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Campi calcetto di viale Gramsci, bocciato il Comune L'Autorità di vigilanza dice “no” alla concessione alla famiglia Minuto
15 marzo 2004

“Per quanto sopra, la procedura de qua non appare conforme alla disciplina normativa e regolamentare di settore. Sulla base di quanto esposto si invita codesto Comune a riesaminare la procedura posta in essere ed a comunicare ai sensi dell'art. 4, commi 6 e 7 della legge 109/94 e s.m. i provvedimenti consequenziali entro il termine perentorio del 8 marzo 2004. Si fa presente che la mancata osservazione del predetto termine comporterà l'inizio del procedimento sanzionatorio”. A questa conclusione è arrivata, nell'adunanza del 11 febbraio 2004, l'Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici, che si è occupata della concessione d'uso e gestione dell'impianto sportivo di “Viale Gramsci” in favore della dell'Associazione Sportiva “Life Power”. L'Autorità si è espressa a seguito di un esposto-denuncia presentato dai consiglieri di minoranza, primo firmatario Cosmo Alberto Sallustio. Nella denuncia furono esposti una serie di violazioni a leggi e regolamenti. Questioni sia procedurali in contrasto con le norme vigenti, che di merito come: mancanza di progetto preliminare da porre a base d'asta che invece è stato richiesto all'aspirante concessionario, mancata valutazione dell'offerta progettuale da parte di un'apposita commissione, mancanza dei requisiti previsti dalla Società Life Power che costituitasi il 03/10/02 era sconosciuta dal Coni. Tutte queste osservazioni furono oggetto di un ordine del giorno della minoranza nella seduta del 26.06.03 per chiedere la sospensione del provvedimento di concessione, che però fu rigettato dalla maggioranza e di conseguenza fu sancita la concessione alla Life Power. Da qui l'esposto denuncia all' Autorità di Vigilanza. Il fatto La Giunta comunale con delibera 159 del 04.04.02 decise con avviso pubblico, di effettuare un'indagine conoscitiva per accertare la disponibilità all'affidamento dell'impianto di “Viale Gramsci” (campi di calcetto e tennis), ad associazioni sportive locali, in linea con gli indirizzi più volte sanciti dal Consiglio comunale. Successivamente la Giunta scelse di ricorrere alla gara di evidenza pubblica e predispose il relativo capitolato-programma, che sanciva i criteri di concessione, l'oggetto, gli obblighi delle parti. Nel capitolato era previsto a carico del concessionario la ristrutturazione degli spogliatoi esistenti e la costruzione di altri tre, la trasformazione di un campo da tennis in campo di calcetto, la ristrutturazione del campo da tennis, la manutenzione ordinaria e straordinaria della struttura. Per la scelta fu stabilito il criterio dell'offerta economicamente vantaggiosa, secondo la valutazione di alcuni parametri come il canone, la destinazione sociale e sportiva, le tariffe orarie. L'offerta più conveniente fu quella dell'associazione “Life Power”, riconducibile alla famiglia Minuto, che bruciò tutti i concorrenti: canone di 50mila euro l'anno per 9 anni, lavori di ristrutturazioni e costruzione dei nuovi spogliatoi per un importo di circa 260mila euro. Chi conosce lo stato delle società sportive locali, stenta a credere che nel giro di pochi giorni a Molfetta si possa costituire una società sportiva capace di spendere tanto. Per il Comune una vera manna dal cielo, considerato che per l'affidamento della gestione del campo “Petrone”, il Comune sborsa circa 16mila euro l'anno. A rompere le uova nel paniere ci pensò l'opposizione, che pur numericamente ridotta, non ha mai rinunciato al suo compito istituzionale di controllo. Prima dell'aggiudicazione definitiva della concessione, la minoranza esortò l'amministrazione comunale a rettificare il tiro e a rivedere l'impostazione delle procedure adottate, viziate da illegalità, onde evitare pasticci dagli esiti imprevedibili. In particolare, fu rilevato che il Consiglio comunale non aveva mai deliberato sulla estrenalizzazione della gestione della struttura di “Viale Gramsci”, che la costruzione di nuovi spogliatoi è in violazione delle norme sulle opere pubbliche e dello Statuto Comunale, infine la mancanza dei requisiti dell'associazione sportiva “Life Power”, sconosciuta al Coni. L'Amministrazione rispose picche, sostenendo che la procedure applicata era coerente con gli obiettivi di economizzare e le spese di gestione e di aumentare le entrate di 50mila euro l'anno, che il richiamo alla normativa sulla concessione dei lavori pubblici era improprio perché la realizzazione di nuovi spogliatoi era ritenuta un ampliamento e di poco conto rispetto alla struttura già realizzata e funzionante. Comune bocciato L'Autorità di Vigilanza sulla base dei fatti denunciati nell'esposto denuncia e dalle carte inviate dal Comune ha rilevato che l'oggetto della concessione dell'impianto sportivo non è la sola gestione, come asserisce il Comune, ma anche l'esecuzione di opere pubbliche e come tale soggetta ad una specifica legge quadro che impone all'amministrazione di predisporre un progetto preliminare e relativi elaborati, da porre a base d'asta. Invece nel nostro caso il Comune è successo l'esattamente il contrario. Inoltre, scrive l'Autorità, la scelta del concessionario deve essere fatta alla luce di molteplici aspetti come capacità progettuale, di esecuzione, economico finanziaria, di gestione. Infine viene evidenziata la mancanza della richiesta dei requisiti del concessionario previsti dalle norme. Sulla base di ciò l'Autorità ha invitato il Comune a riesaminare le procedure adottate. Più facile che a dirsi. Quello che l'Autorità non sa è che nel frattempo le cose sono andate avanti. Si sono costruiti i nuovi spogliatoi, sono stati ultimati i lavori e l'impianto è bello e pronto per essere attivato. A questo punto sarebbe meglio che il Comune dimostrasse, in maniera più convincente di quanto fatto finora, di aver agito nelle regole. Infatti, il Comune potrebbe infiascarsene dell'Autorità e accettare di pagare un'eventuale ammenda (massimo 20mila euro). In tal caso qualcuno potrebbe invocare l'abuso d'ufficio e di danno patrimoniale all'Ente Pubblico. Se invece obbedisse all'Autorità e quindi rivedesse tutto e ripartisse da zero, sarebbe la “Life Power” a poter chiedere un risarcimento danni. Insomma, la questione appare complicata. Sarebbe stato meglio per tutti attendere il parere dell'Autorità di Vigilanza, prima di varcare la soglia di non ritorno. Non vorremmo che alla fine a pagare fosse il solito contribuente. Francesco del Rosso
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