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DonneXBersani 2013, le risorse migliori del Paese per una riscossa civile
28 ottobre 2012

MOLFETTA - In attesa delle primarie del centrosinistra in Italia, la Rete Puglia dei Comitati DonneXBersani 2013 si attiva per esprimere il proprio sostegno a Pierluigi Bersani nelle Primarie per la candidatura a Premier nel 2013. Ecco il comunicato stampa del comitato.
«La donna del Mezzogiorno non può più essere considerata il sostituto di un welfare inefficiente o insufficiente. Le donne, più che mai in questo momento storico, devono contribuire alla selezione del candidato premier del centrosinistra offrendo il proprio punto di vista sulla crisi italiana e per individuare le scelte più opportune per permettere all’Italia di tornare a occupare il posto che gli spetta tra i grandi dell’occidente.
Questo è lo spirito che animerà la rete pugliese dei Comitati DonneXBersani 2013. Una rete che si attiva per esprimere il proprio sostegno a Pierluigi Bersani nelle Primarie e per la candidatura a Premier nel 2013. La presentazione del comitato è avvenuta a Bari, nella storica libreria Laterza.
"Nella determinazione del sostegno a Bersani - ha dichiarato Antonella Vincenti Coordinatrice Regionale Donne PD- assumono un peso decisivo alcune questioni rilevanti per le donne per poter affrontare la sfida del governo: il ricambio è una necessità reale così come il riequilibrio di genere nella rappresentanza politica. E per colmare quel distacco tra politica e cittadinanza, che si manifesta da tempo e con toni sempre più drammatici, è necessario parlare al paese un linguaggio di serietà e di verità, rifuggendo da narrazioni artificiose e dalla riproposizione di soluzioni miracolistiche".
L'Italia ha poi bisogno di un disegno riformatore complessivo, all'interno del quale risulti strategico il ruolo svolto dal Mezzogiorno. E per raggiungere questo obiettivo, il comitato DonneXBersani 2013 parte proprio da quelli che il segretario del Pd ha definito "investimenti nei diritti di cittadinanza": legalità, giustizia e sicurezza per famiglie, lavoratori e imprese. C'è una grande domanda di cambiamento nel paese. E le donne italiane si sono unite in questa richiesta di cambiamento. Chiedono con forza di essere protagoniste della rinascita sociale e civile del paese».



 

A promuovere il comitato pro Bersani nella nostra regione, donne di spessore e talento: Antonella Vincenti, coordinatrice regionale Donne Democratiche; Elena Gentile 59 anni, pediatra di Cerignola al suo secondo mandato alla Regione Puglia nella giunta Vendola con delega al Welfare, Chiara Pertosa, 32 anni, di Monopoli, imprenditrice; Antonella Maci 42 anni di Cellino San Marco (BR) stimata imprenditrice nel settore vitivinicolo;   Antonella Cusmai, componente del Direttivo Regionale Anci Puglia; Arianna Zizzo, 46 anni nata a Bari, dirigente regionale ACLI PUGLIA; Marta Teresita Galeotta, 58 anni, laureata in medicina e chirurgia e specializzata in Chirurgia plastica a Padova, attualmente assessore provinciale a Taranto; Patrizia Sgambati , nata a Ceglie Messapica (BR), ma barese d’adozione, affermata giornalista professionista; Giuliana D’Amato, 29 anni, nata a Barletta, a breve laureata in odontoiatria e protesi dentaria, componente del direttivo regionale del PD pugliese e portavoce provinciale delle Donne Democratiche della BAT.Di seguito, l’intervento del comitato per il sostegno a Bersani.
 
