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Elezioni regionali, bocciati tutti i candidati molfettesi Errori di valutazione nel centro-sinistra. Cresce il centro-destra. Cambia lo scenario politico cittadino
15 aprile 2000

di Lella Salvemini Queste elezioni regionali, in cui per la prima volta si è scelto direttamente il presidente della Regione, hanno contribuito a ridisegnare il panorama politico locale, rafforzando l’immagine di Molfetta come città moderata e lasciandola, ancora una volta, priva di un consigliere locale a difenderne gli interessi nella sede di via Capruzzi. Forza Italia ancora primo partito a Molfetta Forza Italia si conferma primo partito a Molfetta con il 24.36% dei voti, in sintonia con il risultato nazionale e crescendo rispetto al 20.31 delle elezioni provinciali dello scorso anno. Anche se in questo caso, e anche per altri di cui dopo si dirà, bisogna andare oltre il mero raffronto numerico ed avere buona memoria per ricordare in chi si sia identificato ad ogni appuntamento elettorale quel tale o talaltro partito. Alle provinciali del ’99 di Forza Italia facevano parte anche Annalisa Altomare e i suoi sostenitori, schieratisi invece alle regionali del 2000 con la formazione dell’Udeur. Il risultato di Forza Italia, se si tiene conto di questo spostamento, appare ancora più notevole. Anche a Molfetta avrà funzionato l’effetto Berlusconi, cioè gli elettori avranno deciso il loro voto non tanto e non solo in base al valore dei candidati locali, quanto sull’onda della forza d’attrazione dallo smagliante sorriso berlusconiano, lo farebbero intendere i più di 2000 voti dati solo alla lista, senza preferenza per alcun candidato al Consiglio regionale. Una spiegazione che da sola certo non basta a dar conto di questo successo. Forza Italia, almeno in apparenza, non ha mobilitato grandi forze per la campagna elettorale locale e non si può nemmeno dire che abbia lasciato traccia di alcun’iniziativa politica importante nell’attività d’opposizione all’amministrazione, perlomeno tale da spiegare questa forza di trascinamento del consenso. Qualche lume forse lo si trova a scorrere la lista dei più suffragati per il Consiglio regionale. Coloro che hanno deciso di restare nel movimento, a partire da quello che resta il suo leader più identificabile, e cioè il sen. Azzollini, hanno fatto valere il proprio peso elettorale, magari utilizzando questa competizione per contarsi, come si dice nel gergo politico, sostenendo candidati differenti e potendo così pesare e far pesare la loro forza elettorale. Balzo in avanti di Alleanza nazionale Il successo più clamoroso a Molfetta non è tanto quello di Forza Italia, che in fondo conferma un trend di crescita, quanto quello di An, lievitata elettoralmente dal 6.83% delle provinciali ’99 all’attuale 13.26%, in pratica raddoppiando i suoi voti in un anno e diventando il secondo partito cittadino. Un risultato stupefacente, se si tien conto di come la sezione locale è arrivata a questa prova elettorale, con l’abbandono dell’unico rappresentante del partito in Consiglio comunale, Damiano De Palma, dichiaratosi solo un paio di settimane fa indipendente (ne parliamo in un’intervista pubblicata in queste pagine). C’era da aspettarsi una realtà allo sbando, marginale rispetto al panorama politico locale, invece sono arrivati ben 3576 voti, frutto dell’iniziativa dell’on. Amoruso che ha spinto il suo candidato, il biscegliese Silvestris, e dell’appoggio dato anche da gruppi esterni ad altri candidati plurisuffragati, senza trascurare il voto ideologico e perché no, di protesta. Il rafforzamento del centro destra Nello schieramento di centro destra gli altri risultati si attestano su livelli più prevedibili. Il crollo del Ccd locale dal 7.29% delle provinciali ’99 all’attuale 2.14% si spiega facilmente, ricordando che lo scorso anno in questa formazione si candidò, temporaneamente stregato dal fascino di Casini, Franco Visaggio, emigrato quest’anno a Rinnovamento italiano, che ottiene giusto un 5.4% che, sommato al 2.14 % dell’attuale Ccd, fa ritrovare il risultato dello scorso