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Completata la strage di alberi
15 ottobre 2010

Non c’è miglior commento all’ultima strage di pini operata in viale Giovanni XXIII, a ponente della città, che mostrare le foto del prima e dopo. Già la primavera scorsa si cominciò il lavoro di disboscamento, che fu sospeso solo dalla ferma protesta dei cittadini residenti, ma ora, improvvisamente, il 23 settembre scorso, in soli due giorni, un’ impresa dotata di grossi mezzi ha sradicato e fatto a pezzi tutti gli alberi rimasti, lasciando il deserto e la costernazione dei residenti, che quegli alberi ultratrentennali hanno visto nascere e crescere, degli studenti delle scuole medie, elementari e dell’infanzia che si affacciano sul viale, oltre a coloro che frequentano la chiesa della Santa Famiglia. Inutili sono state le proteste: qualcuno (chi?) ha deciso che questi pini di Aleppo erano pericolosi e andavano eliminati per far posto ai lecci. Questo viale era forse il più lungo e alberato polmone di verde di questa nostra strana città, che trova i soldi per queste “opere”, mentre non ne trova per fare una periodica, programmata e qualificata manutenzione, pulizia, irrorazione e controllo del pochissimo e malandato verde pubblico dei viali, dei parchi e dei giardini, tutti ridotti in condizioni penose, come tra l’altro denunciato spesso da questo mensile. La politica del distruggi l’esistente e ripianta anche alberi e piante inadatte al nostro ambiente siccitoso (ficus, ginestre, palme nane, magnolie, prati inglesi, ), ha preso il posto del periodico “cura, irrora, controlla, accorcia, raddrizza, sfoltisci, pulisci, taglia i rami secchi, ecc.” che dovrebbe caratterizzare ogni buon agricoltore incaricato di gestire un patrimonio verde privato o pubblico. La foto dei piccoli alberelli di leccio, ripiantati al posto dei rigogliosi pini, rappresenta il colpo finale a questo ex viale alberato. Non era possibile piantare almeno alberi più grandi, a crescita più veloce e più adatti al nostro ambiente e più decorativi e frondosi, tipo tigli o platani, o quantomeno utilizzare le tante piante di ulivo che giacciono nei depositi comunali dopo essere stati spiantati per far posto a palazzi, ipermercati, centri commerciali e zone industriali? Quale esempio di amore e rispetto per la natura è stato dato ai tanti bambini e ragazzi del quartiere? Restiamo in attesa di vedere quanto dureranno queste piante, tra incuria, vandalismi, furti e tempeste di vento e quanti anni ci vorranno per avere un poco di ombra e di benessere da quelli superstiti.

Autore: Mauro Binetti
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