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CALCIO - Vietato l'ingresso al “P. Poli” ai giornalisti (solo di Quindici?)
06 novembre 2003

MOLFETTA – 6.11.2003 Ormai sta diventando una moda schizofrenica. Dopo la società di pallavolo che milita nel torneo di A2 maschile, anche il “Molfetta calcio” ha impedito l'ingresso allo stadio comunale “P. Poli” ad un redattore di “Quindici”. Per la gara interna con il Castellaneta il giornalista di “Quindici” si è presentato all'ingresso munito di regolare tesserino professionale. Gli addetti all'ingresso però, due tipi che lo stesso cronista non ha mai visto in otto anni di frequentazioni allo stadio, cortesemente comunicavano che la società aveva diramano la secca direttiva di far entrare solo gli agenti di pubblica sicurezza, tutti gli altri, quindi anche i giornalisti, dovevano passare dalla cassa per acquistare il relativo biglietto. Al giornalista non è rimasto altro che complimentarsi per lo stile della società prima di andare via. Che dire, speriamo che si sia trattato solo di un spiacevole malinteso. E' curioso che questo malinteso abbia riguardato solo noi di “Quindici”. Negare l'ingresso ad un operatore della comunicazione locale significa non avere la sensibilità anche democratica di riconoscere la valenza dell'informazione nella comunità. Quando si usa una struttura pubblica, nel nostro caso il”P. Poli”, nessuno deve sentire padrone al punto da limitare o impedire il diritto di cronaca di una manifestazione. Speriamo che l'episodio sia stato un caso fortuito e che non ci sia dell'altro sotto. Di fronte a questo episodio ci chiediamo come può l'amministrazione comunale concedere un impianto pubblico a una società che ne fa un uso antidemocratico e discriminatorio, permettendo l'ingresso solo a chi è simpatico? E' questa la gestione democratica della città o è forse un segnale della logica tutta fascista della destra che ha gettato la maschera? Mentre Fini cerca di legittimare il proprio partito, assumendo posizioni critiche verso il passato, i suoi rappresentanti a Molfetta si confermano succubi del sindaco, piegati ad ogni sua volontà, pronti solo ad alzare la mano a comando. Uno spettacolo veramente squallido e squalificante che certamente farà riflettere i suoi elettori, almeno quelli che si ritengono democratici o stanno facendo uno sforzo per diventarlo. In quanto alla società, occorre dire soltanto che il delirio di onnipotenza che prende qualche dirigente che fino a ieri era abituato agli angiporti della politica e della città, sta veramente superando il segno. Lo sport molfettese avrebbe bisogno di un'urgente opera di bonifica, per ricondurlo alle sane tradizioni del passato. Come “Quindici” respingiamo questa ennesima aggressione a un giornale che vuole essere libero e che non si è mai prestato a nessun gioco di parte, registrando sempre i fatti separati dalle opinioni (condivisibili o meno), che comunque vanno rispettate. L'alternativa è il regime, la fine della libertà di stampa e di parola. A qualcuno può far piacere. A noi, no e ci batteremo fino in fondo per quest'idea di libertà.
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