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De gustibus disputandum est Che brutte quelle giostre sulla banchina!  
15 marzo 2007

Sulla logica dell'urbanistica molfettese e sul suo buon gusto, indubbiamente c'è tanto da dibattere. Ma quelle giostre, quel luna-park improvvisato nei pressi del borgo antico (nelle foto di Alessia Ragno), davvero è insopportabile. Aldilà delle musichette da cartone animato, aldilà delle luci coloratissime, resta lo scempio di un paesaggio destinato a restare sulle cartoline e nei ricordi. Quello di una passeggiata nel primo pomeriggio durante un caldo agosto, quando il mare luccica e quasi non sembra più sudicio, ma una tavola azzurro intenso; poi il Duomo bianco lucente, che in tanti secoli è rimasto intatto e sempre uguale a se stesso. Oppure il Duomo alla sera. O quello, spettacolo unico e indelebile nella memoria di in buon molfettese, del Duomo al tramonto, quando una luce rossastra lo illumina nella sua modesta imponenza. Ricordi questi. Ora quello che resta è un girare monotono e ossessivo di una giostrina, il metallo luccicante delle altre giostre di dimensioni medio-grandi, la musichette che stonano e deturpano il luogo e l'atmosfera prima esistente. Qualcuno potrebbe ribattere che resta un trafiletto di terra libero da cui osservare il duomo. Ma la questione non cambia, perché resta il cattivo gusto di che autorizza quei giostrai a stare lì, in quella zona che è il cuore della città, in quello scorcio di terra che è Molfetta, la Molfetta dei poster e delle belle fotografie e cartoline. Che gioia, però, vedere qualche bambino sorridere su quelle giostre. Ma che tristezza pensare del panorama di cui è stato privato. Sicuramente un bambino non comprenderebbe la magnificenza di una semplice veduta, ma quel ricordo certo lo accompagnerebbe. Sempre. Non sarebbe stata meglio una classica passeggiata col nonno, quando il gelato si scioglie tra le dita e lascia una zuccherosa patina da leccare e il nonno invita a vedere il mare, le barche dai nomi più impensabili, il faro, il Duomo? Ma Molfetta è una città strana. E così, dopo palazzi che si ergono occupando la strada, tra piazze in ricostruzione e destinate e restar tali, tra parchi perfettamente funzionanti e inspiegabilmente chiusi, vede parte della storia urbanistica della città così lacerata da un lunapark arrangiato, rischia di diventare normale. Del resto è proprio vero. Molfetta è davvero una città strana.
Autore: Alina Cormio
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