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Canile municipale, tra bugie e verità Dopo la denuncia della Lega per la difesa dei cani
15 febbraio 2001

Tutti gli amanti degli animali, ed in particolare dei cani, si saranno di certo allarmati dalla lettura del manifesto, ad opera dei volontari della Lega nazionale per la difesa del cane, di denuncia sulla attuale situazione del canile municipale. Le circostanze descritte, sembrerebbero quasi apocalittiche: “Cani lasciati morire senza vedere un veterinario, alimentati sul pavimento, bagnati ogni giorno per pulire le celle in cui vivono” ed addirittura “trattati come oggetti ed usati per rimpinguare i bilanci aziendali”. Ora, tralasciando la chiarezza espositiva dello scritto, dal quale, in realtà, non si riesce ad evincere un quadro completo della situazione, abbiamo deciso di fare luce sulla questione, memori della situazione che qualche tempo fa avevamo lasciato. L’ultima volta che ci siamo occupati del canile comunale, infatti, l’allora assessore ai Lavori Pubblici, Cives, ci raccontava di come e quanto fosse difficile la situazione, considerando che tutti i Comuni limitrofi non dispongono di un canile municipale, così la struttura presente a Molfetta accoglie, per una precisa scelta politica, tutti i trovatelli che, sempre più numerosi, ogni giorno sono abbandonati. Nessun animale è lasciato fuori dalla struttura, tutti, proprio tutti, trovano posto in una delle due aree presenti: la zona di stabulazione, un po’ più libera, dove per i cani ci sono meno barriere architettoniche, e il canile vero e proprio, fatto di gabbie una accanto all’altra. Ovviamente, ospitando tanti cani, risulta essere inevitabile un certo “affollamento” delle singole gabbie, dal quale non si può prescindere, sempre che non si vogliano adottare metodi poco ortodossi che certo non sono indice di civiltà. Ma non è il semplice “affollamento” delle gabbie che i volontari della Lega nazionale della difesa del cane rimproverano alla “Multiservizi” in quanto azienda che gestisce il canile, essi sostengono che gli animali sono soggetti a continui spostamenti, da una zona del canile, ad un’altra, per far sì che all’interno delle singole gabbie, il numero di animali non superi mai il limite massimo consentito, ciò non farebbe altro che alterare l’equilibrio del branco già formatosi, creando nuove ostilità e conseguentemente una sorta di “selezione naturale”, per cui, non sempre, i più deboli rimangono illesi. Inoltre, i sistemi utilizzati per pulire le gabbie, sempre a detta dei volontari, ovvero delle pompe ad acqua, non sono l’ideale per i cani, perché spesso ne vengono bagnati e, soprattutto in questo periodo invernale, rimangono infreddoliti per tutto il giorno. Anche la distribuzione del cibo, a quanto pare, avvantaggerebbe i più forti del branco, essendoci una sola ciotola per gabbia per circa una quindicina di cani. Ma la mancanza maggiore sarebbe quella dell’assistenza veterinaria, spesso sono gli stessi volontari ad operare in loco, o a provvedere alle medicine necessarie, o, nei casi più gravi, a trasportare i cani presso la Croce Azzurra di Bari, ove vengono curati per fior di quattrini. Così, dopo aver constatato la situazione, i volontari hanno inoltrato una denuncia relativa alla gestione del canile, da parte della Multiservizi, ed una raccolta firme affinché la gestione venga loro affidata, sostenendo di poter riuscire ad operare meglio, utilizzando la stessa somma che il Comune affida all’azienda municipale. In realtà la “Multiservizi” percepisce dal Comune di Molfetta una quota giornaliera, per ogni singolo cane, destinata soltanto al fabbisogno quotidiano; non sono compresi né la manutenzione del canile, né l’assistenza veterinaria, di cui evidentemente c’è qualcuno che ha ben pensato di lavarsene le mani! Per ciò, in realtà, quanto si contesta alla “Multiservizi”, non è competenza dell’azienda. Il presidente, Pasquale Porcelli, ci ha spiegato che gli operatori del canile, attualmente in due, svolgono turni di quaranta ore settimanali l’uno, per cui i cani vengono continuamente sorvegliati ed accuditi, cercando di soddisfarne le esigenze; se qualche episodio spiacevole è capitato, è perché si tratta pur sempre di trecento animali costretti a convivere fra loro. Allora il tentativo dei volontari, di rilevare la gestione del canile, è dettata solo dall’amore per questi animali, che di certo non è in dubbio, o anche, come qualcuno sostiene, da un interesse “economico”? Ci è stato fatto notare che, a differenza di quanto è scritto nel manifesto, i soldi che il Comune spende per il canile, costituiscono una cifra affatto irrisoria, Molfetta è una delle poche città in Puglia, che ha promosso una campagna contro l’abbandono dei cani, scegliendo anche di destinare una parte ragguardevole del bilancio annuale, alla cura di questi nostri amici a quattro zampe. Chissà, se loro avessero il dono della parola, su quante cose potrebbero aiutarci a risolvere la questione e a capire da che parte sta la ragione! Cinzia Ligustro
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