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Campetti di viale Gramsci, Life Power condannata a pagare 110mila euro al Comune
15 dicembre 2011

L’Associazione sportiva Life Power è stata condannata dal Tribunale di Trani (Sez. dist. di Molfetta) a versare al Comune di Molfetta 110mila euro, oltre interessi legali dalle singole scadenze sino a soddisfo e oneri vari, per i campetti di viale Gramsci (sent. n.85/2011). Si conclude (o così sembra) una vicenda trascinatasi per più di 4 anni tra i banchi del Tribunale e del Consiglio comunale. Il Comune di Molfetta, rappresentato e difeso dall’avv. Pier Paolo Grimaldi, ha notificato la sentenza e l’atto di precetto alla Life Power, intimando di pagare entro e non oltre 10 giorni dalla notifica la somma dovuta. In difetto, il Comune dovrà (dovrebbe) procedere ad esecuzione forzata a norma di legge. Lo farà? Non subito. Infatti, è già emerso che la notifica del 20 ottobre 2011 (avvenuta a ben 6 mesi di distanza, dal deposito della sentenza, il 19 aprile 2011), tentata nei confronti del primo presidente della Life Power, non è andata a buon fine: «domicilio sconosciuto», secondo l’Ufficiale Giudiziario, costretto a chiedere l’esibizione di un certificato anagrafico aggiornato al Comune per le successive notifiche. È lecito augurarsi che la richiesta del certificato all’anagrafe comunale e la notifica di un nuovo precetto non richiedano parecchi mesi o anni? L’affaire è quello della concessione dei campi di calcetto di viale Gramsci, in cui si sono intersecati (accidentalmente?), aspetti di carattere giuridico e politico. Molte perplessità suscitò nel 2003 l’approvazione del verbale comunale di licitazione privata (vendita all’asta) per la concessione dell’impianto sportivo in Viale Gramsci all’Associazione Sportiva Life Power (incluse la costruzione di spogliatoi e la trasformazione dei campi da tennis in campi di calcetto, per un valore di circa 260mila euro). Perplessità che si rafforzarono quando si seppe che la presidente all’epoca dei fatti, sig. ra Filomena Amato (di cui oggi l’Ufficiale Giudiziario chiede il certificato anagrafico aggiornato per procedere ad ulteriori notifiche, sempre che il Comune le richieda) e uno dei soci, Pasquale Minuto, erano rispettivamente cognata e fratello di Carmela Minuto, oggi consigliere epurato dall’Udc perché schieratasi “in corso d’opera”, nelle falangi azzolliniane. Del resto, già nel 2001 la Minuto era stata eletta consigliere comunale nella lista dei Cristiani Democratici Uniti (che appoggiavano Tommaso Minervini), mentre Luigi Panunzio, all’epoca consorte, era assessore comunale all’Ambiente. Sorsero dubbi sulla licitazione privata anche dal punto di vista giuridico per alcune presunte “illegittimità” (violazioni di leggi e regolamenti sugli appalti che prevedono una gara formale con assegnazione all’offerta migliore, non una procedura aperta come la licitazione). Tra l’altro, come avrebbe potuto versare per 9 anni un canone di 50mila euro e investire 260mila euro in lavori di ristrutturazioni e costruzione dei nuovi spogliatoi, un’associazione costituitasi nell’ottobre 2002 e non iscritta nell’albo Coni delle associazioni sportive? L’aggiudicazione dei campetti partorì uno strascico di polemiche non solo politiche, ma anche giuridiche, tant’è che l’“affaire campetti” finì sul tavolo dell’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici, dopo l’esposto-denuncia dell’opposizione (13 luglio 2003) che rilevava una serie di mancanze nella licitazione: un progetto preliminare da porre a base d’asta, richiesto all’aspirante concessionario, la valutazione dell’offerta progettuale da parte di un’apposita commissione, i requisiti previsti per l’associazione. Tra l’altro, il Consiglio Comunale, non aveva mai deliberato sull’esternalizzazione della gestione della struttura di Viale Gramsci. «La procedura de qua non appare conforme alla disciplina normativa e regolamentare di settore. Sulla base di quanto esposto si invita codesto Comune a riesaminare la procedura posta in essere». Questo fu il pronunciamento dell’Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici dell’11 febbraio 2004 che non lasciava spazio a dubbi sui “fattori” che si erano “intersecati” nella vicenda, una delle tante che hanno contraddistinto la “cattiva-politica” locale. Il contenzioso tra Life Power e Comune di Molfetta assume contorni giuridici in concomitanza (casuale?) con i dissidi politici tra la Minuto e Azzollini (2008). Infatti, il decreto ingiuntivo n.33/88 ottenuto dal Comune in danno dell’Associazione Life Power (una specie di “spada di Damocle”) è dell’11 marzo 2008. L’associazione propose opposizione, il 6 giugno 2008, al decreto ingiuntivo che la obbligava a pagare al Comune l’importo di 155mila euro oltre accessori, quale ammontare di 7 rate semestrali (a partire dalla seconda rata del 2004 sino alla seconda del 2007), al netto di 20mila euro, ricavati escutendo il fideiussore, del canone di concessione dell’ impianto sportivo comunale. Il mancato versamento di quelle rate (2004/07) fu determinato dal mancato utilizzato da parte dell’associazione di un immobile interno all’area affidatale, accordato dal Comune in fitto ad un custode, la cui concessione sarebbe scaduta molti anni dopo rispetto al 2003. Insomma, nessuno si è fatto trovare per la notifica della sentenza e del precetto, neanche il presidente attuale (mutato “in corsa” tra il 2007 e il 2008). Ed è questa l’ulteriore, paradossale e ultima notizia su questa incredibile vicenda. Quando saranno versati i 110mila euro? Azzollini ha davvero conservato la sentenza nel cassetto? Chi ha usufruito dei campetti dal 2007 fino al 2011? I residui attivi relativi ai campetti ammontano a 294mila euro: saranno defalcati i restanti 184mila euro? Tra l’altro, questi 110mila euro sono posta contabile attiva e contribuiscono a determinare quei tanti sbandierati equilibri di bilancio, più virtuali che reali.

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