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Azzollini replica a Favuzzi sulla legalità “La sua è solo bassa cucina politica”
20 maggio 2006

MOLFETTA - Ha atteso ventiquattr'ore il sen. Antonio Azzollini (nella foto), candidato sindaco della Casa delle Libertà, per rispondere alla dura presa di posizione del presidente della locale sezione dei Ds, Mimmo Favuzzi, che, ieri, aveva stigmatizzato le parole con le quali il parlamentare di Forza Italia, nel corso di un confronto organizzato dall'Associazione Avvocati di Molfetta, aveva invitato i magistrati “a lavorare e non a parlare in convegni e conferenze”. “Forte è la tentazione – recita il comunicato stampa diramato nel pomeriggio dalla segreteria del sen. Azzollini – di rispondere al dott. Favuzzi con il linguaggio da trucido che ha usato nel suo commento sulle mie dichiarazioni in ordine alla legalità. Ma l'importanza del problema merita una risposta più accurata. Innanzitutto – prosegue il candidato sindaco del centrodestra – mostra il dott. Favuzzi di non sapere che la legalità è un prerequisito della politica. Per me infatti, non so per lui, ogni azione di un politico ha la legalità non come limite ma come ispirazione della propria azione”. Ma il sen. Azzollini conferma il suo parere in merito alla questione-legalità nella nostra città: “Ribadisco che a Molfetta, per fortuna, non c'è una emergenza illegalità. Ci sono episodi ed essi, naturalmente, vanno colpiti dalle forze dell'ordine e perseguiti dalla Magistratura. Ma la grande maggioranza della città è fatta di cittadini onesti, intelligenti e laboriosi che puntano allo sviluppo della propria città e che temono che ingiustificate e pretestuose generalizzazioni possono colpire il prestigio e l'onore della città”. “Quanto ai magistrati, – prosegue la nota del candidato sindaco della Casa delle Libertà - ho detto e ripeto, il loro compito è determinato dalla Costituzione. Devono fare il loro doverre al fine di accertare dopo un legittimo processo la verità sui fatti reati. La sociologia è maglio che la facciano i sociologi. Proprio gli esempi luminosi – il Generale Dalla Chiesa e il dott. Borsellino – sono la prova di quanto affermo. Sono stati colpiti perché facevano il loro dovere e non perché rilasciavano dichiarazioni. Anzi la riservatezza di entrambi era proverbiale”. “Il dott. Favuzzi, pertanto – conclude Azzollini – eviti di strumentalizzare esempi luminosi per la sua bassa cucina politica. Il livore non mi appartiene e pertanto non merita considerazione”.
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