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Antonio Azzollini: primo atto, avviare i lavori del porto INTERVISTA. I progetti dei 100 giorni del nuovo sindaco
15 giugno 2006

L'intervista al nuovo sindaco, Antonio Azzollini, è stata fatta a caldo, quando rimanevano ancora da scrutinare alcune sezioni, ma la vittoria era già inequivocabile. Primo cittadino da pochi minuti, quindi, ma il senatore è sembrato già avere le idee chiare sul suo futuro di amministratore della città. Avvertiamo un certo imbarazzo, come dobbiamo chiamarla: senatore o sindaco? “Sono due titoli che mi onorano entrambi, lascio la scelta ai cittadini. A Molfetta sono per tutti Antonio e tale rimango, anche dopo oggi”. Ci dica la verità, solo qualche mese fa credeva possibile diventare il prossimo sindaco di Molfetta? “No! Non ci pensavo ed è noto. Allora avevo candidato Tommaso Minervini sindaco, volevo ripetere l'esperienza degli ultimi cinque anni ed ero pronto a condividere la conduzione della città con tutta la squadra. Lui, ad un certo punto, scelse un'altra strada, io ho sentito la responsabilità di tenere unito il centro destra, di coinvolgere quanta più gente possibile e questo poi mi ha portato alla vittoria”. Qual è stato l'elemento vincente della sua campagna elettorale? “Credo ci siano tre elementi di fondo. Primo, la chiarezza programmatica e la direzione che intendo imprimere allo sviluppo della città. Due, ciò che ho già fatto e che adesso con grande impegno e assieme a tutta la mia squadra, continuerò a fare e, infine, le tante persone che assieme a me hanno condiviso un modo di sentire. Tutto questo ci ha portato alla vittoria, una bella vittoria”. Cosa risponde a quanti le dicono che diventando sindaco, ha concentrato troppo potere nelle sue mani? “La questione non è il troppo potere, sono piuttosto preoccupato della tanta responsabilità che ho; ma so di avere spalle resistenti e forti per poterle sostenere e soprattutto di avvalermi di una grande squadra, che mi aiuterà a farlo, per cui, se posso dire, questa fatica sarà lieve per noi, perché la affronteremo con responsabilità, ma anche con tanto entusiasmo”. Come immagina Molfetta fra cinque anni, alla fine del mandato che inizia oggi? “La immagino come la più bella e la più produttiva delle città che conosco, mi impegnerò al massimo perché ciò divenga vero. Mi auguro che a Molfetta sia bello viverci, spero il lavoro comincerà di nuovo a riaffluire in maniera importante e che i servizi siano il più possibile efficienti e vicini ai cittadini. E poi che sia bella. Per quel che mi riguarda, darò alla mia città lo slogan Una rinascita nella libertà”. Quali, fra le forze politiche che la sostengono, saranno quelle su cui farà più affidamento? “Conterò e saranno miei collaboratori tutti coloro appartengono alle forze della coalizione che mi hanno sostenuto al primo turno, ma terrò conto anche degli accordi politici che ho fatto in vista del ballottaggio, sono abituato a mantenere la parola data”. Quale pensa sia stata la carta vincente rispetto al suo antagonista ed al centrosinistra? “Insisto, credo le motivazioni che ho dato alla gente che mi ha sostenuto. Ci sono tanti che nella città sono considerati legati a me chissà da cosa, dal potere, dicono; non è vero, a tenerci assieme è l'entusiasmo reciproco, il convincimento che assieme possiamo fare molto per Molfetta. Questo è il punto di fondo. La gente non ha creduto alla storia delle mani sulla città. Non sono un uomo solo, ma un uomo per gli altri e con gli altri, è questa la cifra della mia vittoria”. Ha già un'idea sui futuri assessori? “Ho già tutto chiaro, saranno dieci. Nella scelta terrò conto dei partiti e della loro cifra. Posso assicurare che ci saranno anche delle donne”. Il suo primo atto amministrativo? “Domani andrò in Comune e dirò che devono esser pronti a riorientarsi verso gli indirizzi nuovi dell'amministrazione, perché anche questo sarà un atto importante: il grande coinvolgimento della macchina amministrativa. In senso strettamente amministrativo darò disposizione immediata di formulare il bando per l'appalto dei lavori al porto. Si deve recuperare il tempo perduto. Nella sua mente, al mattino, cosa si presenteranno prima alla mente, i problemi del sindaco o quelli del senatore? “L'incarico da sindaco non sarà scisso da quello da senatore, ogni mattina mi sveglio come sindaco e come senatore; ogni mattina avrò l'assillo di quello che debbo fare per la mia città. Quando sarò a Roma, penserò sempre a quale ministero dovrò andare, a quale ufficio dovrò rivolgermi per la mia città. Quando sarò a Molfetta, penserò a quello che debbo fare a Roma. Non si scinderanno le due cose, sono un continuum nella mia mente”.
Autore: Lella Salvemini
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