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Edilizia selvaggia, ulivi sradicati per fare una strada sterrata Ecofurbi: lavori mai autorizzati dall'Ufficio tecnico comunale, né dall'Ispettorato all'agricoltura
15 febbraio 2003

Che Molfetta stia vivendo una stagione di piena deregulation urbanistica, lo si sapeva già. Lo si è sempre denunciato, se ne è sempre fatto un gran bel parlare, ma, a quanto pare, nessuno intende invertire questa tendenza. E' recente lo sradicamento di numerosi alberi di ulivo per consentire la realizzazione di una strada sterrata con materiale di risulta in un'area pubblica prospiciente il comparto 14 dove sono da poco iniziati i lavori di costruzione delle nuove palazzine previste dal nuovo Prg (nella foto. Da “informazioni attinte dall'ufficio tecnico comunale… tali lavori non sono mai stati autorizzati dal comune di Molfetta”, così si legge nel testo di un'interrogazione consiliare presentata da Antonello Zaza, di Rifondazione Comunista. Ma cerchiamo di ricostruire la vicenda. Iniziano i lavori nel comparto 14 (alle spalle della scuola elementare Zagami, presso la zona 167). Viene creato un nuovo accesso all'area del cantiere: una strada collegata a via Molfettesi d'Australia. Forse per agevolare il transito e la sosta dei mezzi si è pensato di non utilizzare più l'accesso da via Terlizzi, ma di crearne uno nuovo direttamente dalla strada interna al quartiere. Si abbattono gli alberi d'ulivo di quella che sarebbe diventata un'area verde pubblica e si realizza una strada sterrata riciclando rifiuti inerti in parte provenienti dalle operazioni di scavo in atto nello stesso comparto 14. Ma dove sono le autorizzazioni dell'Ufficio Tecnico? E quelle dell'Ispettorato provinciale dell'Agricoltura e Pesca necessarie in caso di abbattimento di alberi di ulivo? All'amministrazione comunale Antonello Zaza chiede anche “se il Comune di Molfetta… intende intraprendere (eventuali, ndr) iniziative legali contro coloro che si siano resi autori di tale grave violazione ai danni del nostro territorio”. Siamo in presenza di un caso di ecofurbizia? Eppure qualcuno potrebbe obiettare che sacrificare qualche albero di ulivo pur di dare una casa a chi l'attende da decenni, è più che ammissibile. In realtà per anni questa specie di “ricatto” (ambiente e territorio contro sviluppo e fame di case) è stato spesso sfoderato come alibi buono a giustificare qualsiasi (o quasi) azione di attacco sconsiderato al territorio, anche ai limiti della legittimità. Proviamo a ripercorrere, solo per un attimo, gli ultimi atti esemplari di questa triste storia. Lido balneare scoglio d'Inghilterra (1998): cemento sulla costa senza nessuna autorizzazione. Muro di sostegno presso la Prima Cala (2002): ancora cemento e ancora senza alcuna autorizzazione (arrivata solo dopo, a sanatoria). Accordi di programma, numerosissimi: il Prg è carta straccia, mentre l'agro molfettese è alla mercé di tutti. Basta una conferenza di servizi per stravolgere la destinazione d'uso di un terreno. E' così per il progetto di villaggio turistico in località Torre Calderina, per la casa-albergo per anziani presso la scuola elementare Berlinguer, per due case protette per anziani progettate sulla provinciale Molfetta-Terlizzi, per il complesso turistico Gelsorosso in contrada Samarelle. E, infine, l'Asi. L'area di sviluppo industriale alle porte di Molfetta è ormai terra di nessuno. Rifiuti, scarichi abusivi di liquami, manufatti storici distrutti: è anche il risultato di quell'idea distorta per cui lo sviluppo (ma quale sviluppo?) val bene il territorio. A qualunque costo. E' il “ricatto” di cui sopra. L'ultima presunta irregolarità registrata nel comparto 14 dà spazio a un auspicio per la prossima attuazione del Prg. Che il piano sia rispettato pienamente, obbedendo a quanto è già stato prescritto, è già stato deciso. A cominciare dalla lama di levante: che da grande parco urbano a servizio della città non si trasformi in una grande discarica di rifiuti inerti a servizio dei costruttori. Massimiliano Piscitelli Tiziana Ragno
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