Recupero Password
Dal crollo delle torri alle “paure gemelle” Recensioni
15 dicembre 2001

“Paure Gemelle” è un libretto apparentemente minimalista. Copertina in bicromia, niente immagini all’interno. A stringerlo fra le mani non sospetteresti mai cosa si agita in queste 95 pagine (“Paure Gemelle”, Aracne Editrice, pp. 95, 11.700 lire, 6 euro, pauregemelle@yahoo.it; aracne.editrice@flashnet.it). Devi viaggiarci dentro per avvertire la scossa tellurica da cui nasce, per apprezzarne la diversità dal materiale che inonda le mensole delle librerie dopo il crollo delle Twin Towers. Prende forma quasi naturalmente, questo diario-quaderno. Intorno alle sei del pomeriggio dell’11 settembre, dopo tre ore di totale ipnosi davanti alla televisione, i ragazzi di un gruppo di amici universitari, studenti di Scienze della Comunicazione in una piccola università romana (tra cui tre molfettesi: Tommaso Altamura, Roberto Patriarca e Paola Natalicchio – curatrice del libro) cominciano a mettersi in contatto tra di loro. Telefonate, e-mail, chat, sms: la serata dell’11 settembre la passano così, nel tentativo di elaborare il lutto, di capire l’incomprensibile, e più semplicemente di non restare da soli a farlo, schiacciati da troppe emozioni e punti interrogativi. Uno di loro ha un’idea: utilizzare la scrittura, passione comune, come valvola di sfogo, ma anche come strumento per canalizzare le ansie del momento, per dileguare il panico e trasformarlo, risolverlo in qualcosa di diverso. Parte lo scambio di pezzi, disordinato, assolutamente fine a se stesso: nessuno pensa a un libro, qualcuno azzarda l’ipotesi di un numero speciale del giornale universitario. Poi l’adrenalina cala, le e-mail impazzite finiscono, le stampanti si mettono in funzione, e un centinaio di fogli pieni di parole invadono le scrivanie. Meritano di essere sistemati, divisi in sezioni, rilegati e presentati da qualche parte. Si decide di provarci. Una professoressa suggerisce una soluzione. Un giovane editore romano si rende disponibile. E l’idea si materializza quasi casualmente, insperatamente. Sfogliando “Paure Gemelle” questa spontaneità la leggi tutta. Non ti senti dall’altra parte del libro: ci finisci dentro. Forse perché questi pezzi sono più fotografie da sfogliare che prese di posizione da condividere o da cui dissentire e raccontano un 11 settembre di cui le cronache si sono occupate poco: quello di chi non era nelle Torri ma ci è rimasto sotto lo stesso, dello spettatore incredulo e inerme, lontano ma coinvolto, sorpreso da una notizia così apparentemente impossibile mentre faceva le cose di tutti i giorni. Con la preziosa possibilità di continuare a farle, volendo: ma senza la capacità di riuscirci come prima. O forse più semplicemente per le ambientazioni di questi racconti, saggi, e-mail, poesie e quant’altro: così assolutamente famigliari. Dall’autobus in cui sale Pierpaolo prima di sapere del crollo delle torri al divano del salotto di Riccardo e di Paola, che prima della notizia guardavano lo stesso telefilm americano; dal treno su cui viaggia Carla mentre la chiamano per avvisarla del disastro alla casa di Roberto, in cui guarda Shiendler’s List la sera dopo la tragedia. Li accompagni, questi ragazzi, nel flashback del loro martedì 11 settembre e dei giorni a venire. In alcuni casi provi con loro a capire, ad analizzare; in altri preferisci abbandonarti a liberatori sfoghi semiadolescenziali. A tratti imprechi, a tratti preghi. Oppure evadi nel mondo delle fiabe, ma le racconti come andarono veramente, perché non è più tempo di bugie: il lupo cattivo che sgozza il cacciatore, Pinocchio che non riesce più a uscire dal ventre della balena, la bella addormentata che è morta, Hansel e Gretel che finiscono senza scampo nel pentolone. E’ un mosaico di tante cose diverse, questo libretto, tutte figlie dello stesso martedì maledetto. E ne esci un po’ stordito, un po’ stizzito, un po’ intristito. Alla fine, poi, tiri su le spalle. Ne concludi che quantomeno siamo tutti sulla stessa barca e che esistono barche peggiori di questa; che esiste ad esempio chi non può neanche aspirare a una zattera fatiscente per sfuggire alla tempesta della guerra. Provare paura e poterne fare della letteratura, di questi tempi, è anche un lusso e un privilegio. Non dimentichiamolo. Michele de Sanctis jr.
Nominativo
Email
Messaggio
Non verranno pubblicati commenti che:
  • Contengono offese di qualunque tipo
  • Sono contrari alle norme imperative dell’ordine pubblico e del buon costume
  • Contengono affermazioni non provate e/o non provabili e pertanto inattendibili
  • Contengono messaggi non pertinenti all’articolo al quale si riferiscono
  • Contengono messaggi pubblicitari
""
Quindici OnLine - Tutti i diritti riservati. Copyright © 1997 - 2025
Editore Associazione Culturale "Via Piazza" - Viale Pio XI, 11/A5 - 70056 Molfetta (BA) - P.IVA 04710470727 - ISSN 2612-758X
powered by PC Planet