anno. La coalizione di centro destra, ad ogni modo, tiene e si rafforza. E’ difficile fare comparazioni rispetto a elezioni passate, perché nel frattempo non solo sono cambiate le alleanze ma anche i personaggi che animano i partiti locali, ma sommando i voti attuali di Forza Italia, Alleanza nazionale, Ccd, Cdu e Partito socialista, si ottiene un 43.67%, 11775 voti, un risultato politico notevole, che peserà sul futuro della città. Quel che accade a sinistra I Ds ottengono 1921 voti, con un valore percentuale del 7.12%, calando ancora rispetto dal 8.9% delle scorse provinciali. Un risultato tutto da interpretare, se si tiene conto che il partito sta riemergendo a fatica da un travagliato periodo e che sconta l’abbandono di ben due consiglieri comunali, Nicola Angione e Tommaso Minervini, quest’ultimo punto di riferimento dell’area laburista. Il risultato dei Democratici A Molfetta gli occhi erano puntati, all’interno dello schieramento di centro sinistra, soprattutto sul risultato dei Democratici. Di questo partito il sindaco, Guglielmo Minervini, è un esponente di spicco, ricoprendo la carica di coordinatore regionale, e quindi il risultato ottenuto finisce inevitabilmente per configurarsi come una sorta di esame al suo personale operato come amministratore e come uomo politico. A ricapitolare brevemente le puntate precedenti occorre anche ricordare che si è arrivati al voto del 16 aprile a conclusione di una lunga fase di crisi, conclusasi con il travaso nella maggioranza prima di Franco Altomare, poi di altri due consiglieri di opposizione, De Nicolò e De Sario, e con la candidatura di quest’ultimo alle regionali, proprio nelle liste dei Democratici. Un’operazione che, Guglielmo Minervini lo ha ribadito in più di un intervento pubblico, è stata tentata per agganciare allo schieramento di centro sinistra una porzione dell’elettorato moderato che questa città in gran parte esprime. Non si può dire che il progetto sia pienamente riuscito. Il risultato dei Democratici a Molfetta, considerato in valore assoluto è positivo, il 12.54% ottenuto si situa al di sopra non solo della percentuale nazione del 4.8%, ma anche del 6.2% della provincia di Bari, ma si impongono valutazioni ulteriori. Alle provinciali dello scorso anno, primo appuntamento elettorale per i Democratici appena costituiti, furono raggranellati 3127 voti, l’11.85%, in queste elezioni, i voti sono stati complessivamente 3383, il 12.54%, una crescita, certo, ma non proporzionata agli innesti che nel frattempo vi sono stati nel partito, giusto per citare gli ultimi quelli di Franco Altomare e dello stesso candidato Mauro De Sario. Si conferma la regola che in politica due più due non fa necessariamente quattro, che certe alchimie se non hanno un reale radicamento e se non sono comprese dall’elettorato danno pochi frutti. De Sario ha ottenuto un buon successo personale, mancando l’elezione a consigliere regionale per una manciata di voti, ma evidentemente non tutti hanno compreso fino in fondo le ragioni della operazione politica avvenuta. Forse le cose sarebbero state diverse se non si fosse arrivati a ridosso della duplice scadenza dell’approvazione del bilancio e delle candidature per le regionali, così l’investitura di De Sario può essere sembrata a mento nell’elettorato più moderato. Il resto della coalizione Senza dimenticare le ragioni della sinistra. I Comunisti italiani, trainati anche dalla presenza di un candidato locale, il consigliere Nino Freda, hanno ottenuto il 3.2%. Rifondazione comunista ha ottenuto il 2.95%, confermando sostanzialmente il risultato dello scorso anno. All’interno della coalizione rimane grosso modo stabile il risultato del Partito popolare, attestatosi sul 4%, stessa cosa per i Verdi che ottengono il 6.16%, inutile la comparazione con il risultato dello scorso anno dell’8.39%, perché allora a questa lista andarono anche i voti di alcuni esponenti di “Molfetta che vogliamo”, ora approdati ad altri lidi. La coalizione che regge il governo della città, sommando il risultato ottenuto da Democratici, Ds, Rifondazione (pure in questo momento