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Caritas, gli occhi della Chiesa sui poveri
15 aprile 2009

Il nostro cammino verso il futuro perderà di slancio se ai margini della strada c'è gente che è ferma e se alle mani tese non rispondiamo con generosità, in queste parole del vescovo Luigi Martella, la chiave di lettura del Secondo Rapporto sulle povertà nel territorio della nostra Diocesi. Un'indagine condotta dalla Caritas diocesana, attraverso i Centri d'Ascolto presenti nelle parrocchie e che svolgono un servizio importante anche di orientamento lavorativo, di sostegno all'accesso dei servizi pubblici ed assistenziali, ma soprattutto offrono la possibilità a quanti si avvicinano, la reale possibilità d'essere accolti, ascoltati, capiti. Uno studio puntuale, ricco di dati, di esperienze certamente non facili, ma anche stimolanti sotto il profilo dell'esperienza umana, con un sottofondo teologico (i poveri sono luogo dell'incontro con Dio) e pastorale di una Chiesa che non dimentica d'essere per i poveri, con i poveri, dei poveri. Analisi quantitativa La ricerca ha raccolto nell'anno 2007, le informazioni relative alle persone che si sono rivolte ai Centri d'Ascolto, per definirne il profilo socio demografico, le richieste materiali e i bisogni spesso inespressi. Ai 22 CdA di tutta la diocesi si sono rivolte 562 persone in prevalenza donne (69%) e italiani (63%). In base all'età prevale la fascia 35-44 (21%), seguita da 45-54 (20%), significativo il dato “non specificato (17%). Gli stranieri sono il 35% in gran parte provenienti dall'est. La comunità più numerosa è quella rumena (35%), seguita da quella bulgara (16%) e marocchina (16%). Tra gli stranieri solo il 5% ha dichiarato di essere in regola con il permesso di soggiorno, mentre 83% non ha fornito nessuna indicazione. Un dato che conferma che il problema della irregolarità dei cittadini è enormemente diffuso. La famiglia è la forma di convivenza più diffusa (64%). Il dato dimostra che molto spesso non basta ad avere alle spalle una famiglia, ma è l'intero nucleo familiare in quanto tale a vivere le difficoltà. I bisogni, richieste e interventi Comprendere i bisogni non è semplice. Spesso quelli più importanti sono nascosto da richieste futili. Qui entrano in gioco gli operatori, la loro capacità di ascoltare e di andare oltre alla semplice richiesta. “Il bisogno viene definito dalla relazione interpersonale, in un giuoco di sguardi, di detto e non detto, di esplicito ed implicito”. In testa ai bisogni l'insufficiente reddito (24%), la disoccupazione (18%), l'abitazione (8%). I bisogni si esprimono con le richieste di beni materiali. Le più rilevanti sono: viveri (35%), vestiario (8,69%), lavoro tempo pieno (12,71) e par time (8,43), pagamento bollette (7,40%), ascolto (4,41%). Colpisce come nell'era consumistica, la privazione materiale è ancora molto diffusa. La Caritas di Molfetta Ai 14 Centri di Ascolto presenti in 14 parrocchie della nostra città, si sono rivolte 118 persone, in maggioranza donne (77%), di età compresa tra 25-45 anni (41%), di nazionalità italiana (55%). Un dato che sfata l'idea o il pregiudizio che solo gli stranieri vivono una situazione di povertà. Gli stranieri sono il 44%, in gran parte donne dell'est che inizialmente arrivano con un permesso turistico, scaduto il quale decidono poi di restare, senza però regolarizzare la loro situazione giuridica. Una curiosità: tra gli stranieri non figurano asiatici nonostante siano sempre numerosi, forse perché molto solidali ed organizzarti tra di loro, al punto da essere indipendenti dai servizi non solo della Caritas, ma anche dalle istituzioni pubbliche. Quasi tutti gli stranieri hanno un domicilio, anche se per molti si tratta di alloggi di fortuna, spesso piano terra e senza servizi igienici, mentre sono in crescita i casi di senza fissa dimora che trovano riparo nei casolari di campagna. Settantatre utenti su 183 hanno dichiarato di possedere un titolo di studio. Considerato che la difficoltà di determinare il livello d'istruzione degli stranieri, si tratta in gran parte di italiani. Accanto a 3 analfabeti, spiccano 6 laureati, 1 diplomato universitario, 9 diplomati, 23 con licenza media, 12 con licenza elementare, 19 con diploma professionale. Le cause prevalenti che innescano situazioni di povertà sono: insufficiente reddito (27,88%), occupazione (26,60%), problematiche abitative (10%). A queste problematiche la Caritas cerca di rispondere con la rete di solidarietà delle parrocchie. Colpisce che il 53% degli interventi riguarda essenzialmente il primo ascolto tra utente ed operatore che serve ad instaurare un rapporto di fiducia reciproca, essenziale per la conoscenza del bisogno reale e del suo superamento. La solidarietà concreta e silenziosa Questo secondo rapporto sulla povertà, intitolato “La Persona, Cuore della Pastorale” è un minuzioso lavoro di analisi puntuale dell'operatività della Caritas nelle singole parrocchie della nostra Diocesi. Quello che colpisce non è tanto l'aspetto quantitativo, quanto tutto ciò che c'è dietro: volti, sguardi, piccoli ma significativi gesti di uomini e donne, ragazzi e ragazze che in silenzio mettono a disposizione il loro tempo e la loro sensibilità, nel l'ascoltare, seguire ed a volte accompagnare fuori dal tunnel, coloro che per bisogni si rivolgono alla Caritas. Un segnale, in quest'epoca d'individualismo esasperato e della solidarietà di facciata, che sa tanto di Speranza.
Autore: Francesco Del Rosso
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