascorrere le serate d'estate. La struttura è molto piccola, chiusa da cancelli e forse non è completamente peregrina l'idea di lasciarla interdetta al pubblico utilizzo, perché si potrebbe facilmente immaginare cosa saremmo capaci di farne se tutti avessimo libero adito ad essa. Se questa fosse la ragione, che senso avrebbe avuto realizzare un “salotto” infruibile? Un caso diverso è costituito dal “parco” che sorge a sud ovest dell'abitato, ridosso della S.S. 16bis. Questo parco, almeno dall'esterno, sembra finito. Addirittura per chi percorre la S.S.16bis, in direzione nord, a sera è in funzione l'impianto di illuminazione del parco stesso (di gusto discutibile, ma tant'è). Le foto (riprese attraverso i cancelli d'adito, rigorosamente chiusi) mostrano un fabbricato in pietra - forse l'alloggio del Custode? - completo di infissi in parte spalancati o rotti per incuria, che da quel po' che si scorge, è in abbandono; una volta che verrà presa la decisione di aprire il parco – sempre che quel giorno venga – sarà necessario spendere chissà quanto ancora per riportare il tutto in condizioni civili. Abbiamo parlato di caso diverso dal precedente, in quanto sì, è vero che entrambe le strutture sono finite; ma almeno la prima non grava sulle casse pubbliche con il costo dell'energia per l'illuminazione notturna: inutile visto che questo parco attualmente non viene assolutamente utilizzato. Piazza Principe di Napoli: “restaurata” nel modo che vediamo passando nei pressi. Un'altra opera finita, fruibile?. E' possibile se non si fa caso: a quei cubi sovrastati da “piramidi” metalliche orrende e anche brutte da vedersi, visto lo stato di ossidazione del metallo, allo stato generale del sito (questo ascrivibile all'alto senso civico di noi cittadini ed al fatto che nessuno si preoccupa di sanzionare chi rompe e farle riparare), alla … fontana. CHE SPRECO: è diventata la barzelletta delle velleità artistiche di chi l'ha concepita! Anni fa (altro regnante) fu eretto un monumento costituito da un'auto schiacciata fra due massi pesantissimi: pochi ne compresero il significato allegorico, tanto è vero che fu quasi un sollievo vederlo spostato dal centro (via Dante) in periferia dove oggi, oggettivamente fa la sua figura. Era anch'essa un'opera un po'… trasgressiva, di significato ermetico per la gran massa di gente. Però almeno ora non fa più mostra di sé in pieno Centro! Questa non fontana, come possiamo definirla?. La cosa forse più irritante è che qualcuno può affermare che piazza P. di Napoli è stata restaurata e che la causa del suo evidente degrado è da ricercarsi nella cattiva educazione morale e civile dei frequentatori. Può essere vero, in parte; ma che si può dire dello stato delle “piramidi” e della “fontana”. Qui l'educazione civile c'entra molto poco. Le opere… infinite!: due esempi, uno più eloquente dell'altro. Incrocio fra via Baccarini e via ten. Silvestri. Una recinzione di tufi, anneriti dal tempo e dallo smog, che richiudono un'area sulla quale avrebbe dovuto sorgere un fabbricato. La situazione perdura da decenni. Ma che cosa è successo? Possibile che mai nessuno – personaggio pubblico o privato – abbia mai voluto interessarsi di questo obbrobrio, in CENTRO!!!!. Perché è stato fatto questo, di chi è la responsabilità, a chi tocca l'onere di rendere nuovamente civile il sito? Domande che resteranno senza risposte chissà fino a quando. Estrema periferia sud ovest: IMPIANTO POLISPORTIVO ALL'APERTO… Importo dell'appalto Lit. 2.033.542.067 (carine quelle 67 Lit!); inizio lavori… 1995; completamento… 1996. Una sola domanda: che ne è stato del rimanente dei Lit 2 mrd. e passa stanziati? Non sappiamo se nel territorio vi siano altri esempi del pessimo uso del pubblico denaro; certamente, piccoli o grandi, ve ne saranno ancora. La cosa che è aberrante ed alla quale poche persone pensano è che, in riferimento alla “guerra di religione” che si sta combattendo sotto i nostri occhi (si fa per dire) fra la fazione “dell'obbrobrio e della mancata vista della Basilica, con ripercussioni su futuri business (come li definiamo? GUELFI)” e coloro che ”non ritengono giustificata una spaccatura sociale per una topica ormai fatta da chi ora vorrebbe cambiare!, e che soprattutto vorrebbero evitare ulteriori sprechi di denaro che si può impiegare per tanti problemi più preminenti (questi allora li chiamiamo Ghibellini) a volerli solo vedere, abbiamo esempi di metodi di Amministrazione al limite del Codice penale, che non si sa se e quando potranno avere una normalizzazione. Ma la domanda retorica è d'obbligo: LA CORTE DEI CONTI, CHE FA? Qualcuno potrebbe strumentalizzare quanto sopra per dire… evitiamo un altro sconcio. Eh no! Il buon senso dice che lo scempio sarebbe quello di aver sprecato, più o meno scientemente già delle risorse, E SPRECARNE ANCORA al solo scopo di far prevalere una Parte sull'Altra, un'ideologia sull'altra.
Autore: Tommaso Gaudio
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