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Badanti, cresce il loro impiego anche a Molfetta Si occupano dell'assistenza alle persone non autosufficienti
15 aprile 2005

La popolazione di Molfetta diventa sempre più anziana, si moltiplica in città il numero delle persone non completamente autosufficienti che hanno bisogno di assistenza e nel contempo diminuisce il tempo che le famiglie riescono a dedicare alla cura dei loro “vecchi”. Per queste ragioni, ormai da qualche anno, un vero e proprio esercito di “badanti”, invisibile quanto numeroso, ha cominciato ad inserirsi nelle famiglie molfettesi per supplire a quei compiti di assistenza che esse non sono più in grado di garantire. Per il linguaggio asettico dei rapporti sociologici le operatrici private dell'assistenza, chiamate “badanti” soprattutto se straniere, sono “lavoratrici del settore familiare” e si occupano essenzialmente della assistenza alle persone non autosufficienti. Sono donne provenienti in gran parte dall'Albania, dai paesi dell'est europeo, e dalle repubbliche ex sovietiche ma anche dalle Filippine e dal Sud America, alle spalle hanno storie diversissime che, però, hanno tutte come minimo comune denominatore il bisogno di racimolare uno stipendio, anche modesto, per garantire a se stesse e alle loro famiglie una vita più dignitosa. Le condizioni occupazionali di queste lavoratrici variano molto da caso a caso: da una parte ci sono quelle più fortunate che sono state regolarizzate con la sanatoria seguita all'approvazione della legge Bossi-Fini e che godono delle garanzie, pur molto limitate, imposte dal contratto collettivo delle collaboratrici domestiche, dall'altra ci sono quelle che vivono la drammatica condizione della clandestinità e che lavorano a nero. Alcune famiglie trattano le loro “badanti” molto bene, assicurano loro delle discrete condizioni di vita e di lavoro, le integrano nel contesto famigliare che spesso è caratterizzato dalla coabitazione, all'interno della stessa casa, delle diverse generazioni che compongono la famiglia. Altre volte queste lavoratrici sono costrette a lavorare tutto il giorno, hanno pochissime ore libere alla settimana, sono sottopagate e vivono una condizione che molti hanno definito di “nuova schiavitù”. Spesso l'unico canale di cui le “badanti” nostrane dispongono per trovare lavoro è costituito dalla rete del passaparola che si sviluppa spesso anche all'interno delle stesse comunità di connazionali alle quali queste donne appartengono. Pochi dei datori di lavoro italiani sono disposti ad ascoltare queste lavoratrici che ormai svolgono una funzione sociale che diventa sempre più importante per l'intera comunità e a pochi interessano le storie personali e i bisogni di queste donne: talvolta si sceglie una collaboratrice famigliare straniera per pagarla poco, farla lavorare tanto e disinteressarsi delle sue esigenze. Anche le istituzioni pubbliche paiono poco attente ai problemi delle collaboratrici famigliari italiane e straniere: non esiste un contratto collettivo che riguardi questa specifica categoria di lavoratrici e un disegno di legge teso ad introdurre “nuove disposizioni in materia di prestazioni economiche di malattia e di tutela della maternità a favore di persone addette ai servizi domestici e familiari” è da tempo fermo in Parlamento. Anche il Comune di Molfetta pare latitante rispetto alle questioni poste dal continuo aumento delle “badanti” che operano nel territorio cittadino. Mentre tanti Comuni italiani hanno messo in piedi progetti tesi a supportare le lavoratrici del settore familiare ed è nato persino un sito dedicato alle badanti del Lazio (www.badantilazio.it) l'amministrazione comunale pare semplicemente ignorare il fenomeno e le sue implicazioni sociali. Per tentare di rompere il silenzio assordante che su questo tema proviene dal palazzo di città ci sentiamo di proporre all'attenzione agli amministratori cittadini, che purtroppo giurano di non leggere i giornali, un progetto fortemente innovativo portato avanti dal Comune di Roma che ha deciso di pagare parte dei contributi Inps delle “badanti” al posto degli anziani, che in cambio lasceranno frequentare ai loro “angeli custodi” dei corsi di formazione, gratuiti, organizzati dal Comune. Nell'ambito dello stesso progetto è stato previsto che nei giorni in cui le “badanti” saranno a lezione, il Comune si preoccuperà di sostituirle a sue spese rivolgendosi a cooperative accreditate. Una iniziativa semplice che ha già riscosso grande favore tra i diretti interessati e tra le famiglie delle persone non autosufficienti. Francesco Dell'Olio francesco.dellolio@quindici-molfetta.it
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