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Comune, sì a consuntivo 02 e Molfetta Porto Raffica di provvedimenti approvati dal Consiglio comunale. Altri 70 ettari alla zona Pip
15 settembre 2003

Dopo un letargo di mesi, in piena estate tra la fine di giugno e l'inizio di luglio, il Consiglio comunale si è più volte riunito per discutere ed approvare una serie di provvedimenti approntati dalla Giunta. Tra i provvedimenti approvati sono da segnalare il Bilancio consuntivo, il via libera alla costituzione della società “Molfetta Porto” e a un'ulteriore ampliamento di 70 ettari della Zona Pip (area artigianale). Consuntivo 2002: avanzo di 387mila euro Sul conto consuntivo l'assessore Magarelli ha dimostrato di aver svolto con diligenza e competenza il compitino, sciorinando numeri senza nessuna valutazione politica e riflessione intorno a se e come la città sia cambiata. Per la cronaca, in bilancio risulta un avanzo di 387.355,19 euro. Francamente ci aspettavamo di più anche dai consiglieri di maggioranza, visto che si discuteva del primo bilancio totalmente a carico del centrodestra, dato che il consuntivo 2001 era stato formulato su un conto preventivo stilato dal Commissario prefettizio. Invece non c'è stato nessun intervento dai banchi della maggioranza, nessuna riflessione e nessun altro dato sullo stato di salute e sul trend sociale, civile, culturale ed economico della città. E' toccato ancora una volta all'opposizione animare il dibattito di fronte a consiglieri sempre più annoiati e ai soliti tre gatti seduti in platea. Certo l'opposizione ha fatto la sua parte, criticando le lacune dell'amministrazione comunale sulla sicurezza, sull'attuazione del Prg e su alcuni provvedimenti di spesa ritenuti inutili. Oltre alle scontate lagnanze di rito, riteniamo importante la provocazione lanciata da Nino Sallustio consigliere comunale della “Margherita” che ha invitato il Sindaco a promuovere in città una riflessione sul perché Molfetta da dieci anni continua a perdere residenti. “Mille residenti in meno è un dato preoccupante, significa un impoverimento di risorse economiche e umane, il tutto non può essere ricondotto al fattore casa, occorre riflettere cosa sta diventando la nostra città che stenta a ritrovare una nuova dimensione”. Nasce la “Molfetta Porto Srl” Disco verde alla costituzione della società a responsabilità limitata a socio unico “Molfetta Porto” per la realizzazione e gestione del futuro molo mercantile per il quale si spenderanno ben 54,5 milioni di euro. Cosa farà questa società e soprattutto cosa faranno gli amministratori che intascheranno degli emolumenti, per ora non è dato sapere, visto che per gli appalti, i finanziamenti, le progettazioni esecutive delle opere, sarà il Comune a gestire tutto. Insomma, i signori di “Molfetta Porto” per almeno i prossimi 5 anni, il tempo di realizzazione delle opere, staranno solo a guardare. E' chiaro che per “stare a guardare” non occorreranno delle competenze specifiche per divenire amministratori di questa società. E l'investitura data per certa alla presidenza del prof. Camporeale, protesi statica locale del sen Azzollini a cui si dovrebbe affiancare un amministratore indicato da Alleanza Nazionale (la candidatura Enzo Tatulli presidente territoriale di An pare non sia tanto scontata), oltre a confermare tutto ciò, è un chiaro segnale su chi comanderà su tutto e su tutti. Su questa questione riportiamo la battuta di un consigliere di maggioranza: “Il senatore ha fatto arrivare i soldi da Roma e noi li abbiamo messi nelle sue mani, speriamo che venga qualcosa di buono per la città”. La zona Pip s'allarga di altri 70 ettari Lasciapassare anche all'ampliamento di altri 70 ettari dell'area Pip che attualmente comprende i 46 ettari della Zona artigianale e i 41 di quella di espansione, in ottemperanza a quanto deciso dal Consiglio comunale nel dicembre scorso che aveva invitato la Giunta a predisporre un piano di ampliamento per rispondere alle crescenti richieste di insediamenti produttivi. Nonostante quest'atto di indirizzo, la vastità dell'area ha sorpreso molti consiglieri, al punto che Pasquale Panunzio di An si è chiesto e ha chiesto alla Giunta e ai tecnici comunali se ci siano dei limiti a queste continue espansioni che sottraggono territorio agricolo, senza che si conoscano le reali ricadute economiche. Una riflessione giusta ma tardiva, quella del consigliere Panunzio. Infatti, la risposta dei tecnici è stata che gli uffici non avevano fatto altro che dar seguito all'indirizzo del Consiglio comunale, considerata la richiesta di 50 ettari da parte del gruppo Casillo per un Centro logistico intermodale. Deroghe sospese Non tutto ciò che era previsto in calendario è arrivato in Consiglio comunale. Tra i provvedimenti ritirati spicca l'importante atto di indirizzo sulle deroghe al Prg. Nei mesi scorsi il sindaco aveva cercato di portare in Consiglio le proposte di singole varianti trovando però lo sbarramento della sua stessa maggioranza, che aveva invocato un atto di indirizzo del Consiglio su tutta la materia. Ma anche l'atto di indirizzo approntato dal Sindaco non è approdato in aula. Vediamo cosa c'è scritto in questo atto che si voleva sottoporre al Consiglio comunale. L'obiettivo dichiarato è quello di consentire interventi di qualificazione territoriale, quando non lo consente la pianificazione vigente o lo consente ma in termini economicamente non sopportabili da parte del soggetto privato. Alla radice c'è una visione dinamica del territorio in funzione della domanda sociale, economica ed imprenditoriale, abbinata alla tutela, recupero e valorizzazione. Quindi per il sindaco è irragionevole e penalizzante negare ogni e qualsiasi intervento di privati e imprese in modifica al Prg, perché considera il Prg datato e le norme vigenti consentono le varianti, attraverso l'istituto della “Conferenza dei servizi”. Il sindaco ammette che un'interpretazione letterale della norma non consente varianti perché il nostro Prg individua le aree su cui si possono realizzare investimenti, però invoca un'interpretazione estensiva del concetto di “non individuazione”. In pratica, siccome le aree previste dal Prg non sono immediatamente utilizzabili, perché fare dei Piani di comparto comporterebbe tempi lunghi, non ritiene giusto negare ad un privato o ad una impresa che vuole realizzare una struttura ricettiva in campagna, un albergo, una casa di riposo, o una clinica privata, solo perché l'area interessata è stata definita agricola del Prg. Basta fare una variante e tutto si aggiusta con le opportune garanzie: piano finanziario garantito da una banca, realizzazione delle opere entro 2 anni, cauzione a favore del Comune in caso inadempienze dell'impresa, divieto di mutamento di destinazione d'uso per 50 anni. Il ragionamento fila, fino ad un certo punto e per alcuni appare ragionevole. Ma l'applicazione di questo concetto rischia di stravolgere completamente la programmazione di tutto il Prg in barba ad ogni regola. Si rischierebbe di costruire dove non era previsto e di lasciare vuote le aree previste, premiando alcuni a danno di altri. Per carità, nulla è immutabile, ma non tutto è mutabile. Altrimenti le regole che ci stanno a fare. Per ora il provvedimento è stato riposto nel cassetto: dubbi sulla liceità, sulla decenza, oppure i poteri forti che tengono a galla questa maggioranza non hanno trovato ancora la classica quadratura del cerchio, o semplicemente centrodestra e soci non sanno che pesci prendere, non avendo un'idea e un progetto condiviso? La risposta l'avremo, forse, nei prossimi mesi. F. d. R.
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