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Campo nomadi, quante bugie! L'assurda voglia di ronde
15 marzo 2009

La vettura dei cronisti di Quindici parcheggia nella strada quasi deserta. È un sabato mattina di sole, gli italiani sono al lavoro o sbrigano faccende domestiche. I due, macchina fotografica alla mano, attraversano il campo; ai lati del sentiero non solo erbacce ma rifiuti d'ogni genere. Giunti all'interno di quello che doveva essere il fiore all'occhiello dello sport molfettese, quel famoso stadio dalle mire olimpiche, la scena è desolante. Il nulla più disarmante, il degrado ambientale più sconcertante. Eppure i cronisti non sono in loco per documentare un già ben grave scempio naturalistico. Non serve molto per trovare il campo rom del quale la “stampa” molfettese racconta e per tracciare un quadro della situazione ben più ridimensionato di quello che s'era fino ad oggi disegnato. Nei giorni scorsi, cavalcando l'onda emotiva della popolazione si era parlato di un incendio al quale era seguito uno sgombro, per ragioni di sicurezza, del campo. I soliti ben informati avevano parlato di un trasferimento dei soccorsi presso la Caritas di Bisceglie. La realtà è ben diversa, come Quindici ha voluto e potuto verificare, andando al di là di notizie ufficiali o artatamente gonfiate, forse alla ricerca di quello scoop che non c'è. E questo la dice lunga su un certo modo di fare informazione senza professionalità e con molta improvvisazione, solo per buttare giù un articolo di giornale e vendere qualche copia in più. I cronisti trovano una famiglia, un nucleo di circa una decina di persone, sistemato in due baracche (solo una visibile in fotografia). L'incendio di cui tanto si è discusso altro non ha interessato che un'area di pochi metri quadrati di sterpaglia, andata in fumo. Quasi provvidenziale, del resto, dato che ora v'è parcheggiata l'auto del capo famiglia. Voce infondata anche il presunto trasferimento in una struttura d'accoglienza dato che la famiglia risiede tranquilla nella sua casa e quindi non c'è stato nessun trasferimento presso struttura caritatevole. Quindici ha “semplicemente” trovato oltre ad alcuni ragazzini, forse un anziano, una madre ed un padre amareggiati perché, ci hanno riferito: “Un giornalista di Ruvo ci aveva promesso un pacco di pannolini dopo l'intervista, ma non si è più presentato”. Ed è per questo motivo che non hanno voluto far fotografare la loro casa che già troppe volte è stata visitata da coloro che si improvvisano giornalisti (e nella nostra città, ce ne sono tanti, purtroppo). Semplicemente rom abbandonati, nulla di nuovo dunque. Probabilmente quei bambini malati di via Salvo d'Acquisto sono nati per opera di qualche entità superiore visto che loro e tutti i loro parenti godono ottima salute: il freddo che si infila tra le marce tavole delle baracche li ha resi forti, la sporcizia che gli si accumula intorno li ha corazzati per bene contro le intemperie, ma alla gente è chiaro che questo non importa. Come non importa neanche a certa stampa che ha liquidato la vicenda. Tutto va bene, dunque. Solo due domande allora, rivolte a quei cittadini che sperano che i rom vengano cacciati, a quella Molfetta che si prende cura di sé e giudica con baldanzoso sarcasmo, a quei cittadini che preparano le loro liste nere per le ronde cittadine: dove, secondo voi, dovranno essere piazzati i rom di quella striscia di terra, una volta “eliminati” dai margini di quel quartiere in cui vivono ora? Forse ai confini della città, in modo che si vedano e si sentano il meno possibile, in modo che restino per sempre dentro un recinto? O magari caricati su qualche camionetta della polizia o su qualche ambulanza per esser trasferiti altrove? Per ora sono ancora lì ai margini, con le loro baracche intatte, a vivere la vita di stenti di tutti i giorni. Tutto va bene, dunque. Il vero problema sta nell'amministrazione cittadina, che non ha proposto alcuna alternativa e ha abbandonato quella zona al degrado senza mai preoccuparsene. Se dovesse sorgere qualche problema, visti i tempi che corrono, non sorprenderebbe se la gente se la prendesse con i rom di via Salvo d'Acquisto. Non ci si rende conto allora della pericolosità di liquidare la vicenda, poiché quel che conta è l'atteggiamento mentale della gente: se quelli che promuoveranno le ronde e le comporranno facessero parte della medesima gente che pensa che i rom siano l'origine dei problemi per la sicurezza, l'atteggiamento sarà aggressivo e potrebbe portare a violenze e aggressioni. Non solo. Liquidare la vicenda non chiarisce la totale mancanza di una reale soluzione politica ma soprattutto sociale sulla sicurezza cittadina, caratterizzata da numerosi problemi spesso sminuiti, basti pensare ai furti continui e agli atti di vandalismo. E' scandaloso, da cronisti di Quindici che con attenzione segue quel che succede nella società molfettese e i suoi reali problemi, verificare che altri giornali non abbiano messo in luce i pericoli della trascuratezza di questa situazione e le probabili conseguenze negative che ne potrebbero scaturire. Tutto va bene, evidentemente. Per ora.
Autore: Sergio Spezzacatena Corrado la Martire
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