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Bari, il Ferrhotel occupato: emozioni e passioni nella lotta per la dignità
01 novembre 2009

BARI - Forse sarebbe bello ricominciare ad ascoltare i racconti, le narrazioni degli individui in carne e ossa. Quelli che si muovono nelle nicchie della storia, quelli costretti a vivere nei margini lasciati fuori dalla storiografia ufficiale.
Gli spazi grigi, i più bui, in cui le persone devono sacrificare ogni residuo della propria essenza pur di preservare la propria esistenza. Forse, l'ascolto di quelle storie stimolerebbe l'immaginazione narrativa che ci porta a cambiare il nostro punto di vista, o almeno a relativizzarlo, a confrontarlo con condizioni mutate, scenari rovesciati, deturpati dalle logiche del nostro sviluppo, che irrimediabilmente scivola nel suo contrario.
Ci si ritrova trascinati in labirinti desolanti, in cui la ricerca di un senso si fa disperata, fino a lasciarsi abbandonare al baratro dello sconforto, all'irrazionalità della disperazione. Quella che ci fa perdere il motivo di ogni azione, per la quale non riusciamo più a cogliere il significato degli oggetti, dei fatti, degli accadimenti. Si cade in un mondo che non è più nostro, e che ci impone guerre, fame, freddo, immergendoci in relazioni estranee, incomprensibili.
Eppure, il solo fatto di esserci, rende quel mondo un prolungamento di chi è costretto a viverci, a ricercare in esso l'oggetto dei propri bisogni o il varco per una via di fuga. Per sperare in un nuovo mondo in cui possa rivivere l'umanità in ogni individuo, in cui ogni stimolo, ogni sentimento, la vita intera, non si perdano nell'estenuante corsa alla sopravvivenza. E' la stessa corsa che avevano intrapreso i cinquanta ragazzi somali che in questi giorni stanno combattendo per un posto dove dormire, ma soprattutto perché quella vita non venga loro portata via ancora una volta. Sono giorni strani, quelli che stanno vivendo, con l'occupazione del Ferrhotel, a Bari. Un sentimento nuovo sta animando la loro voglia di fare. Questa volta non sono soli, e sono i protagonisti. Gli individui e le associazioni, raccolti attorno alla Rete Antirazzista, sono lì per loro, si stanno impegnando per loro. Significa che quel valore negato alla loro vita, per mesi di fame e di freddo, per qualcuno ha un senso.
E, forse, già alla manifestazione di Roma, il 17 Ottobre, qualcosa nei loro animi stava cambiando. Tutta quella gente, quella voglia di combattere per loro, insieme a loro. Non c'erano barriere né visi storti. C'era tanta gente di origine diversa, insieme, con gli stessi mezzi per opporsi  al razzismo e alla politica che lo legittima. Per opporsi ad un Paese che si alimenta del sacrificio della vita, pur di dare un oggetto ai propri bisogni alle proprie paure.
Non è mai stato difficile trovare nemici a noi vicini, per materializzare il malcontento economico e finanziario. Basta il diverso, il non familiare, ad incarnare i tratti dell'Altro, di chi ha la nostra stessa umanità, certo, ma impura. Sporca, ladra, brutta, cattiva. Nessuno mette in dubbio il fatto che siano persone, esseri umani, ben inteso. Per questo quando si parla di razzismo tutti sembrano sorpresi. Ma è pur sempre un altro "tipo" di persona. E questo basta a farne la ragione di ogni male, di ogni pericolo, di ogni crisi. Persino le analisi economiche, che tanto valgono nel sistema attuale, perdono di importanza di fronte al pericolo dell'estraneo, di chi nasconde il grigiore della propria natura dietro il nero della pelle. A Roma invece, quel sabato, tutto era talmente spontaneo da sembrare quasi strano.
Ognuna di quelle persone ha ancora una dignità per qualcuno. Quegli uomini,di origine lontana, lì in corteo, erano ancora degni di essere scoperti, nei loro tratti irripetibili, nell'universo di esperienze e di stimoli che fanno la stoffa dei ogni persona. Erano a Roma, quel giorno, molti dei ragazzi che il giorno seguente avrebbero occupato il Ferrhotel.  E in questi giorni continuano a ripetere di essere felici. Hanno dei letti, un posto chiuso dove dormire e ripararsi dal freddo, dopo mesi passati per strada. Uno di loro ci dice che da sette mesi era costretto a dormire sulle panchine. Pochissimi conoscono l'italiano, e questo lo dicono quasi con rammarico. E' stato l'impedimento più grande, infatti, nella ricerca di un lavoro. 
