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Caso-Multiservizi, a Molfetta i sindacati proclamano agitazione e chiedono incontro Dopo la lettera di "prelicenziamento" a quattro dipendenti, un comunicato sindacale annuncia un sit in e la volontà di incontrare la controparte
10 gennaio 2009

MOLFETTA - Proclamano lo stato di agitazione del personale, ma, al tempo stesso, invitano alla conciliazione chiedendo espressamente un incontro, le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, in merito alla controversa lettera inviata ad inizio anno dall' a.g. della Multiservizi a quattro dipendenti con invito al demansionamento per mantenere il proprio lavoro. Lo fanno con un comunicato, a firma “Segreterie Unitarie”, indirizzato al sindaco di Molfetta, Antonio Azzollini, alla direzione della municipalizzata, a Questura e Prefettura di Bari, ai Carabinieri di Giovinazzo, oltre che a importanti testate come Gazzetta del Mezzogiorno e Corriere della Sera. “Si contesta fermamente”, si legge nel comunicato, “la grave condotta assunta dalla Direzione Aziendale che, nel mezzo di una delicatissima vertenza sindacale avente ad oggetto una riorganizzazione del settore impiegatizio, ha unilateralmente e provocatoriamente inviato a quattro lavoratori, con qualifica di impiegato, una lettera “ultimatum” con la quale si invita gli stessi ad accettare tout court un demansionamento (conservando paradossalmente lo stesso trattamento economico e quindi costituendo tale obiettivo, auspicato dalla Società, un' inutile misura dal punto di vista funzionale e dannosa dal punto di vista dell' economicità dell'impresa) avendo come unica alternativa il licenziamento”. Le organizzazioni sindacali chiedono l'annullamento della lettera, sottolineando come, tra l'altro, una dei quattro lavoratori sia appena diventata mamma, e pertanto, sia per legge sotto tutela assoluta da ogni forma di licenziamento fino ad un anno di età del bambino. La vicenda è stata affrontata anche in consiglio comunale, ieri sera, dal consigliere di opposizione, Gianni Porta, alla presenza, tra il pubblico, del presidente della Multiservizi, Maurizio Solimini, che ha seguito l'esposizione di Porta in silenzio. I sindacati chiedono anche al sindaco “l'attivazione di un tavolo congiunto con le parti in causa al fine di arrivare ad una auspicata e seria soluzione”, annunciando, nel frattempo, la volontà di effettuare un sit in nei pressi del Palazzo comunale di Molfetta, il prossimo 15 gennaio, non escludendo, nei prossimi giorni “più incisive forme di lotta sindacale”.
Autore: Vincenzo Azzollini
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Il provvedimento in sé, pur risultando irrituale, non è una novità anche in Italia (all'estero viene attuato in molti Paesi, come "ammortizzatore" per stati di grave crisi aziendale). E' sulla stampa di oggi che un'Azienda della provoncia di Alessandria, ha attuato TEMPORANEAMENTE tale procedura, per un certo numero di impiegati. Le mie perplessità, avendo lavorato per molti anni in una grande azienda, dove già negli anni novanta del secolo scorso, venivano "negoziati" dei "down grading" - spero che non la si intenda come parolaccia - per far sì che fosse assunto un congiunto, riguardano alcuni aspetti non chiari. 1) Mantenendo i "de-gradati" stessi livelli retributivi di quando erano impiegati, di fatto si crea una disparità con i pari livello operai. Peraltro leggo che la retribuzione per i "de-gradati" non subirà variazioni per tutto il periodo. Questo innesca anche un altro problema e cioé, quando ritorneranno nella loro mansione, saranno certamente penalizzati rispetto ai loro colleghi, che nel periodo avranno maturato delle variazioni retributive. 2) Non viene indicato se e quando, tornando le condizioni favorevoli di congiuntura, i Soggetti torneranno al lavoro precedente e con quali mansioni. 3) C'é poi un aspetto "discriminatorio" che non si deve sottovalutare: con che criterio vengono scelti i soggetti?. Mia personale considerazione: i tempi e la congiuntura impongono delle scelte dolorose più o meno condivisibili. Nei Paesi dell'Europa (Germania, Francia ecc.) non è mai esistito, come in Italia, il concetto del "POSTO FISSO", pertanto in questi paesi la flessibilità è sempre di fatto esistita, così come esistono mezzi di protezione molto più incisivi ed efficaci di quelli in uso da noi. Il timore è che si passi, come al solito (vedi caso della riforma delle pensioni) da un estremo all'altro.

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