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Da enfant prodige all'incontro con il Terzo Teatro: un impegno sociale L'INT ERVISTA . Umberto Binetti
15 aprile 2015

A Molfetta, la sua città, i più lo ricordano ancora oggi, a sessant’anni passati, come il bambino prodigio o il cantante dei mitici Rovers, ignorando invece la lunga e vivace attività teatrale che ha reso Umberto Binetti e la sua Quarta ipotesi noti e apprezzati a livello nazionale e internazionale. Quindici ha voluto ripercorrere e approfondire insieme a lui questa carriera ricca di successi a partire dalle origini. Nel 1959, a otto anni, la definivano enfant prodige per la bella voce e la mimica che aveva mostrato nel corso del Veglionissimo di Carnevale. Come è iniziata la sua carriera e come ha vissuto la notorietà da bambino? «Tutto è iniziato perché canticchiavo in casa e i miei genitori esaltavano il mio talento. A causa di una tonsillite, un giorno, mi accompagnarono a casa del mio medico che dopo il suo lavoro amava suonare il pianoforte con suoi amici. Io con ingenuità chiesi di poter cantare Volare, mi fu accordato il permesso e mi esibì per loro, lasciandoli stupefatti. Chiesero a mio padre se potevo partecipare al Veglionissimo di Capodanno e quella fu la mia prima apparizione, a cui seguì quella di carnevale. In un batter d’occhio, negli anni a seguire mi ritrovai sul palcoscenico con Domenico Modugno, Gloria Christian, Gino Latilla e Carla Boni, Nicola Arigliano e maestri come Gianni Ferrio e Bruno Canfora, i grandi big del periodo. Essere famosi a otto anni significava camminare per la città con mia madre ed essere fermati dai passanti che le chiedevano di potermi toccare. Si scrivevano grossi articoli su di me, approdai alla RAI e al Musichiere di Mario Riva. Verso i 12 anni la mia voce iniziò a cambiare timbro, non era più quella di un bambino. Nel frattempo avevo iniziato a studiare pianoforte e nel 1968 entrai nei Rovers. Avevo 16 anni e davanti a me quattro anni di assoluta celebrità. I Pooh, l’Equipe 84, Patty Pravo, Mal ed i Primitives, Le Orme alcuni dei gruppi con cui i Rovers si confrontarono. Nel 1971 il gruppo si divise e dopo una brevissima pausa incontrai il teatro». Facciamo un salto fino al 1998, allo spettacolo Vlad navigatore… o della sua Ombra di Consuelo Lopez, in cui interpreta il protagonista. Nel finale riesce a trascinare gran parte del pubblico in una danza corale sul palcoscenico. Come riesce a portare la vita reale in scena? È questa la sincerità del Terzo Teatro? «Vlad era un uomo che in giro per il mondo raccoglieva anime perse. Vi era un enorme veliero in legno che si montava in scena alla fine dello spettacolo mediante un gioco di corde. Al grido di: “Alzate le vele”, il veliero veniva aperto e tutti gli attori vi danzavano attorno. È stato straordinario vedere, in città diverse tra cui Bisceglie e Follonica, come una parte del pubblico si sentì coinvolta al punto tale da danzare con noi. Il Terzo Teatro attraverso il gioco della finzione vuole condurre alla totale sincerità. Eugenio Barba nel 1976 nel manifesto del Terzo Teatro definisce un modo ben preciso di fare teatro, diverso da quello tradizionale. A guidarlo vi è un’etica civile che utilizza quelli che sono i problemi del proprio tempo, per farne oggetto del teatro. Il Vlad è stato il mio primo spettacolo multietnico con attori e danzatori, da me diretti, del Senegal, Sudan, Algeria, Tunisia e Congo». Quanto della filosofia di Terzo Teatro è presente in Quarta Ipotesi? Ci spieghi cos’è Quarta Ipotesi. «Quarta Ipotesi è una compagnia di teatro sociale che nasce nel 1986. Molto legata al Terzo Teatro che Eugenio Barba, nel ’76 a Belgrado, ufficializza attraverso un Manifesto. In quegli anni, il grande Maestro, scrive il libro Antropologia teatrale, di cui io mi innamorai fino a conoscerlo parola per parola, note comprese. Anche il nome del mio gruppo, Quarta Ipotesi, nasce dall’esigenza di rendere il pubblico protagonista del progetto teatrale. Se pensate alle tre pareti dello spazio scenografico, dovete considerare anche la quarta parete che è il pubblico che diviene protagonista di ciò a cui aveva solo pensato di assistere. Un pubblico non più passivo, ma protagonista dell’evento. Quarta Ipotesi è pregna di Terzo Teatro per quel che riguarda la preparazione degli attori, un lavoro che vede coinvolto complessivamente l’attore, fisicamente e mentalmente, acceden- do alla memoria e ai sentimenti personali. Ma Quarta Ipotesi è anche figlia di un’altra metodologia, quella di Tadeutz Kantor che voleva l’attore completamente soggiogato dal suo VIVERE sulla scena». Ancora, 8 gennaio 2004, va in scena al teatro Odeon per il TPP Vuoi fare il cane? di cui lei cura la regia. Qui lei rompe l’incomunicabilità tra individui e rende concreta l’integrazione etnica. Anche il recente Al di là del bene e del mare – Storie di Migranti mostra il suo impegno sempre vivo per gli stranieri, perché ha così a cuore questa causa? «Sono un sociologo, da quarant’anni impegnato nel teatro. La convivenza tra popoli, tra diverse culture mi interessa al punto tale da essere stato uno tra i fondatori di una Onlus multietnica. E una difficoltà di convivenza è raccontata in Vuoi fare il cane?, la storia di un lavavetri che disperato per la sua condizione, trovandosi ad un angolo dell’abitazione di una donna ricca, la guarda accudire il suo cane di razza. Decide così di avvelenare il cagnolino e prenderne il posto nella cuccia, ma neppure per lui ci sarà lieto fine. Al di là del bene e del mare invece si apre con la lettura del numero dei morti nel Mediterraneo nel 2014 allo scopo di sollecitare e sensibilizzare le coscienze». Dunque lei è stato bambino prodigio, musicista, attore, regista, sociologo e altro ancora. Come è riuscito a coordinare tutte queste attività? «Mi piace pensare di essere un personaggio delle storie cantate dall’amatissimo Vasco Rossi: Vado al massimo e Vita spericolata. Credo di aver vissuto la mia in modo intensissimo e continuerò a farlo anche se diventerà sempre più faticoso. Ma continuerò a fare teatro, a “far rivivere” le persone attraverso il palcoscenico e a fare il sociologo. E son certo che non soffrirò mai di “ignoranza da ozio” perché continuo ad essere uno straordinario lettore di libri, anche sacrificando ore al sonno». Cosa ha in programma per il prossimo futuro? «Da luglio sarò nella sezione Expo che si terrà a Venezia sul tema della Via della Seta e delle Spezie e al Festival Internazionale di Castel dei Mondi che si terrà, come ogni anno, ad Andria, mentre a settembre probabilmente mi affaccerò all’Expo di Milano con lo spettacolo di teatro danza TERRA di cui ho curato la regia».

Autore: Marianna Palma
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