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Dimessi 16 consiglieri comunali. Termina ufficialmente l'amministrazione di Tommaso Minervini
30 marzo 2006

MOLFETTA – 30.3.2006 Come annunciato negli scorsi giorni, questo pomeriggio sedici consiglieri comunali hanno formalizzato le loro dimissioni determinando l'immediato scioglimento della massima assise cittadina e la contestuale caduta del sindaco, Tommaso Minervini (nella foto). I sedici consiglieri che hanno consegnato nelle mani del segretario comunale le loro dimissioni sono: gli otto di Forza Italia (De Bari, Petruzzella, Secondino, Rafanelli, Scardino, Spadavecchia, Amato, La Grasta), i due di Alleanza Nazionale (Brattoli e Pappagallo), due della Margherita (Nino Sallustio e Lucanie) visto che la consigliera Maria Sasso è all'estero, il consigliere Corrado Minervini dei Ds, Luigi Cataldo di Rifondazione Comunista, Mauro de Robertis dell' Udeur e Nicola Angione del Laboratorio Politico. Per altro, pochi minuti prima, lo stesso primo cittadino aveva formalizzato le sue, di dimissioni, dopo aver presieduto l'ultima giunta (ed approvato in fretta e furia gli ultimi provvedimenti), salutato i più stretti collaboratori ed anche quei consiglieri che si accingevano a salire sul Comune per l'ultimo atto di questa stagione amministrativa. “Troppo tardi! – è il commento del già sindaco Tommaso Minervini, come egli stesso si definisce, fatto pervenire alla stampa, come ormai consuetudine, via sms – Il rispetto delle istituzioni ha vinto anche questa volta!”. Insomma il “già sindaco” rivendica con soddisfazione il merito di aver “battuto sul tempo” i consiglieri comunali in quella che evidentemente a lui deve essere sembrata una gara (bell'esempio di rispetto per le istituzioni!) a chi presentasse prima le dimissioni. Ci sembra davvero una magra consolazione per chi ha avuto il compito di amministrare la città per cinque anni, che, tra l'altro, non tiene conto neanche del fatto che le sue dimissioni sarebbero divenute efficaci a tutti gli effetti solo tra venti giorni, così come prevede la legge, e quindi in questo lasso di tempo egli sarebbe stato comunque formalmente il sindaco della città (seppur dimissionario), mentre lo scioglimento del Consiglio Comunale determina la sua immediata caduta e il conseguente commissariamento dell'Ente. Nell'atto di dimissioni protocollato nel pomeriggio, il sindaco motiva la sua scelta facendo riferimento alle “volontà dichiarate dai contrapposti schieramenti consiliari di raccogliere le firme dei consiglieri, atte a far sciogliere anticipatamente le istituzioni comunali, seppure di poco. Questo pone le istituzioni in condizioni di precarietà – prosegue l'ex sindaco – e quindi per la dignità delle istituzioni medesime considero necessario interrompere tale incertezza ed affidare ad un organo terzo la gestione ordinaria della fase del confronto elettorale che è giusto avvenga nella serenità democratica. Ringrazio tutti – conclude Tommaso Minervini – nessuno escluso, tutti i dipendenti e tutti i cittadini per questi anni di servizio”. “Le dimissioni dei sedici consiglieri comunali – è stato il commento di Lillino Di Gioia, candidato sindaco del centrosinistra, anch'egli presente questo pomeriggio in Comune – sono la logica conseguenza degli equivoci su cui questa amministrazione era nata già cinque anni fa e pongono fine allo spettacolo indecoroso che si andava trascinando ormai da mesi e che il centrosinistra ha denunciato con forza in tutto questo tempo. Questa è la fine ingloriosa che merita una amministrazione come quella guidata da Tommaso Minervini che ha mal governato la città in questi anni e contro la quale il centrosinistra ha svolto, sin dal primo momento, una fondamentale azione di opposizione, in Consiglio Comunale ed in città. Era ora che questo sindaco se ne tornasse a casa. Questo passaggio – prosegue Di Gioia – rafforza ulteriormente la coesione e l'unità di intenti di tutto il centrosinistra in vista dei due importantissimi appuntamenti elettorali che sono ormai alle porte, quello del prossimo 9 aprile per le elezioni politiche e quello del 28 maggio per le elezioni amministrative. In questa campagna elettorale ci confronteremo, da un lato, con la Casa delle Libertà che ha condiviso per quasi tutto il mandato la responsabilità del governo della città con l'ormai ex sindaco, e dall'altro proprio con Tommaso Minervini postosi a capo di una coalizione spuria”. Non condivide l'opinione che questo sia l'epilogo naturale di un progetto civico nato su un equivoco, Giusi De Bari, che in questi anni ha svolto il delicato compito di capogruppo di Forza Italia: “No, non c'è stato nessun equivoco. Quello di oggi è il frutto di una evoluzione non prevista di un accordo, fatto nel 2001, che aveva ottenuto un grande consenso popolare e che ha consentito quasi cinque anni di amministrazione”. Sulle dimissioni presentate poco prima da Tommaso Minervini, Giusi De Bari è molto duro: “Considero assolutamente strumentali queste dimissioni e le motivazioni addotte. La rottura della coalizione su cui si basava il mandato sindacale doveva già da tempo comportare un passo indietro da parte del sindaco. Le nostre dimissioni si sono rese necessarie per fare chiarezza nel quadro politico locale e le condizioni per fare questo si sono venute a determinare nel corso dell'ultima settimana”. Giulio Calvani
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