Sono sfuggiti alla guerra e alla fame del loro Paese, rincorrendo la salvezza. Hanno percorso chilometri di paura e di speranza, pur di cercare altri esseri umani, che capissero il dolore di chi è costretto a vivere su un filo sottile, fra la sopravvivenza e la morte. Ci sono dei tratti costitutivi e accomunanti che permettono all'uomo di immedesimarsi nella situazione di un altro uomo. Ma questa fondamentale capacità resta chiusa negli schemi paradigmatici dominanti. E' molto più semplice farsi dipendere da condizioni già strutturate che avventurarsi nella rischiosa ambiguità della scelta. Così non c'è più spazio per l'immaginazione, per l'empatia. Questi stranieri sono venuti qui, e sono loro i responsabili dei furti, dell'imbarbarimento dei costumi, degli stupri, della riduzione dei posti di lavoro. Ecco perché la clandestinità è un reato, e gli immigrati devono essere puniti con la violenza nei centri di identificazione ed espulsione, i lager dei nostri giorni.
Già  lo scorso luglio, il presidente della comunità somala, Mohammed Abdi Nasir, fu aggredito da un conducente dell'autobus della linea urbana n.1 dell'Amtab, il quale non voleva farlo salire sul mezzo. Hanno girato per agenzie, industrie, supermercati, cantieri, alla ricerca di un posto di lavoro. La domanda era sempre la stessa, "conoscete l'italiano?" e alla risposta negativa seguiva il rifiuto. Al Ferrhotel manca la luce, ora anche l'acqua. Resta l'entusiasmo di stare insieme, di sentirsi finalmente compartecipi e protagonisti di qualcosa. Il Ferrhotel, uno stabile abbandonato di proprietà delle ferrovie, costituisce oggi l'unico mondo in cui ognuno di quei giovani somali avrebbe voluto vivere. Un mondo in cui ciascuno viene considerato come un fine in sé, con le sue gioie, le sue passioni. Il Ferrhotel ci aiuta a vivere il sapore della diversità. Quella ricca, indispensabile. Dove tutto sembra essere dimenticato, sta iniziando una nuova storia. Quella di ognuno di noi.

Autore: Giacomo Pisani
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Bari, i somali restano nel Ferrhotel potranno avere acqua e elettricità BARI - Possono restare nel Ferrhotel di Barii circa 50 cittadini di nazionalità somala, ai quali è già stato riconosciuto lo status di rifugiato politico, che la scorsa notte hanno occupato la struttura nei pressi della stazione centrale (già usata in passato come dormitorio per i senza fissa dimora) per ripararsi dal freddo. Tra qualche giorno potranno avere dal Comune anche acqua e energia elettrica. La decisione è stata presa poco fa al termine di un incontro, alla prefettura di Bari, tra il viceprefetto Donato Cafagna, alcuni rappresentanti della 'Rete Antirazzistà di Bari – che ha sostenuto i somali all'arrivo della polizia, in mattinata al Ferrhotel – la deputata del Pd Cinza Capano e l'assessore alle Politiche giovanili del Comune di Bari, Fabio Losito. Il Comune metterebbe anche a disposizione per l'accoglienza circa 150.000 euro di fondi che non ha utilizzato lo scorso anno: è necessario però il coordinamento tra Comune, Regione, prefettura e associazioni, al fine di stilare un piano preciso di spesa per i fondi da destinare alla solidarietà.- BARI, 19 OTT - Intanto, stasera al Ferrhotel la 'Rete Antirazzistà e l'associazione 'Comunità somalà di Bari si riuniranno in assemblea per discutere dell'immediato futuro degli immigrati. Tra il gruppo di somali, anche giovani neolaureati, una guovane coppia di sposi, e ragazzi che parlano più di una lingua: arabo, inglese e somalo. “Nel nostro Paese - raccontano gli stranieri – ci ammazzano, se non ci arruoliamo per fare la guerra: la notte abbiamo gli incubi, pensiamo che qualcuno verrà a riportarci indietro oppure che qualche bomba ci caschi sulla testa”. “A Bari – spiegano esponenti della 'Rete Antirazzistà – al momento servirebbero circa 100 posti letto per i senza tetto. Non ci sono solo gli immigrati che non sanno dove dormire, ma sono molti anche gli italiani, e i baresi in particolare, che dormono per strada”. http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM...DNotizia=276859
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