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Amore e psiche, spettacolo teatrale avvincente all'Odeon di Molfetta
18 gennaio 2010

MOLFETTA - Una storia d’amore intensa, ma resa magica dal fascino del mito e della favola, forse la più celebre delle Trasformazioni di Apuleio, riletta in una chiave che sa spaziare tra l’antico e il moderno.
Si tratta dello spettacolo Amore e Psiche, tenutosi sabato 16 presso l’Odeon, in occasione dell’assemblea d’istituto del Liceo Classico L. Da Vinci, in mattinata, e replicato in serata per il pubblico molfettese a cura del “Carro dei Comici”. La compagnia è quella romana de Le Vignacce, con regia di Silvio Peroni.
Ma lo spettacolo non è quello che ci si aspetta, il solito mito, una interpretazione più o meno fedele di una storia che almeno superficialmente tutti conoscono, quello che si svela all’aprirsi delle quinte.
Una scatola di vetro con le porte scorrevoli si rivela ben presto infatti essere l’unico espediente artistico. Con questo l’attrice, Terry Paternoster, gioca, scrive; è il suo scenario da cui entrare e uscire, ma anche la gabbia in cui dibattersi. Attrice di cui è impossibile non riconoscere fin dall’inizio le capacità artistiche, ma che in un primo momento sembrerebbe solo una narratrice che introduce la vera rappresentazione. Tuttavia quest’ultima, al contrario delle aspettative, si riduce proprio a questo, un’unica attrice e un’unica scenografia: è il teatro della semplicità.
Una semplicità, però, solo apparente, che riesce a incantare, ricreando l’atmosfera ovattata di un sogno. Ma anche una semplicità evocativa, che lascia spazio all’immaginazione: ciò che appare di fronte ai nostri occhi non è altro che un gioco di luci e ombre, di chiari e scuri, accompagnato da una voce suadente e, a tratti, umoristica, ma le immagini ci sono, chiare e nitide, nella nostra mente.
Rimaniamo così suggestionati di fronte alla scene più drammatiche, che ci mostrano il pathos di una storia d’amore intensa, ma sospesa tra dubbio e fiducia. Ancora più drammatica diventa dunque la difficoltà di scegliere cosa seguire, se l’amore verso un marito sconosciuto di cui non conosce neanche il viso, o il consiglio delle sorelle, con cui, nella sua ingenua semplicità, Psiche si sente legata da un inscindibile affetto familiare.
Sorelle che la stessa attrice ben rappresenta con ironia e comicità, mettendo in scena un altro sentimento, l’invidia, che però finirà per portarle alla morte, quando, dopo aver volontariamente provocato la divisione dei due amanti e, dunque, l’inizio dell’odissea di Psiche, tenteranno vanamente di prendere il suo posto.
Ancora sarà in seguito interpretata la tenacia, la forza di Psiche, disposta a tutto per amore, per rimediare al suo terribile errore, anche a gettarsi nelle stessa braccia della dea superba, che la cerca bramando vendetta.
Ma il coraggio viene sempre premiato: e così ecco l’immancabile lieto fine che rompe l’incanto e risveglia dal sogno.

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Autore: Giulia Maggio
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