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“Appaltopoli”, terremoto sul Comune di Molfetta: 16 arresti, 41 indagati fra cui il sindaco Minervini
15 giugno 2021

Si è abbattuta come un terremoto sul Comune di Molfetta l’inchiesta denominata “Fantasia al potere”, ma per tutti è “Appaltopoli”: 16 persone arrestate di cui 6 ai domiciliari, 41 indagati (34 persone fisiche e 7 società). Indagato anche il sindaco Tommaso Minervini con l’accusa di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Queste le persone arrestate in carcere a Trani: Mariano Caputo, 52 anni, ex assessore ai Lavori Pubblici dal 2017 al 2020 (aveva ricoperto lo stesso incarico dal 2008 al 2012 con il sindaco Antonio Azzollini), l’ex consigliera comunale di Forza Italia, Anna Sara Castriotta (34), il funzionario comunale Orazio Lisena (55) e 7 imprenditori e progettisti: Riccardo Di Santo (39), Andrea Ladogana (33), Valerio Di Gregorio (50), Domenico Tancredi (39), Paolo Conforti (36), Francesco (34) e Pasquale Ieva (45). Questi gli arrestati a cui sono stati concessi i domiciliari: Vincenzo Manzi (56) presidente della commissione di gara di uno degli appalti “pilotati”, cinque tra imprenditori e dipendenti delle aziende coinvolte: Francesco Sancilio (62), Mauro Giancaspro (42), Michele Palmiotti (70), Maurizio Bonafede (50) e Vito De Robertis (63). L›inchiesta giudiziaria è stata coordinata dai pubblici ministeri Francesco Tosto e Francesco Aiello, con la supervisione del procuratore Renato Nitti, al vertice della Procura di Trani. Questi I reati contestati a vario titolo: turbativa d’asta, corruzione, falso, depistaggio e peculato. L’inchiesta riguarda gli appalti per i lavori di rifacimento di piazza Aldo Moro, interventi alla sede della ex cementeria, lavori stradali e quelli per il servizio di monitoraggio delle acque del porto. Secondo la Procura di Trani tra luglio 2018 e agosto 2020 il Comune avrebbe proceduto indebitamente agli affidamenti diretti senza fare le gare, favorendo imprenditori “amici”, in cambio di denaro e favori. Il procuratore della Repubblica Nitti ha spiegato in una conferenza stampa al Comando della Guardia di Finanza di Barletta che esisteva un sistema che si reggeva su accordi di corruzione con i quali «svariati appalti pubblici sarebbero stati affidati da pubblici ufficiali “compiacenti”, ad una cerchia di imprenditori, in cambio di denaro e altre utilità, smartphone, pc e lavori». Il blitz dell’8 giugno è la conclusione di una complessa indagine di polizia giudiziaria, svolta dalla Tenenza della di Molfetta, al comando del tenente Salvatore Mercone, con l’esecuzione di appostamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali: circa 70 le utenze telefoniche intercettate, sono state realizzate anche numerose riprese video e audio, attività di osservazione e pedinamento, perquisizioni locali e sequestro di documentazione e materiale informatico. Il procuratore Nitti nella sua conferenza stampa ha messo in evidenza come funzionasse il sistema di corruzione: l’imprenditore di turno, una volta salito a bordo dell’auto del funzionario arrestato, senza parlare, lasciava la busta con i soldi all’interno del vano portaoggetti o nelle mani del medesimo». L’operazione non si è fermata neppure durante il primo lockdown nazionale. Da queste indagini derivano le accuse: tentato peculato, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, traffico di influenze illecite, turbata libertà degli incanti e anche turbata libertà

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