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Donne in giunta, il sindaco sulla decisione del Tar
22 settembre 2001

MOLFETTA – 21.9.2001 Il sindaco di Molfetta Tommaso Minervini ha commentato nel corso di una conferenza stampa la decisione del Tar che ha rigettato il ricorso dell'opposizione. Secondo il Tribunale amministrativo regionale, l'iniziativa di adire il Tar da parte dei consiglieri di sinistra è risultata inutile. I consiglieri non sono istituzionalmente legittimati a presentare ricorso. Questo il senso del rigetto della sospensiva sancita nell'ordinanza del Tribunale amministrativo regionale, collegio presieduto dal dott. Gennaro Ferrari, a seguito del ricorso presentato da cinque consiglieri di opposizione (sinistra) a seguito della mancanza della presenza di una donna nella giunta comunale. Secondo alcuni consiglieri di opposizione il sindaco avrebbe violato una norma statutaria nel non assicurare la presenza femminile in giunta. La Giustizia amministrativa non ha accolto la richiesta di sospensiva così motivando: “Il ricorso non appare suscettibile di positiva valutazione, sussistendo profili di scarsa incertezza, specialmente sotto il profilo di legittimazione attiva dei ricorrenti”. La tegola che l'opposizione consigliare aveva preparato è stata fermata dalla terzietà della giustizia adita da una parte dell'opposizione. Per chiarire ai cittadini molfettesi i termini e il senso della posizione municipale, il sindaco Tommaso Minervini ha tenuto una conferenza stampa alla presenza degli avvocati di parte Emilio Poli e Nicola Camporeale. Interessante lo screening – elaborato dal Palazzo di città – della presenza delle donne nei consessi istituzionali: nazionale, regionale, provinciale e municipale: DONNE UOMINI TOTALE CAMERA DEPUTATI 71 548 619 SENATO REPUBBLICA 27 296 323 REGIONE PUGLIA 0 58 58 PROVINCIA BARI 4 42 46 COMUNE MOLFETTA 2 29 31 102 973 1077 La tematica, che non riveste certo questione giuridica quanto politico–elettorale, è stata affrontata durante la conferenza stampa dal primo cittadino: “Il Tar ci ha dato ragione dice il sindaco. Abbiamo operato nel giusto. Non vogliamo discriminare nessuno. Qualsivoglia parità deve essere frutto di una conquista culturale, di una battaglia di civiltà, non può essere imposta da una norma statutaria o da un regolamento”. I miei oppositori hanno fatto una battaglia di retroguardia, hanno cercato con il ricorso al Tar di far invalidare tutti gli atti amministrativi della giunta fin qui prodotti. Hanno cercato, inutilmente, di coinvolgere associazioni femminili e quant'altro, pur di far trionfare la norma della quota obbligatoria delle donne in giunta. Un scelta politica di retroguardia che mina il principio di pari opportunità che resta, ovviamente, un processo: civile, culturale, politico. Se il problema delle donne in politica lo si vuole risolvere con “quote obbligatorie” e chiudere gli occhi sui dati che la realtà civile e politica italiana, nel suo insieme, offre – continua il sindaco - significa fare interessi di segreterie di partito non contribuendo al processo effettivo di pari opportunità. Non mi aspettavo il muro contro muro, volevo che si parlasse e si discutesse in termini politici e culturali dell'importanza delle donne nei consessi democratici, non certo nella aule di giustizia. Dal 1986, anno nel quale per la prima volta le donne vincitrici di concorso in magistratura sono state più numerose degli uomini, le «toghe rosa» hanno sempre più spesso la titolarità delle indagini e le prime pagine dei giornali. Da Maria Grazia Pradella a Ilda Boccassini, da Tiziana Parenti a Grazia Calcagno, una nuova generazione di PM si è conquistata un ruolo e l'attenzione dei media. Di recente, un magistrato ineccepibile, Margherita Ravera, lunghe e difficili indagini sul caso della contessa Francesca Vacca Augusta. Questo ruolo di primissimo piano le donne magistrato non l'hanno certo conquistato con quote a loro riservate! Molfetta ha una cultura e una sensibilità che supera questo modus operandi, ha una tensione non certo circoscrivibile al richiamo a quote assegnate. La parità è e resterà un principio di conquista!” Adelaide Altamura
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