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CORSIVI. I primi cento giorni di Azzollini: un abile oratore per un magro bilancio
15 novembre 2006

Un abilissimo venditore di merce non proprio di prima scelta, questo ci è sembrato Antonio Azzollini nel corso del suo comizio sui primi cento giorni di amministrazione. Un lungo elenco di cose fatte, quasi fatte, non ancora fatte o in fase di realizzazione: in questo si è cimentato il sindaco/senatore di Forza Italia, condendo il tutto con la sua impareggiabile verve oratoria e con una buona dose di ironia, pur non sottraendosi alla immancabile polemica politica nei confronti dell'opposizione di centrosinistra e degli amministratori molfettesi dell'Unione negli altri livelli istituzionali (Regione e Provincia, in particolare). Eppure qualcosa è mancato. Diciamocelo chiaramente: di straordinari risultati amministrativi in questi primi cento giorni non se ne vedono. Ordinaria amministrazione e nulla di più. L'apertura del presidio di Polizia Urbana nel centro storico (spesso chiuso o desolatamente vuoto), la nomina del nuovo dirigente all'Urbanistica (l'ex assessore, ing. Rocco Altomare), la decisione di rinunciare alla prelazione per acquisire la Multiservizi, poco altro. Poca roba. Nulla di strano, si badi bene. Nulla di cui scandalizzarsi. Di mezzo c'è l'estate e l'amministrazione – per stessa ammissione del primo cittadino – ha bisogno del giusto tempo per “rodarsi” e trovare la necessaria coesione. Fisiologico. Ma pensare che si possa tirare avanti per una intera consiliatura inseguendo il sogno del Porto che verrà è operazione assai rischiosa. Legare le sorti dell'amministrazione e – cosa ancora più importante – della città alla realizzazione di questa grande infrastruttura può rivelarsi un'arma a doppio taglio anche perché per vederla terminata ci vorranno almeno quattro-cinque anni. Giusto in tempo per la prossima campagna elettorale, certo, ma, intanto, Molfetta avrebbe bisogno di risposte urgenti e concrete, in diversi ambiti, e non si può immaginare sul serio che il porto possa rappresentare la panacea di tutti i mali, anche perché sono in molti a ritenere che di problemi potrebbe arrecarne molti di più di quanti non ne possa risolvere. Ma, soprattutto, Molfetta ha bisogno di un sindaco presente sul territorio. Non ci stancheremo di ripeterlo. D'accordo, il Senato ha sancito la compatibilità del mandato di primo cittadino con quello di parlamentare, ma non ha risolto (perché non poteva farlo) il problema della opportunità politica di una scelta del genere. Potrà continuare a lungo, il senatore, a rispondere ad una questione così tremendamente seria con la barzelletta del “dono della bilocazione” che gli avrebbe concesso San Silvio Berlusconi per consentirgli di essere, contemporaneamente, a Roma e Molfetta? No, così non si può. La verità è che gran parte dei suoi giorni il sindaco/senatore la trascorre tra i banchi di Palazzo Madama (come è giusto che sia, avendo avuto un preciso mandato dagli elettori) e, in questo periodo, per l'approvazione della Finanziaria, è sempre più spesso nella Capitale. La nostra città non può essere amministrata dal sindaco per telefono o nei ritagli di tempo, come in molti, finalmente, cominciano a rilevare. Tra gli organi di informazione, certo, ma anche all'interno della maggioranza dove già si comincia a parlare del prossimo candidato sindaco della Casa delle Libertà.
Autore: Giulio Calvani
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