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Doppi turni o lezioni nelle caserme? Un problema difficile
15 luglio 2020

In vista della riapertura delle scuole a settembre, i problemi sono tanti e non tutti sono d’accordo sulle proposte per affrontarli. Le perplessità maggiori vengono dagli insegnanti, preoccupati di svolgere una didattica dimezzata o insufficiente. “Quindici”, in questa mini inchiesta, ha sentito una di loro, la prof.ssa Olimpia Rana, 52 anni, docente di latino e greco. Ha timore per la riapertura delle scuole? «Sì, perché le indicazioni e gli orientamenti sono ancora vaghi e, in taluni casi, di difficile attuazione». Giudica sufficienti le misure del governo, oppure dovevano essere più severe? «Le linee guida che sono state diffuse possono essere giudicare sufficienti, anche se sono ancora in fase di perfezionamento ». Aver demandato ai dirigenti scolastici alcune decisioni è stato giusto oppure tutte le scelte dovevano essere fatte dal governo? «È stato giusto in rapporto alle scelte legate alle strutture perché i dirigenti scolastici conoscono con più efficacia le caratteristiche dei singoli territori, tuttavia i presidi lamentano un carico di responsabilità ». Molte aule non sono a norma coronavirus, come si potrà garantire il distanziamento? «Bisogna intervenire sul numero degli alunni presenti in classe e cercare soluzioni alternative e fuori dagli edifici scolastici». Per garantire il distanziamento ed evitare le classi pollaio, si dovrà fare lezione nelle palestre e nei cortili dove ci sono? E quando arriva l’inverno? «Sono molto scettica rispetto all’utilizzo di palestre e/o cortili i quali, spesso, risultano inadeguate per l’attività didattica». Per disabili E che necessitano del sostegno? «Bisognerà garantire ogni continuità di servizio per tutti». Si dovranno ridisegnare le aule e i banchi, le strutture scolastiche saranno da ripensare. «Sì, sia le strutture che la suppellettile». Che ne pensa della proposta di utilizzare caserme ed edifici dismessi per fare le lezioni? Oppure palestre e strutture private? Ma servono tanti soldi. «Sono d’accordo perché se possono essere una possibilità alternativa alla DAD, in ogni caso, ritengo che sia migliore». Meglio doppi turni oppure orari ridotti? «Sono dibattuta per la risposta, l’organizzazione dell’orario dipende dall’organizzazione generale della didattica, pertanto diventa marginale». Ci sarà un divario fra scuole sofferenti e scuole con strutture efficienti? «Si potrebbero creare differenze in rapporto alla disponibilità delle strutture. Questo è un dato già presente nell’organizzazione della scuola». Servono 100mila nuovi insegnanti, col rischio di una didattica approssimativa con supplenti che non torneranno più. «Spero che si attui una politica seria di reclutamento di nuove leve, evitando la discontinuità didattica, causata dalle supplenze e dal precariato». Meglio le mascherine oppure no, basta la distanza boccale? «Io insegno nella scuola secondaria di II grado per questo non trovo l’uso della mascherina particolarmente disagevole». Nelle attuali condizioni, lascerebbe un bimbo piccolo al nido? Quali costi aggiuntivi per le famiglie costrette ad utilizzare baby sitter? «Preferirei sottopormi ai costi aggiuntivi ». La data del 14 settembre per riaprire le scuole è giusta oppure era meglio aspettare una settimana dopo le elezioni? «A mio parere sarebbe opportuno non utilizzare gli edifici scolastici per le operazioni di voto». Quali problemi per gli insegnanti? «Non ho particolari timori per la riapertura delle scuole, anche se si paventano riprese di focolai in autunno, per cui rimuovo momentaneamente i miei timori, aspettando le fasi successive». © Riproduzione riservata

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