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Cittadella degli Artisti di Molfetta, un futuro possibile Le realtà culturali cittadine si interrogano sul destino dell'importante struttura
19 gennaio 2017

MOLFETTA - Attivo e partecipato l’incontro incentrato sul destino della Cittadella degli Artisti di Molfetta che è chiusa dallo scorso luglio.

All’invito dell’associazione T.E.S.L.A. hanno risposto i rappresentati di quasi tutte le associazioni cultural, teatrali e musicali presenti nella nostra città, dando vita a un intenso dibattito.

Essenzialmente l’obiettivo è stato quello di formare un comitato pubblico che faccia “opinione”, che possa lanciare idee, suggerimenti perché la presenza dell’importante contenitore culturale possa meglio rispondere ai bisogni e alle istanze della comunità e degli operatori del settore.

Nell’ambito del dibattito, l’avv. Giulio Calvani (nella foto con Riccardo Sallustio, presidente di T.E.S.L.A, e il moderatore Marco Di Stefano) ha ripercorso la vicenda della Cittadella sotto l’aspetto politico-amministrativo. Le radici della realizzazione della struttura affondano nel bando regionale Bollenti Spiriti del 2006. L’intento era quello di attivare dei laboratori urbani in 151 Comuni pugliesi (alcuni andati a buon fine, altri rivelatisi fallimentari).

A Molfetta, alcuni anni dopo (2009), venne pubblicato un bando comunale che ha avuto come oggetto la ristrutturazione dell’ex capannone ASM e la sua trasformazione in contenitore culturale.

Ma il bando comunale, come ha ricordato l’avv. Calvani, prevedeva anche quali dovessero essere le attività da realizzare all’interno del laboratorio urbano. «Questa idea in realtà si è rivelata di cortissimo respiro… – ha aggiunto l’avv. Calvani – È indispensabile un nuovo bando ma il Comune non deve mettere a bando un progetto di gestione bensì la concessione in uso della struttura chiedendo, ai soggetti candidati di presentare un proprio progetto di gestione». La Commissione incaricata dovrebbe, poi, valutare quale possa essere il miglior progetto tra quelli presentati.

Come sottolineato in tutti gli interventi, una volta individuato il soggetto gestore, questi dovrebbe stipulare un protocollo di rete con tutte le realtà culturali, compresi gli istituti scolastici, presenti sul territorio possano usufruire della struttura.

Dal dibattito, al quale hanno preso parte – tra gli altri – Pietro Capurso, Francesco Tammacco e Vito D’Ingeo, è emersa anche la consapevolezza che la gestione debba essere affidata a una “impresa culturale”, in altre parole a realtà che, oltre alle specifiche competenze culturali, abbiano anche una solidità imprenditoriale, che siano in grado di formulare e realizzare un progetto a medio e lungo termine perché si possa efficacemente gestire la Cittadella.

La struttura, infatti, comporta una gestione estremamente onerosa dal punto di vista economico, non a caso in molti hanno sottolineato la necessità di un contributo da parte del Comune a favore degli eventuali gestori.

Sicuramente gli operatori culturali si trovano dinanzi a una importante sfida: quella di poter ripartire su basi nuove, dando spazio ad addetti ai lavori di qualità.

Considerata la complessità della questione, a detta di molti degli intervenuti, è necessario rapportarsi a interlocutori politici permanenti, ossia alla futura amministrazione (qualunque colore essa abbia).

Autore: Isabella de Pinto
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