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Candidato Cercasi
15 dicembre 2000

Per Natale non avremmo voluto parlare di politica, soprattutto di quella politica che sia a livello locale, sia nazionale, si caratterizza ormai come una guerra di tutti contro tutti, come uno scontro finale, con attacchi alle persone, senza rispetto per l’altro, avversario e non. E’ questa, purtroppo, la realtà che dobbiamo registrare alla fine di un millennio e di un secolo di guerre che hanno prodotto milioni di morti e creato divisioni e barriere fra i popoli. E avremmo desiderato che anche i politici concedessero qualche giorno di tregua ai cittadini, bombardati con manifesti giganti che inneggiano al culto della personalità (meditate gente, meditate), che rivelano tutta l’ignoranza in materia di comunicazione di chi cura l’immagine del candidato sindaco Tommaso Minervini, che scimmiottava ieri Finocchiaro e ora, dopo il salto della quaglia a destra, scimmiotta Berlusconi. E’ patetico. Ci limiteremo solo a tratteggiare alcuni aspetti di una delle campagne elettorali più lunghe della storia, mentre rinviamo i lettori agli approfondimenti e alle riflessioni fatte, con la consueta diligenza, nelle pagine di politica da Lella Salvemini e Giulio Calvani. Ci soffermiamo appena sui problemi del centro-destra, che al di là di una compattezza di facciata, nasconde crepe profonde, come rivela fra l’altro il dissenso di An per l’incapacità di esprimere un candidato, fino al punto di dichiarare “l’inesistenza del Polo a Molfetta e di un progetto politico di sviluppo della città e un uomo capace di tradurlo in fatti, un leader che unisse le varie anime”. Il Polo, secondo An, “si è dimostrato incapace di dare voce politica alla sua base elettorale” e non ha fatto altro che aggregarsi all’autocandidatura di un politico ex di sinistra (orrore!). E il povero on. Amoruso che si sgolava dal palco dell’Odeon per accreditare Tommaso ai suoi camerati! Più coerente ci sembra la linea adottata da Finocchiaro, che rifiuta ogni commistione con l’accozzaglia (come l’ha definita), preferendo correre da solo. Una scelta meno comoda, forse perdente, ma comunque più dignitosa dell’ammucchiata di sigle, voltagabbana, politici improvvisati e personaggi in cerca d’autore. “Non sono le idee che mi spaventano – diceva Longanesi – ma le facce che rappresentano queste idee”. E il centro-sinistra di fronte a tanta improvvisazione degli avversari, non riesce ancora ad esprimere un candidato sindaco e rischia di regalar loro la vittoria. In questi giorni si sono accavallati i nomi, sui quali è caduto il veto incrociato dei partiti, affidando all’Udeur di Lillino Di Gioia il ruolo del Ghino di Tacco di craxiana memoria. Anche l’ultima candidatura, quella dell’avv. Mino Salvemini, volto nuovo e pulito della politica, vicino ai Ds, non riesce ancora a decollare. E con il brigante Ghino, che taglieggiava chi attraversava le sue terre, ritorna anche Cencelli, quel politico democristiano che sembrava dimenticato, passato alla storia solo per aver inventato il bilancino delle correnti, che permette di dosare tutto in base alla forza dei voti, per attribuire incarichi e prebende. E il passato? Il lavoro realizzato in questi anni? Va cancellato, come una vergogna. Triste storia per una città capace di farsi male da sola. Nessuno sostiene che tutto ciò che è stato fatto, è positivo (al di là dei manifesti di ringraziamento, sottoscritti anche da persone ignare della loro utilizzazione e finalità e sulle quali è stata fatta la solita ignobile speculazione), ma alcune realtà sono sotto gli occhi di tutti. Il metodo è sbagliato. Le analisi vanno doverosamente fatte, ma in maniera critica, non pregiudiziale, né tantomeno distruttiva. Non si può dimenticare la storia, che è fatta anche di Tangentopoli e dei saccheggi di denaro pubblico ad opera dei politici dei “magnifici anni ’80”, con la conseguenza della vertiginosa lievitazione del debito pubblico del quale non riusciamo ancora a liberarci, malgrado i sacrifici fatti finora. “Chi ignora la storia, è condannato a riviverla”, è scritto ad Auschwitz e non andrebbe mai dimenticato. Altrimenti si rischia di tornare al controllo dei libri scolastici e poi alla distruzione dei libri in genere, primo passo verso ogni totalitarismo come insegnano Hitler a destra e Mao a sinistra, con la follia della rivoluzione culturale. L’abitudine delle parti contrapposte a delegittimarsi a vicenda, come insegna Bobbio, rischia alla fine di delegittimare la democrazia. Per carità, nessun catastrofismo, solo una riflessione natalizia all’insegna di quella pace sempre invocata e poco applicata. Ricordiamoci che oltre ai partiti ci sono i cittadini, ci sono i nostri figli che attendono risposte e speranze per il futuro, non fantomatiche agenzie di sviluppo, né generiche promesse. E qui ci fermiamo. In questo numero trovate significativi segnali di allarme: dalla crisi della pesca, con la fuga degli armatori che scelgono la rottamazione dei natanti, alla scarcerazione di alcuni imputati della Reset; dal rischio idrogeologico che include Molfetta tra i 101 Comuni a rischio alla minaccia di licenziamento per i marittimi della Snam. Ma anche segnali, pur se timidi, di speranza: dalla rinascita del commercio alle possibilità di lavoro individuate da Tecnopolis, fino alla nomina del nuovo Vescovo. Noi crediamo nel futuro, per questo abbiamo realizzato il nostro sito Internet, che mettiamo a disposizione della città, senza divisione di aree, gruppi politici e culturali. E’ la nostra sfida per il futuro, nel nostro piccolo diamo un contributo, se tutti offrissero, disinteressatamente, una piccola parte di sé, se quella società civile in “letargo” si risvegliasse (e fosse aiutata a farlo), forse gli auguri che ci scambiamo in questi giorni potrebbero avere un senso. Buon Natale e Felice 2001.
Autore: Felice de Sanctis
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