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Donne in giunta: il sindaco piegato da una sentenza, nomina assessore Annamaria Brattoli La maggioranza di centrodestra diserta il consiglio comunale e si rifiuta di parlare e confrontarsi con l'opposizione
15 maggio 2009

Nonostante la lotta accanita del sindaco Antonio Azzollini, per impedire la caduta della giunta e per evitare di vedersi costretto a rispettare la pluralità di genere, la bocciatura del Consiglio di Stato ha favorito la nomina ad assessore di Anna Maria Brattoli (PdL). Tale sconfitta del sindaco chiude una dura battaglia condotta dall’avv. Francesca la Forgia, dalla Consulta femminile, dalla consigliera di Parità pugliese Serenella Molendini, dalla presidente della Commissione per le pari Opportunità Magda Terrevoli, dall’associazione barese “Tessere” e, nell’ultima fase dell’accanita disputa, dall’avv. Valeria Pellegrini. Il mancato rispetto sia dell’art.37 dello Statuto comunale, che sancisce la presenza di entrambi i sessi nella Giunta, che dell’art.51 della Costituzione italiana sul principio delle pari opportunità, rendevano illegittimi i decreti di nomina della Giunta interamente al maschile. Ma, al monito dei consiglieri di opposizione, durante il primo Consiglio comunale lo scorso giugno, il sindaco rispose lanciando offese e invettive, presto sottotitolate su tutti i telegiornali nazionali. A seguito del primo ricorso al TAR, il 12 settembre scorso si è tenuta la prima udienza, che si è conclusa con un’ordinanza in cui si ordinava al sindaco di integrare con una donna la giunta di Molfetta entro otto giorni. Ma il sindaco non si è rassegnato, e ha riproposto gli stessi assessori, offrendo nuovi motivi per avanzare il ricorso. Così, dopo l’udienza del 17 dicembre, il TAR ha emesso sentenza condannando il provvedimento del sindaco e costringendo l’amministrazione al pagamento delle spese processuali. Tutto ciò ad Azzollini non è bastato, la necessità di preservare le sue “creazioni” politiche lo ha portato a presentare ricorso al Consiglio di Stato, il grado superiore rispetto al TAR nella giustizia amministrativa. Ma, il 12 Arpile, il Consiglio di Stato ha ordinato il rigetto dell’istanza cautelare presentata dall’avvocato del comune D’Ambrosio, azzerando l’intera Giunta comunale e invalidando gli atti di quest’ultima. Provvidenziale è stata, allora, la nomina di Anna Maria Brattoli. Ma non tutto sembra ancora risolto fra le file della maggioranza azzolliniana, che si trova a fare i conti con un verdetto pesante per l’operato della Giunta fino ad oggi. Così, il 27 aprile, clamorosa è stata l’assenza di tutta la maggioranza di centrodestra alla seduta consigliare, che per questo è stata annullata in quanto “deserta”. La discussione consigliare avrebbe toccato le due più delicate questioni per il sindaco Azzollini: la bocciatura della giunta da parte del Tar e del Consiglio di Stato a causa dell’assenza di donne e l’annullamento degli atti della stessa. Il sindaco, allora, ha pensato bene di scansare l’imminenza del dibattito politico, evitando di rendere conto alla cittadinanza di un gravissimo fallimento. Un fallimento che, evidentemente, Azzollini sta pagando a caro prezzo, tanto da non poterne presentare pubblicamente la risoluzione. Inoltre, l’assenza di tutta la maggioranza conferma la totale sottomissione di ognuna delle scelte dei consiglieri alle decisioni del sindaco che, a quanto pare, sembra voler disporre arbitrariamente del Consiglio comunale, relegando il ruolo delle sedute a semplici incontri di chiarimento sulle sue personali manovre politiche, puntualmente bocciate dalla magistratura. Tutto a misura del singolo, fino a chiudere gli spazi della trasparenza a volontari ritagli di apertura al pubblico. Sul mancato incontro del Consiglio comunale si è espressa l’opposizione in una conferenza stampa. “Con rammarico prendiamo atto della ingiustificabile diserzione” afferma Mino Salvemini. Secondo il consigliere del PD, tale azione si inserisce in un atteggiamento di autosufficienza del sindaco che annulla il valore delle regole concentrando ogni potere nelle proprie mani. Gli attacchi personali, la