«Riteniamo che le donne debbano contribuire alla selezione del candidato premier del centrosinistra offrendo il proprio punto di vista sulla crisi italiana e per individuare le scelte più opportune per permettere al nostro paese di tornare ad occupare il posto che gli spetta tra i grandi dell’occidente: a fondamento, la certezza che nella fase storica, politica ed economica che attraversiamo il ruolo delle donne risulta sempre più determinante per affrontare e risolvere i nodi cruciali del paese.
La scelta del sostegno a Bersani parte dal riconoscimento che l’impegno di tutti i candidati alle primarie è finalizzato alla scelta del leader per il governo del paese, ma soprattutto all’affermazione del centrosinistra nelle elezioni del 2013. E, al contempo, dall’accettazione della “carta di intenti” come fondamento di un impegno comune dei democratici e dei progressisti italiani.
Nella determinazione della scelta per Bersani assumono un peso decisivo alcune questioni che riteniamo particolarmente rilevanti per poter affrontare la sfida del governo. Il primo riguarda il terreno di gioco sul quale si svolge la contesa politica, che si riassume nel rifiuto di ogni forma populistica e demagogica che richiami modalità tipicamente antipolitiche: la stessa “rottamazione” – emersa fin troppo vigorosamente nel confronto delle primarie - non basta per governare l’Italia, e la pur sacrosanta necessità di un ricambio nella rappresentanza – tema sul quale le donne ritengono di avere molto da dire - non può essere rozzamente brandita come una salvifica panacea: ci vuole un’idea di paese ed un progetto di governo, ed è nostra profonda convinzione che Bersani sia il candidato più idoneo per costruire un programma di governo per l’Italia credibile e condiviso. Il ricambio è una necessità reale - così come il riequilibrio di genere nella rappresentanza - nel Mezzogiorno lo è ancora di più, ma non bisogna scambiare il tema della partecipazione e della rappresentanza politica per il governo dell’economia di un paese da anni in recessione e con il 35% dei giovani privo di occupazione.
Allo stesso momento, per colmare quel distacco tra politica e cittadinanza che si manifesta da troppo tempo e con toni sempre più drammatici, è necessario parlare al paese un linguaggio di serietà e di verità, rifuggendo da narrazioni artificiose e dalla riproposizione di soluzioni miracolistiche. Di fronte al disastro di una destra in dissoluzione; di fronte ad una cultura politica alimentata da vecchi e nuovi demagoghi che esaltano i difetti della cittadinanza invece che le sue virtù crediamo che sia necessario raccogliere le risorse migliori del paese per una riscossa civile, di mettere in moto le energie migliori di un paese che si sa rispettare e che si vuol fare rispettare in Europa nel mondo.
L’Italia per uscire dalla crisi ha bisogno di un programma di riforme che abbiano al centro il tema della riforma complessiva delle istituzioni e il rilancio dell’economia e dell’occupazione. Il tema della mancanza di lavoro sta ormai assumendo nel nostro paese dimensioni al limite dell’emergenza democratica. La crisi economica continua a produrre emorragia di posti di lavoro, le imprese sono sempre più in difficoltà negli ordinativi, nella capacità di accesso al credito, per gli alti livelli di pressione fiscale; le recenti scelte di politica economica hanno contribuito a indebolire ulteriormente un’economia da troppo tempo in recessione.
L’Italia non può pensare di uscire da questa crisi da sola e non può farlo immaginando un paese a due velocità. Il nostro futuro è sempre più vincolato all’Europa ed è in questo contesto che si giocano i nostri destini. Allo stesso tempo è impensabile una politica di sviluppo che escluda il Mezzogiorno, sottovalutando il ruolo che esso occupa dal punto di vista geografico ed economico nel bacino del Mediterraneo: l’Italia necessita di un disegno riformatore complessivo, all’interno del quale risulti strategico il ruolo svolto dal Mezzogiorno. Un Mezzogiorno che nel corso di questa ultima legislatura profondamente segnata dall’ipoteca leghista ha subito una indegna rapina di risorse; un Mezzogiorno che più di altri nel paese ha pagato il prezzo di una crisi economica e finanziaria senza precedenti, soprattutto con i giovani e le donne per i quali si sono riaperte le vie dell’emigrazione di massa; un Mezzogiorno che ha bisogno di idee chiare, programmi incisivi ed un nuovo modello di sviluppo, uno sviluppo sostenibile e duraturo.
Per raggiungere questo obiettivo, bisogna partire da quelli che Bersani ha definito investimenti nei diritti di cittadinanza: in primo luogo legalità, giustizia e sicurezza per famiglie, lavoratori ed imprese. Ma soprattutto il Mezzogiorno deve investire per valorizzare il suo capitale sociale, in modo particolare su giovani e donne. La crisi economica - nel suo impatto su un paese che presenta antiche fragilità di sistema - sta producendo effetti devastanti per chi viene espulso dal sistema produttivo, o per chi non riesce ad entrarci o rientrarci. Emergono nuovi bisogni di politiche attive per il lavoro che si affiancano alle tradizionali politiche di conciliazione. Il sistema di welfare, fondamentale in chiave di conciliazione dei tempi per le donne, deve essere ripensato nel suo complesso ed adattato alle mutate condizioni che la modernità ci mette di fronte: la donna del Mezzogiorno non può più essere considerata il sostituto di un welfare inefficiente o insufficiente. Il prossimo governo deve fare grandi investimenti nelle politiche sociali, a partire dal ripristino del Fondo Nazionale per le politiche Sociali.
C’è una grande domanda di cambiamento nel paese, le donne italiane si sono unite in questa richiesta di cambiamento: chiedono con forza di essere protagoniste della rinascita sociale e civile del paese. Lo chiedono in particolare le donne del Mezzogiorno, che chiedono di costruire nella propria terra il loro futuro e la loro famiglia. Lo chiedono a gran voce le donne democratiche e progressiste pugliesi, nella convinzione sempre più crescente di essere in grado di corrispondere da subito a quella richiesta di cambiamento e di poter contribuire con la loro forza e con il loro lavoro a costruire le condizioni migliori per un futuro fatto di sviluppo e di benessere per tutti.
Noi crediamo che tutto questo sia possibile. Che il cambiamento è possibile. Ci guida la nostra forza, la nostra passione, la nostra convinzione che il futuro è solo nelle nostre mani e nel nostro lavoro. Pierluigi Bersani rappresenta la carta vincente per produrre il cambiamento che noi tutte ci aspettiamo e per il quale ci impegniamo».
 
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