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Agron e Barbara operatori sanitari La bontà non ha colore della pelle
15 luglio 2018

Spesso si parla di migranti senza conoscerne la storia. Qualche politico sconsiderato semina odio e paura. Ma la realtà è anche diversa. Proviamo a conoscere queste persone, senza guadare il colore della pelle. Gli uomini sono tutti uguali anche nella sofferenza. L’accoglienza è un dovere, l’integrazione è una necessità. Agron Muçollari, di origini albanesi, operatore sanitario nella residenza protetta “San Gabriele” di Bari Da quanto tempo vivi stabilmente in Italia? «Mi trovo stabilmente in Italia dal 1992. Dall’ottobre del 1992 per la precisione». È stato facile, dal punto di vista umano e dal punto di vista burocratico, integrarsi nel nostro Paese? «Ho trovato più facile integrarmi in Italia dal punto di vista umano, specialmente grazie ai miei amici e alle persone che mi circondano. Per sentirsi completamente parte di una nazione è necessario impararne la lingua. Dal punto di vista burocratico l’integrazione è stata per me difficile, ma ritengo che lo sia anche oggi. Quando arrivi in un Paese nuovo nessuno sa chi sei e da dove vieni, nessuno conosce la tua storia e i tuoi affetti». Cosa puoi raccontare della realtà in cui sei inglobato, sia a livello personale sia a livello lavorativo? «Per raccontare la mia realtà devo riconoscere che l’inizio è stato molto duro, specie per l’apprendimento della lingua italiana. Ma l’esperienza risolve tutto: è necessario farsi conoscere, sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista professionale. Bisogna fare tante esperienze finché non si raggiunge il livello professionale cui sei giunto nel Paese dove hai compiuto gli studi». Attualmente si parla spesso relativamente alla questione dell’accoglienza dei migranti. Qual è il tuo pensiero a proposito, tenuto anche conto della tua esperienza? «Il mio pensiero va sempre dove c’è il bisogno. Nel mondo c’è molta gente che ha fame, che ha bisogno di essere aiutata e salvata. Per poi essere integrata. È questo, a mio parere, il compito dello Stato, che non deve mai abbandonare chi si trova in difficoltà». Barbara Mielniczuk, di origini polacche, infermiera nella residenza protetta “San Gabriele” di Bari. Da quanto tempo vivi stabilmente in Italia? «Vivo stabilmente in Italia da nove anni». È stato facile, dal punto di vista umano e dal punto di vista burocratico, integrarsi nel nostro Paese? «All’inizio è stato difficile integrarmi in Italia per via della complessità della lingua e per via della lontananza della mia famiglia. La situazione è migliorata con il tempo». Cosa puoi raccontare della realtà in cui sei inglobata, sia a livello personale sia a livello lavorativo? «Se la realtà in cui mi trovo è positiva è anche grazie al lavoro. Bari, insieme a tutte le persone che ho conosciuto qui, mi ha aiutato nella vita». Attualmente si parla spesso relativamente alla questione dell’accoglienza dei migranti. Qual è il tuo pensiero a proposito, tenuto anche conto della tua esperienza? «Abitando in un quartiere di migranti posso affermare che alcuni sono più integrati rispetto ad altri. L’integrazione non avviene allo stesso modo per tutti. Non bisogna generalizzare perché ci sono persone buone e cattive a prescindere dal colore della pelle». © Riproduzione riservata

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