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Coronavirus, parlano gli operatori sanitari
15 marzo 2020

Abbiamo sentito anche gli operatori impegnati sul fronte sanitario. Ecco le domande che abbiamo posto a loro. - Cosa può fare lei, nel suo lavoro, per aumentare la prevenzione? - Secondo le sue conoscenze, sono adeguate le misure di sicurezza prese dal sistema sanitario nazionale e dalle istituzioni italiane? - Quali sono i consigli che può fornire in merito? - Le informazioni che circolano sono adeguate? Pantaleo Stanzione, farmacista: «Una premessa è d’obbligo. Ogni operatore sanitario, sia esso infermiere, medico o farmacista, agisce rispettando linee guida o protocolli consigliati dal proprio Ordine. Questo agevola il nostro lavoro perché, come in questo caso, nella gestione dell’emergenza Coronavirus, sappiamo tutti cosa fare e come gestire ogni situazione. Ognuno, nel proprio ruolo, si deve preoccupare prima di tutto di fornire informazioni utili per la prevenzione. Come farmacisti, stiamo cercando di essere più vicini possibile alla popolazione. I cittadini, oggi, guardano alle farmacie non solo per acquisire nozioni e primi consigli di carattere sanitario, ma anche per percepire il reale e necessario livello di guardia, attraverso l’osservazione dei comportamenti dei farmacisti e l’ascolto dei loro messaggi. Il nostro compito é molto importante. Le misure di sicurezza assunte dal SSN, a mio parere, sono efficienti. Non lasciamoci influenzare dal fatto che, per esempio, per ottenere una prenotazione in Ospedale si debba aspettare mesi. Le regole dettate dal SSN non prevedono che si debba aspettare tanto tempo, sono le persone che gestiscono il sistema che tante volte sbagliano. Quindi se il virus si è diffuso in Italia è perché, probabilmente, qualcuno nel suo lavoro non ha fatto bene quel che gli era stato chiesto di fare. Non cito luoghi o Ospedali in particolare per non suscitare polemiche, ancor meno ruoli e responsabilità delle Istituzioni perché da qui non se ne uscirebbe più. Aspettiamo che arrivi il giorno in cui tutto sarà finito: solo allora si valuterà se, anche a livello istituzionale, sia stato fatto tutto a regola d’arte per poi santificare qualcuno o lanciarlo giù dalla montagna. Penso che se tutti noi operatori sanitari facessimo esattamente il nostro dovere il problema potrebbe essere facilmente controllato, pur nella sua complessità. Mi si chiede se le informazioni che circolano siano adeguate...e chi lo potrà mai dire? Le informazioni fornite a noi operatori sono le stesse che tutti ricevono. Le verità nascoste a tutti sono le stesse verità nascoste a noi, sempre che ce ne siano. Riassumo e ribadisco, quindi, che le misure adottate per la sicurezza sono adeguate alle circostanze del momento. Ora che sto scrivendo mi trovo a Modugno, la città in cui lavoro come farmacista; nel quartiere Cecilia in particolare, per esempio, é tutto normale, non c’é nessun allarme concreto e le misure sono nulle. Ma domani é un altro giorno e le misure saranno in rapporto a quel che succederà. Le misure adottate sono in continua evoluzione, strettamente connesse al momento e al luogo, ma i protocolli sono sicuramente corretti». Andrea Scardigno, volontario AVIS: «Avendo accesso ai social network, in una giornata leggo almeno trenta contenuti tra social e siti. Do credibilità solo a fonti attendibili come le testate giornalistiche di livello internazionale o i comunicati che ci pervengono dall’ASL, dal Ministero e dai centri di coordinamento emergenza. Enorme la quantità di fake-news che sto leggendo in questi giorni. Il Centro Nazionale Sangue, attualmente, sta coordinando e rilasciando informazioni ufficiali in merito. Mi sto attenendo a quelle che sono le direttive emanate dal Ministero della salute (alias, il decalogo che sta girando, giustamente, ovunque). Secondo me bisognerebbe incrementare opuscoli e locandine nei luoghi pubblici con le indicazioni precauzionali necessarie. A lavoro ho gestito personalmente un paio di questioni di panico, rassicurando i colleghi in merito alla situazione e dicendo loro di non creare allarmismo ingiustificato, ma di attenersi solo a direttive ufficiali. Ho notato molta paura, in generale, nei luoghi pubblici: basta dire che i treni che prendo di solito per recarmi a lavoro, quelli della fascia oraria compresa tra le 7 e le 8, sempre stracolmi di gente, si sono quasi svuotati. La psicosi è più pericolosa perché con essa rischiano di venir meno i servizi essenziali. Anche in televisione si percepisce la diffusione di panico, dalle resse ai supermercati e alle farmacie. Purtroppo c’è anche molta discriminazione verso i negozi cinesi e verso i cittadini settentrionali, soprattutto ad Ischia e in Sicilia, ma è un atteggiamento che non serve assolutamente a nulla. In linea di massima io ho fiducia nelle istituzioni e nel sistema sanitario, anche se forse si potrebbe fare di meglio, ma non sono un addetto ai lavori e parlo basandomi su quello che percepisco. L’attenzione, a mio parere, si sta spostando più sui danni economici che sulla salute però. Si sottovaluta molto il fatto che le vittime siano anziani, è come se per loro non ci fosse la solidarietà che meritano. Il Consiglio dei ministri tenutosi in queste sere ha come oggetto misure straordinarie economiche, ma al primo posto c’è la salute. Si passa, nel giro di pochissimo tempo, ad indicazioni tra loro contrastanti: le stesse autorità che avevano decretato la chiusura dei luoghi pubblici hanno emanato nuove ordinanze pe rimettere in moto le città classificate come “zona rossa”, proprio per evitare ricadute economiche. In qualità di volontario AVIS ci tengo a precisare che dai centri trasfusionali ci perviene richiesta di sangue: a Molfetta, come in tutta Italia, stiamo lanciando un appello ai donatori perché ce n’è carenza. Dall’appello sono esclusi, per 28 giorni, tutti coloro che provengono dalla zona rossa italiana e dalla Cina. Fatto sta che abbiamo bisogno di donazioni e stiamo adottando ogni misura necessaria per tutelare i donatori. Chiunque vada a donare, se dovesse avvertire sintomi, è tenuto a chiamare il centro trasfusionale per segnalarli. I donatori di sangue, nell’ultimo periodo, sono diminuiti in tutta la Puglia: purtroppo lo stress provoca l’abbassamento delle difese immunitarie e molta meno gente è disposta a fare questo gesto solidale che, a maggior ragione in momenti come questo, è fondamentale per chi ha già contratto determinate patologie e ne risulta essere una vittima collaterale. In questa situazione è necessario donare anche per gli abitanti del Nord, perché loro, in quanto potenziali contagiati, sono impossibilitati a farlo».

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