all’opposizione), Comunisti italiani, Popolari, Socialisti democratici e Verdi, raggiunge un valore percentuale del 39.05, difficilmente comparabile con il risultato delle amministrative del ’98, perché allora c’erano anche i Repubblicani, ora fuori, non c’era lo Sdi, ma bisognerebbe tenere conto che ora ne fa parte Nunzio Fiorentini, allora candidato con “Molfetta che vogliamo”, ormai disciolta. Come si è detto all’inizio, occorre buona memoria per comprendere le trasformazioni del panorama politico locale. Le trasformazioni infruttuose di Udeur e Rinnovamento italiano A questi voti non è opportuno aggiungere quelli di altre formazioni, che pure a livello regionale hanno sostenuto il candidato Sinisi: Udeur e Rinnovamento italiano. Annalisa Altomare, sostenuta da Lillino Di Gioia, ha lasciato Forza Italia giusto alla vigilia delle elezioni, candidandosi nell’Udeur che ha ottenuto un notevole 7.98%, ma insufficiente a guadagnarle l’elezione a consigliere. In genere in queste situazioni tutti ritengono di aver diritto a salire sul carro del vincitore, deve essere dura per Annalisa Altomare considerare di averlo abbandonato appena prima del traguardo e collezionare un’altra sconfitta elettorale. Ad ogni modo, visto i distinguo fatti fra la situazione regionale e quella comunale, dove l’Altomare ha ribadito la sua opposizione al sindaco Minervini, non si può certo dire che i 2151 voti dell’Udeur possano essere tranquillamente sommati a quelli del centro sinistra. Stessa cosa per il 5.4% di Rinnovamento italiano, lista balzata repentinamente dai 425 voti del giugno ’99 ai 1457 delle regionali 2000. Tutto merito dell’appeal dell’on Pisicchio o del ministro Dini? Più facile pensare che i 1189 voti di preferenza raccolti da Franco Visaggio in questa lista siano proprio quelli che mancano all’appello nei conti del Ccd, dove è stato candidato nel ’99, nel confronto con lo scorso anno. Insomma voti che si possono considerare con una certa tranquillità appannaggio personale di Franco Visaggio, dato che lo seguono in qualsiasi spostamento, a destra come a sinistra. Peccato che ultimamente non azzecchi la collocazione giusta, lo scorso anno, appoggiò la destra e diventò presidente della Provincia Vernola, di centro sinistra, questa volta ha deciso di mettersi con il centro sinistra di Sinisi, ma ha stravinto Fitto di centro destra. Quando si dice la sfortuna. Fra le altre cose da annotare lo sgonfiamento del fenomeno Lista Bonino, a Molfetta alle scorse provinciali ottenne il 5.6%, questa volta sceso all’1.15 % e la sostanziale conferma della disaffezione dei molfettesi al voto. L’affluenza alle urne è stata del 55.6% a fronte del 54% dello scorso anno, ancora una volta una delle più basse della provincia. Quel che accadrà Già prima di questo inatteso risultato elettorale i protagonisti della politica locale preannunciavano una fase di “fibrillazione". Come a dire nulla di nuovo, che in fibrillazione la maggioranza è in pratica da mesi, anzi si segnala a chi di dovere di inserire a pieno titolo questo vocabolo nel lessico politico locale, tanto uso se ne è fatto e se ne farà. Determinanti saranno i contraccolpi dalla situazione nazionale, perché anche il panorama politico cittadino si configurerebbe in maniera diversa se si dovesse pensare a imminenti elezioni anticipate. L’incognita più grande è quella sulla tenuta della maggioranza, come a dire che le elezioni passano ma i problemi restano. In molti avranno da recriminare, da rivendicare un accresciuto peso o una tenuta e non sarà facile ritrovare o trovare ex nuovo le motivazioni per stare assieme, non come insieme di sigle o, ancor peggio, di singoli personaggi, ma come omogeneo soggetto politico. Ragioni che servono se si vuol fermare l’avanzata del centro destra. Questo è ormai un dato di fatto, il centro sinistra non riesce ad andare oltre i confini già raggiunti, mentre il centro destra acquista forza. Ogni ragionamento futuro dovrebbe partire da questo, considerando antagonista l’appartenente allo schieramento opposto e non l’alleato.
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