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Censurata dalla Chiesa la Filodrammatica del Liceo Scientifico
15 maggio 2005

Caro direttore, un caso di grave censura ai danni della scuola pubblica si è consumato in questi giorni. Il collettivo teatrale “freedom” - filodrammatica del liceo scientifico da me coordinata - è stato letteralmente 'bandito' dal teatro “Don Bosco” a soli due giorni dallo spettacolo, previsto il 15 maggio. I Salesiani non hanno gradito la scelta di “freedom” caduta su “Il Vicario” di Rolf Hochhuth, testo teatrale sui silenzi “diplomatici” del Vaticano e di papa Pio XII a proposito dei crimini nazisti contro gli ebrei. Pertanto, nonostante accordi preventivamente assunti per la realizzazione della messa in scena (accordi di cui sono palmare testimonianza inviti e manifesti già affissi per le vie della città), i battenti del teatro gestito dai Salesiani (teatro abitualmente prestato alle filodrammatiche scolastiche e ai gruppi teatrali locali) sono stati irrevocabilmente chiusi. Sono state evocate, per l'occasione, ragioni di “opportunità” (per quanto gli errori/orrori della Chiesa ai danni degli ebrei siano stati riconosciuti sia dagli storici sia dalle stesse gerarchie ecclesiastiche), assai improbabili iscrizioni all'Indice dell'opera destinata alle scene, presunte incapacità, da parte del pubblico, di decodificare correttamente il messaggio. Oltre al danno economico (comunque da non sottovalutare, dacché le risorse di cui dispone la scuola sono evidentemente attinte dal pubblico erario), oltre alla scorrettezza dovuta al fatto di sollevare ragioni di inopportunità a poche ore da una recita che ha coinvolto decine di giovani e volenterosi studenti, oltre, infine, all'atteggiamento poco serio (e assai poco cortese) di venire meno ad accordi già precedentemente intercorsi, una questione si pone in tutta evidenza. Esiste la libertà, per la scuola pubblica, laica, statale, di misurarsi con la storia, di fare i conti con i fatti e, perché no, anche con le riflessioni (mediate, in questo caso, dal codice teatrale) che, su eventi particolarmente importanti, alcuni uomini di cultura hanno lasciato in eredità alle nuove generazioni? A tale quesito i Salesiani hanno risposto: siete liberi, ma non in “casa nostra”. Certe idee, certi fatti, quantunque acclarati, documentati e storicamente accertati, non possono risuonare nelle “sacre” mura di un edificio gestito dagli ecclesiastici. Ringraziamo, naturalmente, per il permesso gentilmente accordatoci di esprimerci altrove. Ma non si può fare a meno di evidenziare il messaggio di profonda e immotivata chiusura (chiusura ai fatti, alla storia) che, oggi, un laico tutto sommato ancora fiducioso nei processi di contaminazione tra culture e sguardi diversi, si trova a dover raccogliere - suo malgrado - da certa Chiesa, ancora poco matura e certamente del tutto impreparata alle sfide di questo millennio. Lo spettacolo, comunque, si farà. In altra sede (presso il teatro Odeon di Molfetta) e un giorno dopo la data prevista. Inutile dire che, oltre ai non banali problemi logistico-organizzativi, resta in me e nei giovani studenti una profonda amarezza per quanto accaduto. Cordiali saluti. Tonino Ragno Pubblichiamo volentieri la sua lettera perché siamo stati e saremo sempre contro ogni censura da qualsivoglia parte provenga e le esprimiamo tutta la nostra solidarietà.
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