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Estate molfettese, più ombre che luci Festival del mare: scarsa originalità, gratuità sospette, esclusa la produzione locale
15 settembre 2004

Il Festival dei veleni e delle vanaglorie si è concluso, tra luci e ombre. Sostanzialmente buona, come già presagito nel mio precedente articolo, la qualità degli spettacoli proposti. Suggestivo il balletto di Prokofiev, particolarmente efficace la scelta di far danzare Mamma Montecchi su una sedia a rotelle, in un dramma che sembra configurarsi sempre più quale 'affare di madri'; graffiante la 'Mandragola' di Scaccia, riuscitissime le ridanciane “Vespe” rivisitate da Caruso con gran mestiere (un plauso alla scenografia e alle coreografie), caldo e coinvolgente il “Tango delle ore piccole” di De Feudis. Il mio personale gradimento va alla svitata, appassionata, volgare, addolorata Nannarella di Anna Mazzamauro, ancora una volta attrice a tutto tondo. Straziante la scena in cui la Mazzamauro rievoca la Magnani della 'Sciantosa', che, in un ospedale militare, canta con un filo di voce 'O surdato 'nnamurato'. Al pienone di 'Giulietta e Romeo' fanno da contraltare i molti vuoti nel Palco di Ponente per lo spettacolo 'Nannarella', programmato la sera di San Lorenzo (forse i più erano in ferie fuori città). Sinceramente ritengo non si possano condividere le trionfalistiche rivendicazioni, nella sera iniziale, di una sorta di preminenza del 'Festival del mare' a livello nazionale immediatamente dopo altre manifestazioni. Il buon livello dei lavori proposti non cambia il fatto che, comunque, il programma non si distinguesse per originalità, che tre su sette delle pièces ('Il tango delle ore piccole', 'La mandragola' e 'Le vespe') erano incluse anche nel calendario del 'Festival plautino 2004', nato per celebrare il comico di Sarsina, e, delle restanti, 'Nannarella' e Jannuzzo erano insieme anche al Festival di Tindari, e 'Siciliano per caso' e il balletto Paganini-Perego avevano fatto parte del cartellone del Politeama Genovese a marzo. Un programma gradevole, dunque, denotante buon gusto, ma nulla che non sia assimilabile a quanto già veduto in altre più blasonate manifestazioni. Se a ciò si aggiunge che il 'Festival del mare' ha costituito una sorta di cattedrale nel deserto (lodevole e pregevole l'iniziativa, ma non sufficiente da sola) nella nostra Estate, possiamo spiegarci le ragioni per cui la gioventù molfettese, e non solo, ha preferito migrare in massa verso le città vicine. Altre eccezioni: non risulta ben chiaro il sistema della distribuzione delle gratuità per gli spettacoli del festival. Sarei curioso, come cittadino, (viste le lamentele che serpeggiano da più parti) di conoscerne il numero e i criteri di assegnazione a un''élite di cosa non so'. E poi? Ancora una volta nessuna attenzione alla produzione locale: mi sembra siano sostanzialmente mancati spettacoli gratuiti per la cittadinanza. Rinnovo l'invito alla creazione di rassegne rivolte anche alla produzione molfettese, senza la pretesa di scimmiottare le notorie formazioni che sfilano nel Parco durante il festival, ma col solo intento di valorizzare le energie di una città ancora ricca di risorse. Sicuramente molto più ricche e vivaci le iniziative legate all''Estate giovinazzese', con cineforum per tutti i gusti, proiezione in piazza di lirica per i patiti del melodramma, il concerto di Mietta, la rassegna di teatro nazionale curata dal gruppo giovinazzese 'Moduloesse', o a quella biscegliese, con il battesimo della rinnovata villa comunale, concerti e la città ormai 'à la page' per la stagione balneare. O Trani... In via Zanardelli, di sabato sera, è molto difficile districarsi tra la folla che prende d'assalto i vari 'Carpe diem', 'La Bodeguita' e via discorrendo. In certe sere d'estate (quando non capitava di assistere a risse – e mi è successo ben due volte: sfiga?) la nostra città era più che mai vicina allo scenario di una canzone di Mina ('La città vuota', ndr) e il fatto che i centri vicini comincino a spiccare il volo, in quanto ad attrazioni turistiche, e che Molfetta rimanga inesorabilmente al palo deve forse farci riflettere. A meno che non si stia giocando a non risvegliare la città che dorme... Gianni Antonio Palumbo
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