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Chiara Saraceno: cresce la povertà nelle famiglie e fra i minori del Sud
15 luglio 2015

La povertà consiste nella difficoltà o impossibilità di soddisfare in modo adeguato i propri bisogni nella società in cui si vive e di condurre la vita secondo le proprie aspirazioni e capacità. In questo senso rappresenta una forte limitazione non solo delle possibilità di consumo ma della libertà, questa la definizione di “povertà” che la prof.ssa Chiara Saraceno, sociologa di fama internazionale, ha riportato nel suo libro “Il lavoro non basta - La povertà in Europa negli anni della crisi” presentato da Elvira Zaccagnino, direttrice della casa editrice “La Meridiana”, in occasione del dibattito “Fuori dal ghetto: i margini sociali e la sfida dell’inclusione attiva” nel Giardino del Mammoni, nel cuore del nostro centro storico. Sono intervenuti il sindaco Paola Natalicchio e il vicesindaco Bepi Maralfa per discutere con proposte concrete sui possibili rimedi alla povertà che attanaglia la nostra città. La prof.ssa Saraceno ha fatto parte di due commissioni governative che si occupano degli studi sulla povertà: la prima presieduta da Ermanno Gorrieri e voluta dall’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, e la seconda della quale è stata presidente, istituita dal Ministro della Solidarietà Sociale Livia Turco. La prof.ssa, precisa la Zaccagnino, ha rivolto particolare attenzione al Welfare e alla famiglia. Partendo dal presupposto che la povertà non è una condizione di cui vergognarsi o da allontanare quasi fosse una malattia contagiosa, la sociologa arriva al cuore dell’argomento mettendo in evidenza alcune conseguenze principali che questa crisi economica ha apportato: povertà più accentuata nel Sud Italia rispetto al Nord, le cui industrie sono comunque state colpite dalla crisi. Povertà in crescita soprattutto nei nuclei familiari. L’Italia, rispetto ai Paesi nordici per i quali la povertà riguarda soprattutto il singolo individuo, è uno dei Paesi per i quali la povertà colpisce l’intera famiglia. Può essere possibile che un individuo abbia uno stipendio di per sé adeguato ma su di esso gravano i bisogni e le domande di più membri familiari: ecco i lavoratori poveri su base familiare. In aumento il fenomeno dei lavoratori poveri i quali sono costretti a lavorare percependo un salario bassissimo e lavorando meno ore di quanto vorrebbero. La povertà minorile in Italia, e in particolar modo nel Mezzogiorno, supera quella degli adulti e degli anziani rispetto agli altri Paesi europei. Di solito i minori poveri si trovano nelle famiglie nelle quali c’è un solo lavoratore il cui stipendio non basta a soddisfare le loro esigenze. La condizione di povertà da bambino impedirebbe al futuro adulto di uscire da essa a causa della scarsa istruzione ricevuta e dell’alimentazione non adeguata. La Saraceno si è mostrata indignata e amareggiata per il seguente motivo: da trent’anni nessuno ha messo mano all’agenda politica per risolvere questo grave dramma. “I minori andrebbero tutelati proprio perché sono il futuro della nostra società!”. Una politica di contrasto alla disoccupazione è l’occupazione femminile dato che nel nostro Paese sono tante le famiglie monoreddito e due redditi sicuramente farebbero più comodo. Vero è che le donne con bassa qualifica fanno molta più fatica a trovare un’occupazione rispetto a quelle più qualificate. Il vicesindaco Bepi Maralfa ha ricordato come circa vent’anni fa nelle operazioni antidroga “Primavera” (1994) e “Reset” (1996) siano stati arrestati numerosi padri di famiglia le cui mogli e i cui figli avevano bisogno di sostentamento. Oggi, in seguito a quanto accaduto in passato, il Comune si è ritrovato con 1200 nuclei familiari, ai quali dare sostegno economico. Per questo le Regioni su spinta dei Comuni hanno cominciato ad erogare misure a sostegno della povertà nell’ambito dell’istruzione in generale (con fondi regionali) e per l’acquisto dei libri di testo (con fondi comunali). Il vicesindaco ha illustrato la nuova politica comunale dell’inclusione sociale attiva: il denaro viene erogato dal Comune a condizione che i soggetti indigenti mostrino la loro disponibilità ad occuparsi di qualcosa a vantaggio della comunità. In seguito a questa politica, il numero di famiglie (1200) che chiedevano il contributo si è ridotto di 2/3. L’attenzione si è spostata alla tutela dei minori per quanto riguarda i contratti del servizio sociale dei minorenni: il vicesindaco richiede per il Comune maggior autonomia nel gestire i minorenni che si trovano in situazioni di vero disagio, poiché il mantenimento di ogni singolo minore nelle comunità di recupero sociale comporterebbe una spesa che oscilla tra gli 80€ e i 120€ al giorno. Il sindaco Paola Natalicchio è, perciò, intervenuta nel dibattito precisando che come amministrazione di centro-sinistra non riesce ad accettare o meglio a rassegnarsi alle diseguaglianze sociali. In passato c’è stata una sorta di “ipertrofia dell’assistenza”: andare incontro alle esigenze di quella platea di famiglie bisognose ha, però, generato cifre da capogiro(1milione di euro) in contributi sociali. L’amministrazione comunale si dichiara orgogliosa di aver dato vita ad un anno di sperimentazione dei cantieri di servizio e di esserci arrivata prima del Ministro Poletti, della SIAN, dei cantieri di cittadinanza senza, però, nascondere quei timori determinati dalle spiacevoli vicende passate. Il Sindaco ha ribadito che non le piace essere definita “sindaco sceriffo” che ha tolto i contributi alle famiglie con bisogno e fragilità; proprio in virtù di ciò rilancia un dibattito più complesso tra le periferie sociali e il centro della città che richiede un lavoro molto impegnativo da parte dell’amministrazione nelle prossime settimane: La riforma dei servizi sociali in città. La razionalizzazione che l’amministrazione deve avere il coraggio di attuare rispetto ad un sistema di duplicazione dei servizi focalizzata sull’istituzionalizzazione. L’accoglienza dei minori a rischio e con disagio che non riguarderebbe soltanto i centri diurni delle grandi cooperative ma anche i piccoli centri, le associazioni che negli anni hanno sperimentato forme laboratoriali avanzate dei minori. Possibilità di tracciare percorsi di autonomia e di libertà per queste famiglie disagiate. Il sindaco auspica un ritorno alla centralità dei diritti sociali proprio per contrastare le diseguaglianze sociali, di genere e razziali, anche se ciò può essere considerato “demodè” appartenente al sogno ottocentesco “della felicità per tutti”. Le istituzioni, però, non possono contare solo ed esclusivamente sulle loro forze ma hanno bisogno dell’ausilio di quelle numerose associazioni che tengono in piedi il Welfare cittadino, tra le quali la Consulta femminile, Libera, Il Girotondo, la cooperativa “La strada delle stelle”, Shalom e Comitando che possano insegnare “Come costruire una città a misura degli ultimi, in cui non ci siano ultimi e non ci siano primi, una città di tutti e per tutti: si parte!” 

Autore: Dora Adesso
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