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E se a parlare fossero i Cinque Misteri di Molfetta? Presentata la nuova pubblicazione firmata da Franco Stanzione "Ipotesi per una paternità dei Misteri della venerabile Arciconfraternita di Santo Stefano in Molfetta"
28 febbraio 2022

MOLFETTA – Venezia, Napoli o Molfetta? A quale ambiente culturale, a quale scuola appartengono le sapienti mani che hanno modellato quegli autentici gioielli che sono le cinque statue dei Misteri custodite nella chiesa di Santo Stefano e che, ogni anno, puntualmente, con il loro lento incedere nella processione del Venerdì santo, toccano le corde più delicate dei molfettesi?

Sulla questione si è interrogato Franco Stanzione, cultore dei riti quaresimali, a cui si devono numerose pubblicazioni che indagano le tradizioni che celebrano la passione e la resurrezione del Cristo non solo a Molfetta ma in tutta Italia.

La sua ultima fatica editoriale, la pubblicazione “Ipotesi per una paternità dei Misteri della venerabile Arciconfraternita di Santo Stefano in Molfetta”, è stata presentata domenica 27 febbraio, presso il Museo Diocesano.

La grande partecipazione all’incontro, moderato da Tommaso Poli, ha dato una ulteriore prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, del fortissimo legame tra i molfettesi e le processioni della settimana santa, a cui – per due anni – si è rinunciato a causa delle restrizioni anti Covid19.

«Oltre Franco (Stanzione – n.d.r.) nessun altro si era occupato in maniera costì sistemati di Santo Stefano – ha sottolineato Tommaso Poli – Solo Pansini e Viesti avevano scritto qualcosa sulla proprietà artistica dei cinque misteri, cinque opere d’arte di assoluto rilievo, di proprietà dell’Arciconfraternita ma patrimonio comune».

Franco Stanzione ha voluto ricordare due figure a lui care, il confratello Giovanni De Candia («persona mite e legatissimo alla nostra settimana santa»), al quale ha anche dedicato la pubblicazione, e don Francesco Gadaleta («punto di riferimento per me e per tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerlo») e ha sottolineato «stasera, tra l'altro, è la prima volta, dopo due anni dall'inizio della pandemia da Covid19, che il Museo Diocesano ospita un evento in questo Auditorium, cosa che mi lusinga e, nel contempo, mi fa illudere che la presentazione del mio libro possa costituire il primo passo verso il recupero della normalità perduta. Quella normalità che non può prescindere dal rivivere i riti della Settimana Santa così come li abbiamo conosciuti e sempre vissuti; penso che sia chiarissimo il mio riferimento soprattutto alle processioni, sia nelle modalità che nei tempi di svolgimento».

 

Sull’autore delle cinque statue, anzi dovremmo dire quattro poiché il Cristo orante nel Getsemani (Cristo nell’orto) è stato sostituito nel 1859 poiché la statua originale era danneggiata dai tarli, sono state avanzate varie ipotesi molto suggestive ma poco documentate.

Una prima ipotesi attribuisce le statue alla scuola veneziana, indicando come autore tale Giacomo Fielle, pur mancando prove di una sua reale esistenza. Intorno a questa ipotesi è fiorita anche la leggenda dell’arrivo dei simulacri a Molfetta grazie alla volontà di Evangelista Lepore.

Una seconda ipotesi indica come autore dei Cinque Misteri un artista molfettese, Francesco De Salepicis, altra figura di cui, però, non si hanno notizie.

Un’ultima ipotesi colloca le opere nell’ambito della scuola napoletana come, del resto, venne ribadito già nel 2012, in occasione della presentazione dei simulacri dopo il restauro conservativo. Venne, infatti, evidenziato che per le vesti (tunica di Gesù al Calvario e i panni del Cristo flagellato e il mantello del Cristo deriso) era stata utilizzata la tecnica della damaschinatura o estofado de oro, con un disegno e una lavorazione tipica delle botteghe napoletane (n.d.r.).

Franco Stanzione ha, inoltre, ravvisato molte somiglianze confrontando il Cristo alla colonna custodito a Molfetta e una statua, raffigurante lo stesso soggetto, custodita a Savona, anch’essa attribuita a un autore ignoto di scuola napoletana. Simili il volto, la postura, la barba. Per averne conferma basta osservare le splendide foto che arricchiscono il volume.

Stanzione, però, si confessa affascinato dall’ipotesi veneziana; per questo traccia un quadro dei contesti di Molfetta e di Venezia nel XVI secolo sino a dare spazio a un “sogno”: e se fossero le statue dei cinque misteri a osservarci e a parlare? Da quella che l'autore definisce una sua "follia" scaturisce un misterioso e immaginario dialogo tra le statue di Gesù alla colonna (Cristo flagellato), Gesù alla canna (Cristo deriso) e Gesù al Calvario. Dialogo che avviene nel primo venerdì di Quaresima, quando iniziano i riti confraternali con l’esposizione dei simulacri, uno per settimana.

Nel dialogo, riportato in appendice alla pubblicazione, si ripercorre l’ipotetico arrivo delle statue da Venezia, la sostituzione di quella danneggiata, l’elogio per il ripristino dell’uscita notturna, il timore di finire in un museo ma anche pungenti commenti su atteggiamenti ed episodi che possono osservare quando attraversano le strade cittadine (rifiuti abbandonati, auto, smartphone e i-pad che disturbano il momento dell’uscita della processione, chiacchiericcio).

Il dialogo immaginato è stato trasformato in azione scenica dai bravissimi attori del Carro dei Comici, Pantaleo Annese, Leonardo Mezzina, Francesco Tammacco (che hanno interpretato i tre simulacri) e Gabriella Caputi (voce narrante).

La serata non poteva non concludersi che con le note del Ti-Tee eseguite dalla Bassa Musica: immancabile colonna sonora, triste e solenne, di tutte le processioni pasquali, a partire da quella della Croce che, finalmente, domani notte tornerà a segnare l’inizio della Quaresima.

@Riproduzione riservata

Autore: Isabella de Pinto
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