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A volte ritornano. Manovre sotterranee e colpi di scena nel centrosinistra
15 marzo 2012

A volte ritornano, prima antologia di racconti horror di Stephen King. Oppure «Il ritorno dei morti viventi». Molfetta come il set di una commediazombi: attore co-protagonista, Tommaso Minervini e il suo noto psicodramma dei se, ma, forse, posso, non posso, essere o non essere. Per fare cosa? Il prossimo candidato sindaco di Molfetta. Non si sa bene se sia nato prima l’uomo politico o la sua irrefrenabile ansia di fare il sindaco, di essere “l’uomo della provvidenza” per Molfetta oltre ogni linea politica, programmatica, alleanza elettorale di centrodestra, di centrosinistra, di centro con un po’ di destra e di sinistra, con tutto e il contrario di tutto all’interno. Tutti sibilano il suo nome con tono sommesso, da confessionale, soprattutto “i sui fedeli vecchi tessitori”, all’opera da qualche tempo per “tagliare brandelli di stoffa” da destra e da sinistra con il fine “sartoriale” di ricucirgli l’abito politico di Arlecchino. Numerosi gli incontri segreti e trasversali, vere e proprie sedute spiritiche in cui rievocare lo spirito di una “alleanza di progetto”. Quali i contorni dell’Armata Brancaleone per consentire al funambolo della politica molfettese, in perenne precario equilibrio, tra destra e sinistra, di andare al ballottaggio? Indefiniti, come l’amletico personaggio. Serve, dunque, un “buon minestrone”, insipido, ma commestibile per gli elettori affamati di cambiamento dopo la “dittatura” azzolliniana, restaurando vecchie “cariatidi”, dissotterrando “scavi di Pompei”, riciclando quei personaggi politici che hanno gestito la cosa pubblica con listucole e listacce “fatte in casa”. Il gioco riuscì nel 2001 con lo slogan del “governo a rete”, una sorta di omologazione politica e antidemocratica che doveva portare Molfetta a uniformarsi a tutte le maggioranze (di centrodestra) da Roma in giù. Quella triste e funerea esperienza amministrativa si concluse con un aborto della democrazia, della ragione e della razionalità: nacque la prima giunta tecnica d’Italia - così fu dallo stesso definita, non si sa bene ancora oggi in base a quali parametri - che aveva nel suo seno un senatore della Repubblica e il segretario politico di Forza Italia. Nessuna meraviglia se Tommaso Minervini fosse costretto a denunciare (un film già visto tra il 2000 e il 2001) le congiure contro la sua persona, ordite dall’arcidiacono del centrosinistra locale, Guglielmo Minervini. Se, autocandidato a sindaco di Molfetta, fosse costretto ad abbandonare Sel e il direttivo provinciale di cui è membro su pressione di Nichi Vendola, ispirato dallo stesso Guglielmo Minervini che continua, invece, a puntare sull’homo novus Giovanni Abbattista. Anche se la sua campagna elettorale potrebbe essere macchiata e azzerata dalla parentela con l’ing. Rocco Altomare che il sindaco senatore Antonio Azzollini saprebbe come strumentalizzare, rinnegando il suo “adepto”. A quel punto, Tommaso Minervini potrebbe fondare l’ennesima lista civica, perno di un’alleanza amorfa, raschiando voti e pezzi di partito a destra e a sinistra. Operazione forse già in itinere, con il possibile distacco dalla “favela azzolliniana” di alcuni “malpancisti” (come Pietro Uva). Non è da escludere l’aggiudicazione all’asta di qualche professionista parcheggiato nel garage del centrosinistra (si preannunciano prossimi indipendenti). Forti sono le resistenze sull’investitura dell’Enrico IV locale nel Pd che, invece, sembra storcere il naso sulle primarie, terrorizzato proprio dalla possibile vittoria di Minervini. Ma, con questa politica attendista si rischia di restare indietro, nonostante le crepe ormai palesi nella maggioranza azzolliniana. Contando anche Rifondazione Comunista, potrebbero essere ben 4 i candidati sindaci a sinistra. Ma il corpo elettorale, pur di esorcizzare il “Terror Horribilis” di un sindaco ridotto a suo mero ologramma e di evitare il primo governo d’Italia del super vicesindaco con tutte le deleghe, potrebbe turarsi il naso sulla scheda elettorale e dare il secondo mandato per “causa di forza maggiore” a Tommaso Minervini. Anche se voci di corridoio riportano in auge il nome di Nino Sallustio, assessore con Guglielmo Minervini e candidato sindaco per il centrosinistra nel 2001, con un passo indietro di Abbattista e Minervini (quest’ultimo con una possibile “collocazione” regionale), per favorire questo candidato unico del centrosinistra (sempre se accetta). Il tempo si va restringendo. La sinistra accusa notevoli ritardi, se le dimissioni di Azzollini sono fissate per il prossimo ottobre- novembre, come stabilito dall’art. 60 del TUEL: «le cause di ineleggibilità non hanno effetto se le funzioni esercitate siano cessate almeno centottanta giorni prima della data di scadenza dei periodi di durata degli organi ivi indicati». La compagine azzolliniana, tra contusioni politiche, fratture amministrative e infarti giudiziari, sembra aver imboccato una strada: gli resta solo la consueta proliferazione di liste e circoli, spacciati per comitati elettorali. In alto mare il centrosinistra, arroccato in un’arca alla deriva e senza timoniere.

Autore: Nicola Squeo
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