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Era ora!
15 maggio 2000

Questa volta non parleremo di politica, per necessità e per scelta. Per necessità, perché in realtà in quest’ultimo mese non sono avvenuti fatti eclatanti che possano richiedere un commento. Quello sulle elezioni regionali, sia pure a caldo, a qualche ora dal voto, l’abbiamo già fatto. Per scelta, perché riteniamo, come abbiamo anche scritto nella rubrica delle lettere in risposta ad alcuni lettori, che sia necessario un momento di riflessione, che richiede una pausa di silenzio. Anche la gente, oltretutto, rischia di stancarsi e disaffezionarsi ancor più al voto: questo è il vero problema. Né serve dibattere sui motivi dell’astensionismo. Li conosciamo tutti: stanchezza e crisi di credibilità dei partiti. Per questo faremo solo un accenno alla politica formulando l’invito ad andare a votare soprattutto per rafforzare il maggioritario evitando l’attuale frammentazione. Sappiamo che la legge andrebbe perfezionata, ma solo con un voto popolare si possono costringere “lorssignori” a fare una scelta verso il vero bipolarismo, che garantirebbe la governabilità e la stabilità spazzando via i vari “Mattarellum” e i “Tatarellum”, altra invenzione dell’inesauribile fantasia italica. Del resto le spese dell’instabilità le stiamo sperimentando anche a Molfetta, dove l’amministrazione è costretta a subire ricatti da destra e da sinistra, trasformismi ignobili e interessati, perfino capricci dell’ultimo Pierino di consigliere, che non meriterebbe nemmeno di sedere in un’assemblea di condominio, altro che in un organo istituzionale. Questi personaggi non sanno guardarsi allo specchio. Altro referendum da sostenere è quello che cancella il rimborso delle spese elettorali, un finanziamento pubblico dei partiti, già bocciato dagli elettori, ma raggirato dai soliti partiti. Un finanziamento che è degenerato fino al punto di finanziare non giornali di partito, ma giornali di personaggi che si dichiarano “partito” per offrire soldi pubblici agli amici. E’ una cosa vergognosa, fatelo dire a chi, come noi, non ha mai avuto finanziamenti pubblici né privati diretti o indiretti, affidandosi solo al mercato, che ci ha premiato, rendendoci liberi. Certo, è duro stare sul mercato, ma è il prezzo della libertà. E poi, la qualità paga. Anche per l’abolizione degli incarichi extragiudiziari dei giudici e l’elezione dei membri del Csm per liste contrapposte va messo un bel SI’ sulla scheda: il primo per decenza (non sono forse ricattabili i giudici che hanno fatto i consulenti?); il secondo per eliminare l’attuale lottizzazione. Del resto è noto lo stato disastroso della giustizia in Italia, con la crescente sfiducia dei cittadini che non ottengono giustizia. Il referendum darebbe una sterzata allo stesso sistema giudiziario. Infine, non si discute nemmeno il NO deciso al referendum sui licenziamenti che, in un sistema senza mercato come il nostro, affiderebbe ai datori di lavoro un’arma pericolosa. E ci fermiamo qui con la politica. Corso Umberto zona pedonale E’ su questo argomento che vogliamo soffermarci per sottolineare che un provvedimento atteso da anni, e per il quale ci siamo battuti anche sulle colonne della “Gazzetta del Mezzogiorno”, arriva finalmente in porto (speriamo definitivamente). Finora era stato ostacolato dall’ottusità dei commercianti che consideravano Molfetta, città unica al mondo, dove non si poteva lasciare l’auto a casa, solo per l’egoismo di una lobby e di singoli negozianti che hanno ancora una mentalità arretrata, che procura danni, forse senza accorgersene, anche a loro stessi. Non si può accettare la logica di chi vuole imporre le proprie “comodità” all’intera cittadinanza. Non si può pretendere che la sosta di una strada sia appaltata al negoziante e ai suoi commessi. Altrimenti la gente non va più in centro, sceglie altri esercizi commerciali, più comodi. Per fortuna, come dimostra la nostra inchiesta, non tutti i commercianti hanno il paraocchi, molti sono imprenditori. Ma resistono i “bottegai” che non vogliono nemmeno pagare un grattino mensile ad un costo insignificante. Poi magari piangono perché c’è la crisi. Viva i grattini Lo abbiamo detto dal primo momento: è un fatto positivo. Oggi, poi, col grattino elettronico a scalare, non si potrà più recriminare per il pagamento di una sosta di soli 10 minuti al costo di un’ora. Se fosse per noi, “grattineremmo” l’intera città. Ormai il traffico è diventato insostenibile ed era indispensabile un provvedimento urgente, che non rappresenta l’optimum, ma ha una funzione “deterrente”: spingere la gente a lasciare l’auto a casa, quando non è indispensabile. Allarme: Corso Umberto come Piazza Municipio? In quest’entusiastica attesa del 1° giugno, data di partenza della zona pedonale e dei grattini a pagamento in tutto il centro, per noi c’è però un solo motivo di ansia: la notizia dello “sbanchinamento” dei marciapiedi di Corso Umberto. E’ una di quelle notizie nascoste tra le voci di bilancio, destinata a suscitare polemiche sia per la sua inutilità e dannosità, sia per i suoi costi (si parla di ben 5 miliardi). Diciamo subito che una cosa del genere è un’imbecillità bella e buona, come quella di Piazza Municipio, dove ora sembra che l’amministrazione voglia fare marcia indietro eliminando le luci da cimitero (o da aeroporto) e ripristinando i vecchi lampioni. E chi paga per questi errori? Quanto ci è costata questa imbecillità? E ora si vuole ripetere la stessa cosa con Corso Umberto? Che fine faranno le basole? Quando piove, i negozi e i locali a piano terra si allagheranno, oppure “è tutto sotto controllo”, come dicono i tecnici? (Ma poi sbagliano, a nostre spese). “Eppure negli altri centri storici non ci sono marciapiedi”, si replica. Sì, ma la tipologia urbanistica è diversa. Non si può stravolgere tutto. Del resto anche a Bari esiste da anni l’isola pedonale a Corso Sparano, senza che siano stati sbancati i marciapiedi. Ecco perché, questa volta in copertina regaliamo ai lettori un’immagine di Corso Umberto com’era nel secolo scorso. Speriamo serva da monito.
Autore: Felice de Sanctis
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