questione della capitaneria di porto, il mancato rispetto degli organi di stampa e della presenza femminile in giunta testimoniano la degradazione della dialettica democratica. Oggi l’opposizione ha il dovere di impegnarsi per difendere la rappresentazione popolare e per impedire che la gente venga “irrisa”. Il ruolo subalterno dei consiglieri di maggioranza è evidenziato dalle parole di Pino Amato, ma per Gianni Porta la situazione presenta un altro accento, evidente quando assistiamo alle “sfuriate” con cui il sindaco cerca di imporre la propria voce: il PdL ha oggi una forza esclusivamente dominante, non più dirigente. La condotta del sindaco punta ormai ad annullare il confronto per totalizzare le voci in un’unica visione, imposta alzando i toni, chiudendo le sedute alla stampa, disertando il Consiglio comunale. C’è allora un’intima debolezza nelle azioni del sindaco, il quale cerca di colmare queste mancanze opponendo alle proposte della minoranza la compattezza di una maggioranza che, come afferma il consigliere Giovanni Abbattista (PD), si rivela “acritica”, totalmente condizionata. Questa debolezza, secondo il socialista Nicola Piergiovanni, “è la sua fine”. La conferenza è chiusa dalle parole del consigliere Mauro de Robertis, secondo il quale tutte le forze civili devono prendersi carico della difesa della democrazia, messa in pericolo in questa città. Ma, nel Consiglio comunale del 4 maggio, alla richiesta di chiarimenti sulla questione della nuova giunta, il consigliere Angelo Marzano (Pdl) risponde chiedendo il ritiro del punto, in quanto ritenuto un’ “invadenza di campo”. L’amministrazione, infatti, sta già prendendo dei provvedimenti, vista la decisione del Tar di invalidare gli atti della giunta. Dopo la diserzione ingiustificata di tutta la maggioranza nella scorsa riunione consigliare, la maggioranza si rifiuta ancora di rendere pubbliche le azioni politiche che dovrebbero corrispondere ad un’opera di rappresentazione popolare. Proprio quella politica che deriva la sua legittimità dall’emanazione popolare e che dovrebbe confrontarsi con la gente, conformandosi alle sue esigenze, cerca di evadere dai principi basilari di coinvolgimento popolare. “Ho paura che qui si voglia tappare la bocca ed evitare il dibattito” afferma il consigliere Mauro de Robertis. Secondo Gianni Porta si sta rinunciando alla possibilità fondamentale di parlare. Ma, per Mino Salvemini, mancano le condizioni per accettare la questione pregiudiziale posta da Marzano. Quest’ultimo, infatti, “non ha detto a quali provvedimenti l’amministrazione sta facendo riferimento per approvare gli atti precedenti”. La questione pregiudiziale necessita di essere adeguatamente argomentata. E quando il presidente del consiglio comunale, Nicola Camporeale, incurante di tutto, decide di mettere ugualmente al voto la richiesta di Marzano, Salvemini minaccia di interpellarlo. La maggioranza, allora, approva la proposta, permettendo al sindaco Azzollini di continuare a leggere il suo giornale e di tacere su tutto ciò che sta accadendo in questa città. Ogni frammento di dialettica democratica continua ad essere calpestato dalla maggioranza. Tutte le azioni politiche molfettesi sembrano ormai decise nei tribunali, mentre i consiglieri pensano di poter usufruire di quelle comode poltrone stando lontano da tutti. Dall’opposizione, dalla stampa, dai cittadini, dalla città. La mortificazione della democrazia sembra ormai una bruciante realtà. Sembra, dunque, che il sindaco Antonio Azzollini non riesca a districare l’imbroglio legislativo aggrovigliato a misura del proprio orgoglio, della propria onnipotenza. Ma c’è un “volgo disperso” che attende un resoconto da chi, dopotutto, resta chiamato in quell’aula dalla volontà generale, e non dall’opprimente insistenza degli “avversari”. E quando quell’insistenza si fa talmente assordante da eliminare ogni presenza di maggioranza dall’aula consigliare, diventa evidente il segnale che quella rete ben annodata dal sindaco non basti più. Perché se è vero che “tutti i nodi vengono al pettine”, povero il nostro Azzollini.

Autore: Giacomo Pisani
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