Archiviata la vicenda giudiziaria denominata “Appaltopoli” per l’ex sindaco di Molfetta Tommaso Minervini, l’ex assessore Caputo e altri indagati
L'ex sindaco Tommaso Minervini
MOLFETTA - Si chiude con l’archiviazione, dopo anni di indagini, la vicenda giudiziaria denominata “Appaltopoli”, l’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Trani nel 2020 su presunte irregolarità nell’affidamento e nella realizzazione di alcune opere pubbliche a Molfetta.
A mettere la parola fine al procedimento è stato il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, dott.ssa Marina Chiddo, che ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dalla stessa Procura. Il procedimento riguardava complessivamente l’ex sindaco Tommaso Minervini e altre persone, tra amministratori, dirigenti comunali, professionisti e imprenditori.
L’indagine aveva portato nel registro degli indagati anche l’allora assessore ai Lavori pubblici Mariano Caputo (poi dimessosi), il dirigente comunale Alessandro Binetti e l’ex segretario generale del Comune Irene Di Mauro.
Per l’ex primo cittadino erano state formulate tre ipotesi di turbativa d’asta. Gli episodi riguardavano l’affidamento dei lavori di riqualificazione di piazza Moro, alcuni interventi nell’area dell’ex cementificio e l’incarico relativo al monitoraggio ambientale collegato all’appalto per la realizzazione del nuovo porto.
La posizione dell’ex sindaco
Nel provvedimento di archiviazione il Gip dedica particolare attenzione alla posizione di Tommaso Minervini, ritenendola profondamente ridimensionata rispetto all’impostazione iniziale dell’indagine.
Un passaggio considerato significativo è quello relativo all’interrogatorio dell’ex sindaco del 18 giugno 2021. In quella circostanza, secondo quanto riportato nel provvedimento, Minervini avrebbe fornito elementi tali da far emergere dubbi sulla sua effettiva responsabilità, sia rispetto ai profili di illegittimità contestati per i lavori di piazza Moro, sia soprattutto sull'eventuale esistenza di un accordo illecito con gli altri soggetti coinvolti nel procedimento.
La ricostruzione fornita dall'ex primo cittadino, inoltre, viene ritenuta non inverosimile dal giudice. Secondo tale versione, il provvedimento sarebbe stato adottato per rispondere all'interesse pubblico di procedere rapidamente con la realizzazione dei lavori, senza la volontà di alterare la gara o favorire l'impresa poi risultata aggiudicataria.
Anche per gli interventi nell’area dell’ex cementificio, l’elemento dell’urgenza avrebbe avuto un peso nella valutazione giudiziaria. In particolare, la necessità di mettere in sicurezza le ciminiere non avrebbe consentito di ravvisare, nella condotta dell’ex sindaco, quell’elemento intenzionale necessario per configurare il dolo.
Nessun coinvolgimento consapevole per l’ex segretario generale
Il provvedimento prende in esame anche la posizione di Irene Di Mauro, all’epoca segretario generale del Comune di Molfetta.
L’ipotesi iniziale nei suoi confronti era legata alla necessità di verificare se vi fossero state omissioni nell’esercizio delle funzioni di garanzia e controllo proprie del suo incarico.
Le successive attività investigative, tuttavia, non avrebbero documentato un suo coinvolgimento nella vicenda sotto il profilo della volontà e della consapevolezza. Al contrario, secondo il Gip, sarebbero emersi elementi che testimoniano l’attività svolta dalla Di Mauro proprio nell’esercizio delle funzioni di controllo su alcuni dei procedimenti amministrativi finiti sotto esame.
Da qui la conclusione che non vi siano elementi per ritenere una sua partecipazione consapevole alla realizzazione del presunto disegno criminoso.
Un’inchiesta che aveva scosso Palazzo di città
L’inchiesta era partita nel 2020, in una fase particolarmente delicata per Molfetta, segnata dall’emergenza sanitaria e dalle difficoltà amministrative e organizzative legate alla pandemia.
L’attenzione della Procura si era concentrata su una serie di affidamenti e procedure riguardanti importanti interventi pubblici cittadini. Nel corso dell’indagine erano finite sotto esame le condotte di amministratori, dirigenti comunali, professionisti e rappresentanti di imprese.
Il procedimento aveva avuto un forte impatto sul dibattito cittadino anche per il coinvolgimento diretto dell’allora sindaco e di esponenti dell’amministrazione comunale.
Con il provvedimento del Gip si conclude ora, sul piano giudiziario, una vicenda che aveva alimentato per anni interrogativi sulla gestione di alcune importanti opere pubbliche della città.
L’archiviazione riguarda, oltre a Tommaso Minervini, altre 18 persone: Mariano Caputo, Irene Di Mauro, Alessandro Binetti, Michele Pansini, Patrick Atena, Riccardo Di Santo, Andrea Ladogana, Gianluca Loliva, Paolo Zaccuri, Pietro Paolo Paparusso, Liberato Fabio Cesario, Nicola Falco, Massimo Guido, Giuseppe Mascolo, Michele Massimo Visceglia, Michele Ieva, Giacomo Caputo e Vincenzo Balducci.
Si chiude così un’inchiesta che, fin dal suo avvio, aveva posto sotto la lente della magistratura alcuni importanti procedimenti amministrativi del Comune di Molfetta. L’archiviazione sancisce il venir meno delle contestazioni penali oggetto del procedimento nei confronti delle persone coinvolte, sulla base degli elementi emersi nel corso delle indagini.
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