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Bloccata la raccolta “porta a porta” dei rifiuti al centro di Molfetta: un lettore scrive a “Quindici”
10 agosto 2016

MOLFETTA – Un lettore scrive a “Quindici” per proporre alcuni interrogativi relativi alla raccolta dei rifiuti “porta a porta”, lamentando discriminazioni fra cittadini delle diverse zone della città, per la mancata estensione del servizio anche al centro di Molfetta.

Ecco la sua lettera:

«Caro Direttore, sono un cittadino che paga regolarmente la tassa dei rifiuti e risiede nella zona di Levante di Molfetta, che è stata la prima ad essere coinvolta nel sistema di raccolta “porta a porta”.

Premetto che sono favorevole al servizio, anche se andrebbe migliorato, soprattutto aumentando la frequenza della raccolta dell’umido, mi chiedo come mai l’estensione ad altri settori della città e in particolare al centro, si sia fermata con la caduta della giunta di centrosinistra dell’ex sindaco Paola Natalicchio.

Come mai il presidente dell’Asm Antonello Zaza non ha continuato col completamento del servizio? E’ stato bloccato dal commissario prefettizio Mauro Passerotti e per quale motivo? Oppure Zaza ha raccolto gli umori negativi di quella parte della popolazione che non accetta tuttora il servizio e ha preferito soprassedere, lasciando la patata bollente al suo successore? A tal proposito, mi piacerebbe sapere come mai non vengono multati coloro che non si attengono alle regole del servizio? Ad esempio, basta fare un giro per la città nella tarda serata per vedere quanti hanno abbandonato l’uso dei mastelli, mettendo le buste della spesa con l’immondizia direttamente per terra come avveniva una volta e così i sacchetti restano “a disposizione” di cani e gatti.

Infine, vorrei esprimere il mio disappunto per la divisione di Molfetta tra cittadini di serie A e B, cioè quelli che godono o soffrono (a seconda delle opinioni) del servizio di raccolta “porta a porta”, e quelli che continuano col metodo tradizionale che il sen. Antonio Azzollini e il centrodestra vorrebbero ripristinare, soprattutto riproponendo i cassonetti nelle strade e aumentando così le tasse dei cittadini.

Qualche sera fa ho fatto una passeggiata a Bisceglie per vedere il sistema “misto” adottato in quel Comune, sistema che piacerebbe a qualcuno di Molfetta, ma che si rivela fallimentare: si vedono mastelli condominiali, accanto ai quali ci sono sacchetti dell’immondizia per terra e cassonetti stracolmi di rifiuti a poca distanza, nei quali viene gettato di tutto, perfino i materassi.

Uno schifo totale, come si vede dalle foto che allego. E’ questo il sistema che si vuole adottare a Molfetta, con un ritorno indietro di anni? Mi auguro che ci siano delle risposte da parte del commissario Passerotti e del presidente Zaza. Grazie e cordiali saluti».

Fin qui la nota del cittadino lettore di “Quindici”, alla quale aggiungeremmo qualche considerazione e interrogativo: come mai i “controllori” che dovevano verificare la correttezza dell’uso della differenziata porta a porta, pur essendo stati selezionati non sono mai stati utilizzati? Per mancanza di fondi? Forse, come spesso avviene in qualche pubblica amministrazione, vengono pagati, ma non sono operativi?
Perché non scattano le famose sanzioni, che sarebbero un deterrente per cittadini indisciplinati o che resistono ancora all’adozione del servizio, preferendo recarsi nella zona vicina, non servita da “porta a porta”, per depositare l’immondizia nel cassonetto della indifferenziata, cassonetti sempre stracolmi e puzzolenti? Perché ci sono ancora i cassonetti al lungomare? Perché non vengono sanzionati coloro che utilizzano ancora le buste di plastica al posto dei mastelli (vedi foto)?

Ci auguriamo che il presidente dell’Asm, Antonello Zaza, che ricordiamo svolge una funzione pubblica e quindi risponde ai cittadini, sia in grado di fornire le risposte agli interrogativi del lettore e della redazione di “Quindici”: ne va della sua credibilità amministrativa e politica.
Stesso invito rivolgiamo al commissario straordinario Passerotti, augurandoci sollecite risposte a questi legittimi quesiti dei cittadini.

© Riproduzione riservata

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Credo anch'io che il problema di tutto sia solo e solamente culturale. Tutto quello che si scrive sono pensieri personalissimi che non portano da nessuna parte, dispute da bar dello sport. - Che cos'è la cultura? E' una parola che si è usata, si usa e della quale si abusa spesso, senza che nessuno abbia più il coraggio di misurare che cosa significhi e che cosa sia oggi fare cultura. Normalmente si crede che cultura sia, settorialmente, fare scienza, arte, medicina, cinema, filosofia, queste secondo le definizioni assolutamente parziali della cultura in cui viviamo, per cui ci sarebbero alcuni privilegiati addetti a proporre agli altri questa loro conoscenza, lo sviluppo di questa conoscenza nei vari settori. Il resto dell'umanità, quello che lavora, studia va in fabbrica, la donna che sta a casa, la madre , il padre, il prete, il maestro, non farebbe cultura. Se cultura fosse ciò, si assisterebbe ad una separazione che è contro il principio stesso di cui di è parlato all'inizio, che vivo, proprio per sua natura, proprio perchè Dio vi ha messo il suo sigillo, in ogni uomo. Cultura è la forma, non in senso estetico ma intesa proprio nel significato biblico, cioè la forma creata, che assume in un determinato momento della storia la conoscenza e la coscienza religiosa, perchè non può essere altrimenti che religiosa, dell'uomo. In questa definizione, una madre, un padre che realizzano la propria famiglia, un operaio che lavora, se viene data loro la coscienza o la conoscenza dell'essere madre, padre, operaio, se non si compie su di loro l'azione terroristica di considerarli in uno stato subalterno, creano veramente la forma di vita, fanno cultura, esattamente come un letterato, un giornalista, con la stessa dignità. Non esiste la possibilità di separare, nel peso, nel valore, nella grandezza, la forma che un operaio dà della propria coscienza d'essere operaio e di come svolge questo suo atto di cultura, dalla coscienza che un romanziere ha dello scrivere un romanzo. Nel momento in cui uno dei due si crede determinato in questa forma totale che è la cultura ...dalla coscienza che un romanziere ha dello scrivere un romanzo. Nel momento in cui uno dei due si crede determinato in questa forma totale che è la cultura, si opera una prima lacerazione, un primo atto di terrorismo. Le differenze sono le voci diverse di un unico coro. La definizione di cultura che ho dato può sembrare nuova, inedita credo che sia rivoluzionaria nel senso della speranza. Lo dico non per accontentare tutti, ma perchè credo che cultura sia scrivere un libro come crescere i figli, come si va in chiesa o come non si va, come ci si mette davanti alla televisione o come si legge un giornale. Cultura è la forma di tutte le ore, di tutti i giorni, i mesi, gli anni della nostra esistenza, sentita come rapporto di comunione, come rapporto totale di uomini che sono chiamati a costruire la loro storia, il tessuto di speranza e non il non senso di lacerazione e di una disperazione. (Giovanni Testori)






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