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Consiglieri in sciopero: vogliamo stanze e più soldi Rissa tra Pino Amato e l'assessore Uva. Il sindaco vieta di visionare i provvedimenti
15 febbraio 2003

Dopo 18 mesi di governo in cui l'amministrazione comunale di centrodestra ha sfornato una serie di atti che hanno impegnato sia la Giunta che il Consiglio, convocato in media 4-5 volte al mese, i primi gennaio e febbraio 2003 sono passati senza nessuna seduta consiliare. Un dato che è una notizia. Non è che ci siamo persi granché. Finora nelle sedute i consiglieri di maggioranza non hanno fatto altro che assecondare supinamente le decisioni di Giunta. Il dissenso si esprimeva con l'assenza o l'uscita dall'aula al momento del voto. Scarsi i dibattiti quindi, animati solo dall'opposizione. Comunque una mole di lavoro dettata dalle carte, ancora fresche di stampa, trovate sulle scrivanie. Non si è inventato nulla. Si è solo seguita l'agenda dettata da altri, la precedente amministrazione di centro-sinistra. Fin quando il sindaco è rimasto nella normale amministrazione la maggioranza lo ha seguito, ma quando è “uscito dal seminato” ha collezionato qualche buco nell'acqua. L'ostinazione della modifica statutaria per rendere discrezionale e non più obbligatoria la presenza di una donna in Giunta, aveva portato negativamente la nostra città alla ribalta nazionale. Altra ciambella senza buco, le modifiche sullo Statuto della “Multiservizi”, stoppate dall'Autorità per la Vigilanza dei Lavori pubblici. Le varianti al Prg che il sindaco sperava di far digerire senza “Alka-seltzer” alla sua maggioranza. Così come la proposta di istituire la “Molfetta Porto” per la gestione dei 54,6 milioni di euro, per la costruzione del nuovo molo mercantile, si è persa per strada. Infine quel suo far finta di non vedere le pratiche di “malcostume”: raccomandopoli Asm della quale si sta occupando la magistratura è solo l'episodio più eclatante. Casi che se da un lato ha dato dei benefici a qualcuno, dall'altro hanno scontentato molti. Col passare dei mesi i consiglieri di maggioranza hanno cominciato a lanciare segnali di insofferenza verso il “Cesarismo” del sindaco, il quale per tutta risposta si è chiuso ermeticamente nelle sue stanze. Prima o poi anche a Molfetta doveva succedere la frattura tra esecutivo e consiglieri. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, ha visto protagonista il presidente del Consiglio comunale Pino Amato (nella foto), che ha avuto uno “scambio” di… vedute al vetriolo e relativo spargimento di fango, con l'assessore all'Urbanistica, Pietro Uva, col rischio di arrivare alle mani se non fossero intervenuti alcuni “solerti” dipendenti comunali a frenare l'irato Amato. Il motivo? Il rifiuto dell'assessore di mostrare la graduatoria delle cooperative candidate alla nuova “167”. L'episodio ha scatenato una serie di reazioni. Il sindaco ha chiuso a doppia mandata la “Casa comunale” e ha diramato un ordine di servizio alla struttura burocratica, disponendo il divieto di presa visione degli atti amministrativi in istruttoria, ad eccezione di se stesso. In pratica, anche i consiglieri, come tutti i cittadini tranne il sindaco e gli assessori interessati, potranno prendere visione dei provvedimenti solo dall'Albo Pretorio. E se proprio vorranno delle anteprime, potranno visionare gli atti solo se “scortati” dal dirigente di settore, dal direttore generale, o dall'assessore delegato. Evidentemente quando il sindaco prometteva di fare del “Comune” una casa di vetro, si riferiva a vetri fumè o a specchio. Ma Pino Amato non rimaneva a guardare e imbracciava la bandiera di difensore delle prerogative dei consiglieri e in una lettera al sindaco e direttore generale denunciava l'accaduto, il diniego Uva, e li invitava a richiamare gli assessori e dipendenti al rispetto delle prerogative di tutti i consiglieri comunali, tra cui la consultazione di atti e provvedimenti. Inoltre il presidente del consiglio comunale convocava la Commissione Affari Istituzionali per battere cassa e definire una volta per tutte le problematiche che riguardano il lavoro dei consiglieri, più volte sollevate e mai affrontate dal sindaco. Si tratta delle richieste votate dalla quasi totalità dei capi gruppo: locali a disposizione dei gruppi consiliari, gettone di presenza a 51,65 euro per un massimo di 15 sedute liquidabili, indennità di funzione, per coloro che fanno i consiglieri a tempo pieno, chiedendo l'aspettativa, di 774,69 euro (su queste richieste solo Zaza di Rifondazione comunista ha espresso delle perplessità). In pratica, un consigliere in un mese pieno, tra consiglio e commissioni, potrebbe portare a casa fino 1.549,44 euro, che per 30 consiglieri fanno la bellezza di 557.798, euro all'anno di maggiori spese per le casse comunali. Questo dimostra che quando si sceglie la strada della distribuzione “dei pani e dei pesci”, si sa come si inizia, ma non si sa come va a finire, perché poi ogni richiesta appare opportuna. La frattura tra consiglio e giunta emerge nel documento della commissione Affari Istituzionali votato all'unanimità. Sotto accusa il sindaco e l'assessore al Patrimonio Magarelli per il loro “amorfo atteggiamento” verso i problemi dai consiglieri più volte sollevati, con una “diffida a persistere nell'atteggiamento sostenuto, immotivato e lesivo”. Il testo conclude con una sorta di “stato di agitazione”: sospensione di ogni attività sino a quando i gruppi consiliari non otterranno i locali richiesti. Insomma, se non è una proclamazione di sciopero è qualcosa che si avvicina molto. Tutta questa storia ha tutte le caratteristiche di diventare il tormentone dei prossimi mesi e per il sindaco non sarà una passeggiata portare in porto il bilancio di previsione 2003, ormai alle porte. Francesco del Rosso
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