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Estetika di una quotidiana follia: Pirandello al Teatro del Carro di Molfetta
16 aprile 2015

MOLFETTA - Si chiude con una Pirandelliana l'VIII edizione della rassegna di prosa “Il fuoco centrale” dell'associazione “Il carro dei comici” che ha registrato un notevole incremento di pubblico, nonchè l'interessamento delle testate nazionali di critica teatrale.

L'ultima fatica de il carro dei comici che con la guida registica di Francesco Tammacco - che firma anche la direzione artistica della rassegna - ha prodotto un viaggio fine non solo nella poetica Pirandelliana, attraversando i Sei personaggi, l'Enrico IV, l'uomo dal fiore in bocca e La patente, ma anche pittorico novecentesco.
Doppio appuntamento, dunque, per questo epilogo coi fiocchi a sabato 18, alle ore 21 e domenica 19 alle ore 19.30 presso il teatro del carro via Giovene, 23 a Molfetta.
Dopo lo spettacolo ci sarà un convivio "gustoso".
Info: 340 5571527- 349 3795729- fb ilcarrodeicomici

Porteranno in scena, per la regia di Francesco Tammacco, le immortali pagine pirandelliane gli interpreti: Felice Altomare, Pantaleo Annese, Cosimo Boccassini, Claudia Castriotta, Francesco Tammacco.
musiche originali e canto - Pantaleo Annese
scenotecnica, luci audio e suono - Matteo Altomare
Organizzazione- Giovanna De Biase

LE TRAME

La PATENTE è uno dei più famosi atti unici scritti da Luigi Pirandello che pone in evidenza una piaga sociale: la superstizione. Resa celebre anche dalla formidabile interpretazione che ne fece Totò, il malocchio, la iettatura vengono analizzati con formidabile dovizia e dunque rovesciati nel sistema umoristico tipicamente pirandelliano.
Con La Patente Pirandello affronta una crudeltà sociale, una stortura della società che s’accanisce contro l’individuo innocente, impossibilitato a farsi giustizia: la giustizia si rivela invece strumento di vessazione.
Chiàrchiaro, personaggio fortemente simbolico è il solo personaggio capace del rovesciamento situazionale nonchè del riscatto sociale.

L’UOMO DAL FIORE IN BOCCA
Due uomini, senza identità anagrafica precisa seduti ai tavolini, all’aperto, iniziano a conversare tra loro. L’Avventore ha perduto il treno perchè carico di commissioni per la moglie. L’uomo dal fiore in bocca invece rivela la sua passione per l’abilità dei commessi nei negozi nel confezionare i pacchetti. La morte non è purtroppo come un insetto che, posatosi addosso a noi, ci può essere tolto da un passante premuroso: molti si portano invece addosso la morte senza saperlo. La morte, passando, ha lasciato all’«uomo dal fiore», un segno, un pegno, un fiore in bocca per l’appunto; ovvero un’escrescenza al labbro, un tumore maligno dal nome dolcissimo, «epitelioma» e gli ha promesso che sarebbe passata dopo alcuni mesi.
L’uomo dal fiore in bocca è dunque condannato dal male a starsene a guardare le vetrine delle finestre e a «gustare il piacere della vita». L’uomo dal fiore ci insegna che persino una vita sconsiderata e sventurata possiede un inestinguibile gusto.

PENSIERO REGISTICO
Ho pensato di sortire un viaggio tra i numerosi e fascinosi personaggi Piandelliani. Essi, sì, sono carichi di ammirevole umanità; desiderano essere relegati in un corpo, in una Forma preziosa. Ecco dunque il gioco scenico stagliarsi secondo una delle più belle idee sceniche e drammaturgiche pirandelliane: il metateatro. Cinque attori attraversano velocemente le pagine più significative de I Sei Personaggi in cerca d’autore, Enrico IV per giungere poi alla rappresentazione dei due atti unici di cui sopra. A stagliarsi alle spalle degli attori dei fondali riprodotti dei dipinti di De Chirico, Magritte, Morbelli, tutti coevi dello stesso Pirandello e “straniati” dal mistero delle cose della vita. Come a dire che per vivere l’uomo abbia bisogno di un testo (mentalizzazione) e di un contesto (socializzazione), sempre. Chi non obbedisce a questi preziosi paradigmi funzionali è un’anima inquieta, borderline, folle appunto. Pirandello con la sua Luce ha raccontato poeticamente lo straniamento dell’individuo di fronte al Tempo avvolgente/stringente , al perbenismo borghese, ricordandoci i misteri delle dimensioni Freudiane. La follia appunto è sempre ciondolante nelle nostre tasche. Lo spettatore, anche giovane e inesperto di teatro, potrà orientarsi nell’Opera anche grazie alla lettura, palese a volta, nascosta ad arte talaltra, dei titoli delle opere pirandelliane, come in un dedalo fiorito dove la Parola corre su una pista ugualmente nobile quale la Pittura del Novecento.

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