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Come nasce un natante da pesca di 20 metri V parte
15 maggio 2012

La costruzione delle ordinate – nel caso della nostra barca, esse saranno in tutto 48, dalle forme più diverse per seguire l’andamento del disegno delle linee di scafo in funzione della posizione sulla chiglia, da poppa a prora – è un’operazione, d’altronde come tutte le operazioni relative alla costruzione di una barca, complessa e possibile solo a mastri d’ascia più che qualificati. Il profilo di ciascuna ordinata (foto 2) è stato disegnato sul piano di assemblaggio, sul quale si notano le linee d’acqua: in foto, quelle contrassegnate con i numeri 3, 4, ecc.; le forme, “copiate” su fogli di legno leggero (compensato, faesite/masonite) saranno poi riprodotte sulle tavole di dabema (foto 1, si vede un tronco di legno dabema, tagliato a fette in segheria; le fette in basso sono quelle spesse 70mm, utilizzate per la costruzione delle ordinate). Abbiamo già detto che le ordinate, nella loro interezza, sono costituite da diversi pezzi che, assemblati fra loro, costituiranno l’insieme dell’ordinata stessa. Le sagome dei diversi componenti vengono tagliate in modo relativamente grossolano (foto 2), per poi essere rifinite nelle dimensioni e forma voluta ed infine assemblati a formare l’ordinata completa. I pezzi componenti sono numerati e distinti fra semi-ordinate sinistre e destre, perfettamente speculari e simmetriche. Quando tutti pezzi componenti una determinata ordinata sono stati tagliati a sagoma si provvede, prima dell’assemblaggio, a dare loro la vera forma a disegno, con operazione di piallatura accurata (ricordiamo che il taglio delle sagome era stato fatto in modo grossolano) ed a posizionarli sulla sagoma dell’ordinata, disegnata sul piano di montaggio (foto 3). L’operazione successiva, prima dell’assemblaggio, consiste nel formare, sulle superfici strette dell’elemento, gli angoli di quartabono (abbiamo già detto che le superfici interne ed esterne delle ordinate, non sono a squadra - non formano cioè, un angolo retto - ma sono angolate secondo la linea d’acqua che intersecano sul disegno in grande scala – 1:25); e non solo, ma per tutta la lunghezza dell’ordinata, gli angoli di quartabono variano in funzione della forma di scafo. * Per eseguire questa operazione, per ogni ordinata, mastro Michele riporta su una tavoletta (di …appunti) gli angoli di quartabono del profilo di ciascun componente dell’ordinata, in corrispondenza con l’intersezione con le diverse linee d’acqua (foto 4 e foto 5). ** Nella foto 6 possiamo osservare mastro Michele che legge gli angoli di quartabuono tracciati sulla tavoletta, li riporta, formandoli per piallatura, sull’elemento d’ordinata che si vede sul piano della sega a nastro; alle sue spalle, posato sul piano di assemblaggio, possiamo vedere l’altro elemento simmetrico di ordinata, sul quale verranno successivamente formati gli angoli di quartabono supplementari (cioè, ruotati specularmente di 180°). La foto 7 mostra un elemento di ordinata finito (con l’angolo di quartabono già eseguito) sistemato sul suo profilo corrispondente, sul piano di assemblaggio. La squadretta ad apertura variabile appoggiata sull’elemento, ci dà l’idea della superficie angolata dell’orlo. Quando ciascun elemento costituente la semi ordinata è stato correttamente dimensionato, rifinito per piallatura, angolato secondo disegno esso, insieme con tutti gli altri (per alcune ordinate, specie quelle di poppa e delle sezioni centrali dello scafo, gli elementi sono in numero di tre per banda, tenuti insieme nel modo che vedremo nel prossimo capitolo) viene posizionato sul piano di assemblaggio, al suo posto contrassegnato, come detto, da linee accuratamente disegnate (tenuto fermo da una serie di chiodi) e bloccato sul piano con degli stringenti a vite (foto 8). L’operazione successiva, che vedremo nel prossimo numero, sarà quella di collegare fra di loro i vari componenti per formare l’ordinata finita.

Autore: Tommaso Gaudio
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